LABORATORIO USN: IL CAMBIAMENTO PER IMITAZIONE

mani_nei_capelli_generica_0001Il mezzo fondamentale per accelerare il cambiamento sociale consiste nel fornire modelli da imitare. Poiché il rinforzo ricevuti da altri (dal modello) può facilitare il “modellarsi” sugli schemi del modello, gli schemi che si vuole fungano da esempi devono venire appropriatamente ricompensati per dimostrare agli altri i benefici delle “nuove pratiche”. L’imitazione, infatti, non è assolutamente in grado di produrre il cambiamento culturale come modificazione delle personalità inserite in un determinato ambiente, dal momento che il modello imitato rimane esterno. Infatti, per essere efficaci le abitudini sociali debbono essere profondamente radicate ed inconsce: da ciò dovrebbe logicamente conseguire che, operando a livello di coscienza, l’imitazione non può instaurare nuove abitudini socialmente efficaci. 

Questo processo è esemplare del modo in cui si possono creare nuovi individui, anche diametralmente opposti alla loro precedente “esistenza”, operando appunto non solo consciamente, il che risulterebbe inefficace all’obiettivo, ma soprattutto a livello inconscio attraverso processi come

1) la proiezione, cioè attribuzione al mondo esterno di elementi che non sono propri di tale mondo, ma traggono la loro origine dalla costituzione psichica dell’individuo proiettante e

2) l’identificazione, processo per cui un individuo vive in proprio una situazione paraspirituale esterna, realizzando una notevole coincidenza tra la propria attualità psichica e l’oggetto della sua identificazione.

Quindi l’interiorizzazione inconscia di modelli è la chiave per plasmare gli individui, in quanto “vivono” in relazione a quel modello, usufruendo aleatoriamente dei suoi vantaggi, creando un’ altra realtà che però mantiene e conserva caratteri aleatori.

Per raggiungere questo obiettivo però, c’è bisogno di una sorta di crisi in cui fa gioco forza la propaganda. Infatti ci sono due circostanza nelle quali la propaganda è una vera determinate, secondo lo psico-antro-sociologo Ross Stagner: in primo luogo quando sorge un nuovo evento per il quale la tradizione familiare o il privato interesse economico non offrono alcun giudizio evidente, e in secondo luogo quando condizioni di crisi hanno distrutto la nostra aderenza emotiva (e spirituale aggiungerei) all’opinione tradizionale.

Seguendo la logica quindi l’imitazione è per effetto distruttrice della tradizione o comunque di ciò che in precedente fungeva come perno a scapito quindi di quei fattori innati che compongono la spina dorsale di ognuno. Questo concetto è ancora più chiaro nel rapporto tra consumatore e prodotto: il consumatore infatti proietta sé stesso nel prodotto che acquista e tende ad esprimersi e comunicare con gli altri attraverso le sue scelte di consumo e queste divengono così quasi parte integrante della sua personalità  Avviene quindi la sostituzione fra il nuovo e il vecchio modello.

Come tutti i rapporti psichici anche quello tra consumatore e prodotto è regolato dal principio di costanza, donde la tendenza generale al comportamento abitudinario, cioè al comportamento che sulla base dell’esperienza passata promette di essere operativo anche per il futuro. Il principio di costanza mira, appunto ad un equilibrio, in questo caso solo apparente o aleatorio, psichico o comunque generale.

Come se nel momento del bisogno, la cura del consumatore è il prodotto stesso che, soltanto momentaneamente e inoltre allucinatoriamente, gli permette di ristabilire l’equilibrio. Proprio come agisce il tossicodipendente, in quanto dipendente dal prodotto stesso, che però mantiene un entità puramente materiale e deleteria, non ricercando invece un diverso tipo di equilibrio che si trova tra lo psichico e lo spirituale.

Il rapporto consumatore-prodotto richiama anche quello del paziente-medicinale, nel quale a scomparire non è il male in sé ma soltanto il sintomo superficiale, aggravando ancor di più la situazione in quanto il problema alla radice viene totalmente ignorato.

FAB.U.

Bibliografia:

Marta Olivetti Belardinelli, “Costruzione della realtà”.

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