ITAGLIA SI…ITALIA NO…

SNSOCIALIZZAZIONEL’ultima settimana politica ed economica ci ha regalato più che indizi, evidenti prove di come i Macellai dell’Usura stiano ultimando la mattanza del Vitello Italya e stiano conducendo il Titanic verso naufragio (volontario) sicuro. L’aspetto sicuramente più grave l’abbia notato nell’osservare il Ministro Saccomanni che dal tristo scranno della trasmissione di Fazio (che sembra diventato un ufficio stampa più che un talk show) ha espresso, anzi per meglio dire, ri-espresso, la volontà di portare avanti un programma di Privatizzazioni, arrivando persino ad immaginare che la rete televisiva pubblica possa passare (anche solo in minoranza) in mani private. Questo desiderio di far cassa, regalando gli ultimi scampoli di Sovranità Nazionale ai privati, viene da lontano e non vogliamo in questa sede tediare nuovamente il lettore con gli eventi del Britannia nel 1992, ma pensare che la Dismissione di tutto il patrimonio energetico, militare e tecnologico della nostra Nazione sia una mera improvvisazione sarebbe un grave errore da parte di chi fruisce di queste notizie. Immaginate un paese che ha tutte le sue infrastrutture più importanti in mano a privati (peraltro non italiani) e immaginatevi lo scenario da incubo: le nostre vite totalmente in mano a perfetti sconosciuti comodamente seduti in chissà quale scrivania. Tradotto: NON ESSERE PIU’ PADRONI DEL PROPRIO DESTINO MA SOLO SCHIAVI CHE NASCONO, PRODUCONO, CONSUMANO E CREPANO.

Nel weekend ci siamo dovuti anche (e nuovamente) sciroppare la kermesse rottamatrice alla Stazione Leopolda di Firenze, evento, che vista la presenza di intellettuali e comici, è diventato a tutti gli effetti un appuntamento mondano degno di una serata di gala alla Scala di Milano. Lo diciamo da tempo, la politica trasversale di Renzi si può definire “da aperitivo”; la fresca loquacità del sindaco di Firenze, che in quanto a marketing tiene bene testa a tutto l’establisment mediato di Arcore, è capace di “ubriacare” trasversalmente l’elettorato degli italioti e di condurlo verso un “bianchismo politico” di vago sapore democratico-cristiano-obamiamo, che sarà una vera DISGRAZIA per il nostro paese. Per certi versi il programma politico del Rottamatore può essere ben più grave di quello degli ultimi Governi del Bilderberg, che già erano sufficientemente proni verso le Oligarchie Internazionali. I suoi ammiccamenti verso l’Industriale Silvio Scaglia ben dimostrano quale siano gli establishment che in maniera più o meno eterodiretta, lo guideranno nella sua azione.

Mobilità lavorativa, modernità, multimedialità, sogno…sono gli slogan avventizi del Matteo nazionale…

La questione più trista, circa la popolarità mediatica del Rottamatore, si può constatare con una semplice controprova: provate a chiedere ad un qualsiasi elettore italiano (da sinistra verso destra, passando ovviamente per il centro) il motivo del suo gradimento verso Renzi. Le risposte saranno: “basta i vecchi politici/ha un’ottima parlantina/si presenta bene/è simpatico/fa le battute/dice cose giuste…“. Tradotto in soldoni: IL NULLA POLITICO…o meglio…LA VENDITA DELLE PENTOLE PIENE DI SOGNI POLITICI PER CORRISPONDENZA.

L’acquisizione del gradimento (e quindi dei voti) con la tattica del “Venditore di Sogni” (ossia di pentole e materassi – lavoro nobile ma non certamente adatto alla politica) è stata sicuramente inagurata ormai venti anni fa da Berlusconi; Veltroni con il suo “democraticismo all’ameregana” ha cercato di veicolarlo in salsa progressista; last but not least Grillo con la sua “armata virtuale” ha ben sfruttato con Casaleggio le potenzialità della Rete, dimostrando che la VUOTEZZA DI CONTENUTI abbinata alla BRILLANTEZZA DEL MESSAGGIO può condurti al potere. La precisa volontà di fare dell’evento della Leopolda un appuntamento mediatico “vuoto di bandiere” e “pieno di contenuti multimediali” (le schermate di facebook e twitter proiettate continuamente sullo schermo, oltre a quel blubiancorosso che fa tanto Stati Uniti) dimostrano che l’attacco di Renzi verso il Bacino Elettorale Totale è partito, sicuro stavolta di non avere avversari.

A latere è molto interessante notare chi sia Yoram Gutgeld il Guru Economico di Renzi e dove ci porterà il Rottamatore con il suo aiuto. Le parole dell’intervista sono un vero e proprio PROGRAMMA ECONOMICO DI DEVASTAZIONE ECONOMICA:

http://www.lettera43.it/politica/pd-yoram-gutgeld-spiega-il-piano-economico-di-matteo-renzi_43675100535.htm

Lasciamo per ultimo, per il solo motivo che è l’ennesima rilevazione di un dato devastante, un pensiero verso i recenti dati della Disoccupazione.

Questa la notizia battuta alcuni giorni fa: “Le persone potenzialmente impiegabili nel processo produttivo sono oltre 6 milioni, se ai 3,07 milioni di disoccupati si sommano i 2,99 milioni di persone che non cercano ma sono disponibili a lavorare (gli scoraggiati sono tra questi), oppure cercano lavoro ma non sono subito disponibili. Lo si legge nelle tabelle Istat sul II trimestre 2013. Nel secondo trimestre 2013 – secondo la tabella sulle “forze lavoro potenziali” – c’erano 2.899.000 persone tra i 15 e i 74 anni che pur non cercando attivamente lavoro sarebbero state disponibili a lavorare (con una percentuale dell’11,4% più che tripla rispetto alla media europea pari al 3,6% nel secondo trimestre 2013). A queste si aggiungono circa 99.000 persone che pur cercando non erano disponibili immediatamente a lavorare. Nel primo gruppo, ovvero gli inattivi che non cercano pur essendo disponibili a lavorare, ci sono quasi 1,3 milioni di persone “scoraggiate”, ovvero che non si sono attivate nella ricerca di un lavoro pensando di non poter trovare impiego.

La complessità e la drammaticità della notizia sta chiaramente nell’innalzamento del livello delle persone “scoraggiate” nella ricerca dell’occupazione; numero che rende bene l’idea di come l’alienazione stia prendendo pieno possesso di larghe maglie di tutti gli strati sociali.

Altri dati provienenti dall’Istat evidenziano e dimostrano che la tendenza rilevata è che la FORZA LAVORO e RELATIVO REDDITO stanno aumentando nelle Multinazionali e di contro diminuendo nelle PMI, aziende che sono la vera spina dorsale del tessuto lavorativo italiano. E non ultimo che le specializzazioni universitarie verso cui si dirigono i giovani studenti italiani sono quelle che più facilmente li porteranno ad emigrare all’estero (Agronomia, Marketing, Alberghiero). Questi sono sintomi evidenti che la situazione sta per deflagrare. Quello che ci preme far rilevare è il fatto che stiamo passando da una FORZA LAVORO  che (almeno in parte) era dignitosamente impegnata verso il progresso ed il benessere della Comunità Nazionale, ad una MASSA DI SCHIAVI LAVORATIVI che vengono utilizzati dalle Corporation mondiali solo per lo stoccaggio dei loro prodotti.

Tale aspetto (che in Italia è esponenziale e sta raggiungendo livelli preoccupanti) produce la totale dis-qualificazione dal punto di vista delle capacità professionali del singolo lavoratore (operaio o impiegato che sia), e la totale mercificazione della forza lavoro, oltre al loro inevitabile depauperamento professionale e morale, che le evidenti necessità economiche spingono a livelli così infimi tali da svendersi per coprire i soli bisogni familiari.

Il risultato di tutto questo sarà evidentemente la migrazione di cervelli italiani (e anche di braccia) giovani, fresche e brillanti, verso altri lidi (vorremmo usare il termine Eldoradi, se il Mondialismo non avesse totalmente disumanizzato e livellato sia in Occidente sia nelle economie emergenti) che porteranno ad una progressiva distruzione del Know How italiano e spingeranno l’Usurocrazia mondiale a trasformare l’Italya in un immenso magazzino di merce da stoccare, di qualità infima e dalla dubbia provenienza.

Stavolta però vogliamo puntare il dito sugli istituti bancari.

Negli ultimi mesi la restrizione del credito da parte delle banche italiane (con i bilanci devastati dalle loro zozzerie sui derivati) è notevolmente aumentata, e sussiste il rischio notevole che nel 2014 possa strutturalmente avvenire un colossale default delle piccole medie imprese. Tale collasso, oltre che devastare il paese dal punto di vista lavorativo e produttivo, provocherà disseti sociali di enormi proporzioni.

In questo momento le aziende italiane (in special modo quelle sotto i 20 dipendenti) avrebbero bisogno di VERE BOCCATE D’OSSIGENO dal punto di vista creditizio e non di shock finanziari provocati da una burocrazia fiscale perniciosa e ghettizzante, e da umiliazioni continue nella ricerca di fonti di finanziamento necessarie per non licenziare interi gruppi di lavoratori; aiuti che vengono puntualmente rifiutati anche a talune brillanti realtà che avrebbero voglia di investire sul suolo nazionale, ed assumere nuovi occupati. Aiuti che invece vengono veicolati verso le Corporation sovranazionali, ossia uno dei veri mali del mondo moderno. La nefasta (e suicida) dottrina chiamato LIBERALISMO ha devastato tutto quello che era devastabile (in special modo dopo la Seconda Guerra Mondiale) e dopo aver impiantato la “mitica bevanda” perfino nella piazza del Cremlino, si sta divorando l’intero Continente Europeo che presto diventerà una “terra di nessuno“.

Ritorneremo presto sulla disastrata situazione delle piccole società italiane perchè stiamo preparando un documento “fattivo” di come le Banche (se solo fossero al servizio della Nazione e non delle oligarchie transnazionali) potrebbe sostenere le PMI italiane nella politica di Socializzazione.

Ma saremmo ingenui nel poter pensare che gli Istituti di Credito vadano in controtendenza rispetto a chi li controlla. Ebbene, se prima non accadrà un vero e proprio SHOCK GLOBALE, la situazione economico/sociale continuerà lentamente e inesorabilmente a peggiorare finchè il Moloch non si avviterà su sè stesso o finchè qualche scintilla di libertà non scoccherà nelle menti e nei cuori dei cittadini dormienti. Se non verrà avviato al più presto un vero programma che riporti il LAVORO al centro della NAZIONE, il nostro destino non potrà che essere quello di schiavitù.

E noi Socialisti Nazionali non intendiamo arrenderci a questo destino.

J.G.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Commenti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a ITAGLIA SI…ITALIA NO…

  1. RICCARDO ha detto:

    Caro Cursus Honorum,

    Il tuo articolo è brillante come sempre. Mi preme intervenire su quella parte attinente alle problematiche che investono il sistema bancario, per evidenziare che , per quanto mi riguarda, i prodromi di questo stato di cose sono da ricercare nella gravissima scelta di abolire nel 1993 la fondamentale Legge Bancaria varata sotto il Fascismo nell’anno 1936. Ma andiamo con ordine. A fronte della grave crisi del 1929,viene costituita nel 1933 l’IRI ( Istituto per la Ricostruzione Industriale), con il compito di rilevare i pacchetti azionari delle grandi imprese italiane in crisi. Questa geniale idea ha salvato anche il sistema bancario italiano. L’ IRI infatti acquisisce il controllo di tre importantissimi istituti quali la Banca di Roma,il Credito Italiano e la Banca Commerciale, salvandoli dalla bancarotta; tale strategia si inserisce in un più ampio ed articolato disegno, funzionale a portare la larghissima parte del sistema bancario sotto il controllo dello Stato, secondo un processo riformatore già avviato con la prima Legge Bancaria del 1926, che tra l’altro attribui’ alla sola Banca D’Italia il monopolio per l’emissione della moneta , introducendo altresi’ la figura dell’Ente di Credito di Diritto Pubblico. Il completamento della vera e propria rivoluzione nel comparto avviene con la citata nuova Legge Bancaria del 1936.

    Un primo obiettivo realizzato da tale legge fu quello di creare un’unica struttura pubblica alla quale affidare “la difesa del risparmio e la disciplina della funzione creditizia”. Tale struttura era costituita da un Comitato di Ministri presieduto dal Capo del Governo e composto dal Ministro della Finanza, dal Ministro dell’Agricoltura e dal Ministro dell’Economia nazionale, alle cui dipendenze veniva posto “l’Ispettorato per la difesa del risparmio e l’esercizio del credito”, a capo del quale vi era il Governatore della Banca d’Italia. L’interposizione della Banca d’Italia tra potere politico e mercato svolgeva una duplice funzione di garanzia, verso il primo dell’ordinato svolgimento dell’attività creditizia e verso il secondo dell’applicazione delle regole adottate in sede politica.

    Un secondo momento di estrema importanza nell’organizzazione del settore del credito fu rappresentato dalla distinzione tra banche che raccoglievano risparmio a breve termine e banche operanti nel medio e lungo periodo. La distinzione sotto il profilo tecnico introduceva nel nostro sistema un principio di specializzazione delle imprese bancarie fondato sulla durata delle operazioni di raccolta. Questa specializzazione mirava ad impedire che le imprese bancarie che raccoglievano risparmio a breve effettuassero operazioni di impiego incompatibili in termini di tempo con le caratteristiche della provvista.

    Un’altra caratteristica del sistema bancario del 1936 era il “pluralismo istituzionale”. Con questa espressione si individua quel fenomeno per cui il sistema risultava articolato in un variegato panorama di categorie di intermediari:. Quelli operanti nel breve termine erano indicati nell’art. 5 della legge del 1936: Istituti di credito di diritto pubblico, Banche di interesse nazionale, Casse di risparmio, Monti di credito su pegno, Banche popolari, Casse rurali e artigiane, Aziende di credito ordinarie. Gli istituti di credito a medio e lungo termine erano elencati invece nell’art. 41.
    Alla fine degli anni 30′ lo Stato controllava circa l’ 80% del sistema bancario .Mussolini pero’ non affido’ ai funzionari del Governo e del PNF la gestione degli istituti, ma nomino’ qualificati esperti tecnici su precisa indicazione di una equipe di competenti economisti guidata dal celebre, ed oggi vergognosamente dimenticato dai più, Alberto Beneduce .La natura rivoluzionaria di questa complessa riforma si puo’ riassumere in poche,semplici parole: l’attività bancaria non è un’attività d’impresa, ma un’attività economica di strategico interesse nazionale, e come tale va controllata dallo Stato, e nell’esclusivo interesse del Popolo. Se fosse stato ancora in piedi questo sistema,le folli speculazioni finanziarie che hanno contraddistinto le banche negli ultimi anni non sarebbero accadute perché tecnicamente e giuridicamente impossibili. Ma nei primi anni ’90 assistiamo alla contro-riforma delle oligarchie tecnocratico-capitalistiche: privatizzazione pressoché integrale e selvaggia degli istituti bancari pubblici, abolizione della Legge Bancaria del 1936, sostituita dall’attuale Testo Unico Bancario ,entrato in vigore giorno 1 gennaio 1994.Questa scellerata legge qualifica espressamente l’attività bancaria come attività d’impresa, cancellandone la natura squisitamente social-popolare ,e riallocandola nel meccanismo capitalistico di produzione e consumo.Viene abolita la distinzione tra banche operanti solo a breve termine e banche abilitate agli impieghi a medio e lungo termine, affermando la figura monodimensionale della “Banca Universale”,abilitata a compiere qualsiasi operazione sul mercato, aprendo cosi’ la strada al baratro della speculazione internazionale.

    Sula scorta delle considerazioni espresse, L’unica via è percorribile per salvare l’Italia dal disastro bancario è , a mio modesto parere, la seguente.

    -Nazionalizzazione immediata delle grandi banche, secondo un modello di co-gestione tra Stato e lavoratori
    -Ripristino della Legge Bancaria del 1936

    VIVA LA TERZA VIA! !VENCEREMOS!

  2. Cursus Honorum ha detto:

    Buonasera Riccardo, l’autore dell’articolo non è chi lo posta informaticamente (ossia io) ma quello in fondo.
    Cmq l’articolo in questo caso è mio :-)

    Per il resto risposta che merita calma e profondità la tua.

  3. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Alla “Leopolda” era presente anche un altro personaggio che vi consiglio di seguire da vicino: Davide Serra proprietario del fondo “algebris”. Scoprirete cose molto interessanti che possono prefigurare in quale direzione si dirigerà la gestione Renzi. Comunque: Boia chi molla !

  4. RICCARDO ha detto:

    Chiedo scusa per la svista, dovuta alla stanchezza cronica di una vita che non ti da tregua…

  5. wids72 ha detto:

    L’obiettivo ormai dichiarato delle oligarchie mondialiste sovranazionali, è ridurre alla crescita zero ogni sistema economico nazionale, ovvero eliminare del tutto quella capacità di autogeverno delle entità nazionali…questo rappresenta il vero male assoluto…sistemi di potere fondati sull’ingordigia predatoria egoistica de profitto che uccide il senso stesso “dell’uomo”…siamo i ribelli culturali e concettuali della sovranità nazionale che oppongono alle logiche usuraie del pensiero unico consumista liberal capitalista….

  6. Cursus Honorum ha detto:

    forza Riccardo…

  7. RICCARDO ha detto:

    Ciao C.H.,
    Ho letto con molta attenzione il quaderno di USN da te segnalato sulla schiavitù delle economie a debito: sottoscrivo ogni parola ivi contenuta , totalmente coincidente con quello che è da anni il mio pensiero sull’argomento

  8. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Non c’è un parlamentare, non si trova un giornalista, non si fa avanti uno dei cosiddetti “intellettuali” di regime che abbia il coraggio di affermare la più semplice delle verità: continuando a finaziare lo stato attraverso la moneta a debito è impossibile abbattere il debito pubblico, debito pubblico che – nella realtà – non esiste dal momento che è il risultato del meccanismo perverso che si chiama ANATOCISMO. Vogliamo continuare a subire passivamente la dittatura del denaro ?

  9. RICCARDO ha detto:

    Non ce’ nessuno che osi ribellarsi alla dittatura del danaro semplicemente perché, caro Dal Piaz, il processo borghese di mercificazione dei rapporti individuali e collettivi ha raggiunto nel capitalismo tecnocratico contemporaneo il suo apogeo.L’iter che ha portato alla definitiva vittoria dell’ “ideologia del mercante” ha accelerato la sua progressione geometrica grazie anche al fallimento del sistema comunista, che ha costituito il cemento “culturale” della definitiva affermazione attinente alla idolatria del mercato, la quale nega una effettiva dimensione ontologica ad ogni realtà che non sia misurabile in termini di costi e ricavi. Che questa visione totalizzante e totalitaria abbia pervaso l’intera società appare evidente, sol che si consideri come il complesso delle proteste e delle invettive, che sovente osserviamo essere proferite nei confronti dei privilegiati di questo sistema ( grandi capitalisti ed asserviti tecnocrati), appaia dettato più da un risentimento piccolo-borghese che da una effettiva percezione di come questa criminale organizzazione sociale vada cambiata radicalmente: in altri termini, lo sfruttato detesta lo sfruttatore perché sostanzialmente lo invidia,insomma perché vorrebbe essere come lui,e non perché crede in una visione alternativa del mondo . E’ l’apoteosi del “sogno americano”, la pseudo-messianica religione plutocratica secondo la quale il “regno dei cieli” sia costituito solo e soltanto dal diventare ricchi e potenti . L’esatto capovolgimento dell’insegnamento di Gesù il Nazoreo, a dispetto della sedicente “cristianità” di cui ancora si fregia l’ipocrita, decadente e decaduta civiltà occidentale.
    UNITI PER IL TRIONFO DELLA TERZA VIA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...