ANALISI DEL VOTO IN ALTO ADIGE

sn destrismo 88Per capire l’attuale sfacelo della destra altoatesina dobbiamo fare un passo indietro. Subito dopo l’approvazione del secondo Statuto di autonomia, avvenuta nel 1971, gli italiani dell’Alto Adige iniziarono a subire le nefaste conseguenze della proporzionale etnica (cioè nei posti pubblici le assunzioni vengono fatte non in base alla professionalità ma sulla base della proporzione tra i gruppi etnici così come esciti dal censimento della popolazione) e del bilinguismo obbligatorio. Il Movimento Sociale Italiano, guidato dai fratelli Piero e Andrea Mitolo (quest’ultimo noto avvocato che difese in vari processi le vittime dei terroristi) seppe farsi portavoce di tale disagio e riuscì a sfondare nell’elettorato, soprattutto in quello popolare. Basti pensare che nel 1985 a Bolzano fu il primo partito, con circa il 35% dei consensi. Si può serenamente affermare che il MSI ottenne un grosso successo quando fu visto dall’elettorato come difensore dell’intera comunità italiana al di là delle obsolete categorie di destra e sinistra.Tale situazione durò circa un decennio, fino all’arrivo di Berlusconi in politica.

Il tramonto iniziò proprio con l’abbraccio tra Alleanza Nazionale e Forza Italia, poiché la parte di elettorato missino ex comunista non vedeva di buon occhio il ducetto di Arcore e la sua politica liberista. Nel 1996 ci fu una scissione da AN (considerata troppo morbida con la SVP) e si formò UNITALIA guidata dal padre padrone Donato Seppi. Con la scomparsa dei fratelli Mitolo, i cosiddetti colonnelli eletti nel 2008 in Consiglio provinciale (c’è da tener presente che un consigliere provinciale dell’Alto Adige guadagna circa 12.000 euro lordi al mese) nel PDL, i destini si divisero e ognuno se ne finì per conto proprio. Minniti fu eletto presidente del Consiglio provinciale con i voti della SVP e del PD e contro la volontà dei suoi compagni di partito. Altri seguirono l’On. Biancofiore, altra responsabile dello sputtanamento della destra altoatesina, e altri, come Urzì, formarono gruppi consiliari a sé.

Alla vigilia delle elezioni provinciali odierne il rancore personale tra i “colonnelli” ha impedito qualsiasi tipo di alleanza ed ognuno, pensando di farcela, si è autocostruito un partitino personale. La Biancofiore si è alleata con Elena Artioli ex consigliera comunale della SVP e attuale leader della Lega Nord e ha presentato una lista chiamata “Forza Alto Adige-Lega Nord”; Urzì ha creato un suo partitino “Alto Adige nel Cuore”; Minniti, ha aderito a “La Destra” di Storace che per l’occasione è diventata “La Destra Minniti” e “Fratelli d’Italia” sono stati esclusi dalla competizione perché hanno utilizzato un autenticatore di firme non autorizzato in Alto Adige.
Alla fine, “Forza Italia” ha eletto un consigliere, l’Artioli ex consigliera comunale della SVP, “Alto Adige nel Cuore” anche un consigliere, Alessandro Urzì. Spazzati via Seppi di “Unitalia” e Minniti de “La Destra”, quest’ultimo con un ridicolo 0,6%.

C’è da dire, inoltre, che tra l’elettorato italiano c’erano già i sintomi di un forte aumento dell’astensionismo, comprensibile visto il livello dei politici locali.

Nella recente tornata elettorale per ciò che riguarda i partiti di lingua tedesca c’è da evidenziare l’arretramento della SVP che, con gli attuali 17 consiglieri, perde la maggioranza assoluta (il consiglio è formato da trentacinque consiglieri), mentre avanzano “Die Freiheitlichen” (i liberali di destra) che passano dal 14,3 al 17,9% e da 5 a 6 consiglieri. Buon risultato anche quello di “Süd-Tiroler Freiheit” il partito di Eva Klotz (figlia del terrorista omicida Georg) che è passata dal 4,9 al 7,2% e da 2 a 3 consiglieri. La Klotz aveva improntato la sua campagna elettorale, come la sua stessa vita, del resto, sulla secessione dell’Alto Adige dall’Italia. Ultimamente ha presentato nelle scuole tedesche, con il permesso di molti Presidi delle medesime, un “Diario” dedicato agli studenti, nel quale i criminali terroristi degli anni sessanta sono spacciati per dei martiri e patrioti. Organizzò, inoltre, una sorta di referendum-questionario, andato, praticamente, deserto, sempre sul tema dell’autodeterminazione.
C’è da considerare che spesso, quando si parla di questi argomenti, da parte volksparteista e degli estremisti austriacanti si faccia confusione tra la tutela che spetta alle minoranze etniche ed il diritto all’autodeterminazione che riguarda esclusivamente ai popoli.
Ciò è sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli (proclamata ad Algeri il 4 luglio 1976) che nell’art. 5 stabilisce che ogni popolo ha il diritto imprescrittibile e inalienabile all’autodeterminazione. Però i sudtirolesi dell’Alto Adige non sono un popolo ma una minoranza e questo è stato ribadito anche dal testo della mozione approvata qualche anno fa dal “Nationalrat” (Parlamento) austriaco inerente l’inserimento, nella nuova Costituzione di Vienna, di un riferimento alla funzione tutrice dell’Austria nei confronti dei sudtirolesi definiti “popolazione austriaca dell’Alto Adige”. Non popolo sudtirolese, quindi!
Gli abitanti tedescofoni dell’Alto Adige sono, quindi, una minoranza e come tale hanno il diritto al rispetto della propria identità, delle tradizioni, della lingua, del patrimonio culturale e devono godere senza discriminazione degli stessi diritti che spettano agli altri cittadini e devono partecipare in condizioni di uguaglianza alla vita pubblica (art. 19 e 20 della “Carta di Algeri”). L’esercizio di questi diritti – ampiamente riconosciuti e salvaguardati dalla speciale Autonomia altoatesina – deve, però, realizzarsi, come afferma l’art. 21 della medesima Carta, nel rispetto degli interessi legittimi della comunità presa nel suo insieme e non può autorizzare lesioni dell’integrità territoriale e dell’unità politica dello Stato.

E.D.T.V.

U.S.N. ALPE ADRIA

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2 risposte a ANALISI DEL VOTO IN ALTO ADIGE

  1. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    L’inconsistenza dello Stato italiano sta portando le regioni che segnano il confine verso posizioni secessioniste; il rischio è grande e non solo per quanto riguarda l’Alto Adige. Considerate inoltre che il clero locale è tradizionalmente antitaliano e ha sempre svolto una politica ostile verso l’elemento etnicamente italiano.

  2. Luigi Maria Ventola ha detto:

    Già, il clero, questo cancro inestirpabile………..il classico serpe allevato in seno.

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