DUBAI, ANATOMIA DI UN PERICOLOSO EQUIVOCO

recinto

Nelle basse e scure tende bedu un gruppo di notabili nomadi circondava i signori di quella porzione di deserto che aveva alle spalle il Raub El Khali (Il quartiere vuoto o l’Incudine di Dio) e ad Oriente, il Mare Arabico. La misericordia di Allah si esprimeva per vie misteriose dicevano , perche’ quella fornace spietata che nella stagione calda , duna dopo duna , per migliaia di chilometri , esisteva fino a 55 gradi centigradi e di notte , piombava intorno allo zero ,doveva custodire un segreto prezioso e se il cielo appartiene a Dio , tale segreto non poteva che trovarsi sotto quella coltre di sabbia che sotto le tempeste di vento incandescente cambiava a tal punto da consentire solo alle stelle di indicare il cammino. Non avevano torto….. 
Correva l’anno 1950 e Dubai non esisteva se non per un piccolo fortino polveroso e un insieme di misere casupole basse alla fine di una pista che scompariva nel deserto . Solo qualche Europeo in citta’ , in genere funzionari Britannici , sorvegliavano che il Medio Oriente non si strappasse le unghie dell’Impero dale carni e naturalmente qualche Texano …alla ricerca di buon notizia di natura geologica.
Nel 1991 Dubai era un porto attivo e prezioso per la regione e la casa Regnante era oltremodo orgogliosa del suo primo grattacielo. Una meraviglia che celebrava quella che l’unico quotidiano della zona descriveva come conseguenza della “The visionary Leadership”. Oggi , a distanza di soli 22 anni , i grattacieli sono 900 , l’80% degli abitanti e’ straniero . In citta’ si parlano 200 Idiomi diversi . Nel suo aereoporto un aereo atterra ogni 120 secondi.
Tutto questo non e’ avvenuto, al contrario di quello che la maggioranza di noi crede , per la presenza di greggio nel sottosuolo. La riserva di Petrolio di Dubai e trascurabile in realta’ se paragonata a quella del Kuwait, del Quatar o della piu’ vicina Abu Dhabi. Forse proprio per questa scarsita’ di facile ed oscena ricchezza che in qualche punto indefinito della sua storia a sangue freddo, l’equazione umana esprimeva una analisi frutto della combinazione tra la astuzia beduina e una costosissima consulenza anglo-americana. Questa indicava il ritorno di Hong Kong alla Cina dopo un secolo di contrattuale dominazione Britannica siglata dal “Celeste Impero” e come un indicatore di rotta nela stessa misura di Singapore. Naque quindi una idea che tenesse conto di diversi fattori chiave contingenziali. Serviva che l’alleanza forzosa degli Emiri esprimesse un salto nel futuro e con questa una diversificazione basata su delle proiezioni esattte , per quanto possibile . Il Greggio prima o poi si sarebbe esaurito e questo era un fatto geologicamente provato.
Quanti Gulf Stream potevano essere acquistati , quante notti potevano essere consumate in Hotels da 10.000 Dollari a testa a notte , quanti orologi tempestati di diamanti potevano essere indossati solo per un giorno e regalati al primo questuante da corridoio . Quanti rotoli d’erba potevano essere importati dalla Scozia per una festa di cinque ore al bordo del deserto ?
Il ricavato di milioni di barili di greggio non puo’ essere speso in modo convenzionale. La percezione di quel tipo ricchezza non ha piu’ un senso pratico o psicologicamente accessibile , deve sfociare in una pianificazione che sfugge in qualche modo al raziocinio globale e che sia , sopratutto , a lungo termine . L’aspetto religioso se non ideologico, incredibilmente interviene quando le strategie economiche , geopolitiche superano il limite di sopravivenza di chi le pianifica e il brutale profitto individuale lascia spazio ad un approccio super-generazionale , quasi “Patriottico”.
L’Islam contemporaneo quindi, diviso dolorosamente tra integralismo ed integrazione, oscurantismo e sopravvivenza, cultura nomade tribale e ricca stanzialita’. Un riscatto , desiderato da secoli di sale , sabbia e pietraie infami sotto un sole privo di stagioni , in un cielo senza nuvole, sofferto nelle aule e nei dormitori di Eton, di Cambridge di Stanford dai rampolli frustrati degli sceiccati che della illuminate “Arabia Felix” avevano perso memoria e coscienza.
La formula quasi magica prodotta da una consulenza che rimarra’ un mistero irrisolto , si riduceva sostanzialmente a due parole potenti: La prima e’ “Paradiso” e la seconda “Fiscale”. Ne esiste in realta’ una terza veramente trainante che e’ “Prestigio” irriducibile condizione per qualsiasi Arabo di buoni Natali e Dubai , come concepita nella sua formula contemporanea, e’ gonfia di un Prestigio che ricade su una dinastia per noi incomprensibile e di riflesso … su una corte che emula per consistenza quella di Luigi XIV.
Cosi , e’ nato un agglomerate di vetro , plastica , cemento ed acciaio . Una illusione che prima sulla direttiva stradale di Sheick Zayed e’ passata alla City degli 80 piani e poi al Burj El Arab fino al piu’ recente Burj Khalifa che per quasi mille metri sfora quell’aria resa torbida da una costante foschia rosata. Intanto , mentre la sabbia Bianca importata dale rive dell’Atlantico , cargo dopo cargo , creava trasparenze caraibiche a costi stratosferici, i megayacht da 50 milioni di dollari riempivano le marine e si estendeva la costa su lo schema delle fronde di palma a Jumeirah.
La nuova e volgare ricchezza Russa, medio orientale , sud americana e’ confluita in questa Babele del terzo millennio con una naturalezza da gregge predestinato ma anche un flusso ininterriotto di turisti da ogni parte del globo a godere di una pianificazione carente. Perche’ e’ vero che 12 corsie esistono e cosi’ centinaia di migliaia di posti letto e altrettanti di spazio commerciale , ma e’ anche vero che l’oceano di piscine , i milioni di megawatt bruciati al minuto , succhianio energie dal costo folle e che nelle ore di punta si e’ imbottigliati nel traffico quanto a Napoli o Citta’ del Messico.
E’ anche vero che l’ottimismo delle banche e la volonta’ rabbiosa di produrre movimento di denaro , ha consentito ad una feccia internazionale di accedere ad un credito d’azzardo quasi privo di garanzie. Un credito che ha consentito a dei perfetti ex morti di fame di uscire rombando dalle concessionarie Bugatti , Lamborghini e Ferrari con auto da 400.000 dollari con gli interni personalizzati in rosa confetto e imbottite di puttane Ukraine .
La bolla e’ quasi esplosa intorno al 2009 quando con evidenza terrorizzante i conti non tornavano come prevedibile e le banche tentarono di avviare un recupero credito improbabile. Le gru dei megacantieri si fermarono di colpo , i proprietari sigillarono le ville , le autorita’ giudiziarie rimasero paralizzate da migliaia di casi di bancarotta e all’aereoporto si registro’ il panico delle fughe e nei suoi sterminati parcheggi , le Veyron , le Porsche , le Rolls abbandonate , iniziarono a coprirsi della polvere del deserto che rende uomini e cose molto relativi ….
Su una di queste ricordo che qualcuno traccio’ con un dito provocatore “What Crisis?” cioe’ “Quale crisi? ”
La bolla non scoppio’ per caso, forse perche’ Abu Dhabi intervenne a salvare la citta’ con un pompaggio favoloso di denaro riscutonedo una gratitudine a denti stretti e sopratutto un omaggio dolorosissimo : Il grattacie lo piu’ alto del mondo (160) piani per 828 metri di altezza e’ dedicato all’emiro di Abu Dhabi appunto Khalifa Bin Zayed bin Sultan Al Nahyan. Insomma un po’ come se l’aereoporto di Roma si chiamasse Angela Merkel !
Dubai e’ un fallimento finanziario ed Umano. La qualita’ dei suoi ospiti decade progressivamente , la formula macroeconomica e’ indirizzata ad un denaro nuovo , sostanzialmente volgare , azzardato e temporaneo. I valori tradizionali Islamici sono stati traditi con incredibile ipocrisa . La formula multiculturale ha fallito , creando sacche etniche isolate e prive di intercomunicazione. Lo scintillio di quella ricchezza improvvisa e fragile inizia gia’ ad appannarsi e nel rallentamento del traffico nelle ore di punta , si nota la predominanza delle macchinette da quattro soldi giapponesi e coreane e gli autobus gonfi di immigrati Cingalesi e Pakistani , cupi ed infelici.
I bilocali e accessori a 10,000 Euro al mese si svuotano e le ville fragili a dieci milioni di Euro diventano una astrazione.L’unico vantaggio che concerne chi puo’ permetterselo e’ che la reciprocita’ tra le maggiori autorita’ fiscali globali che entrera’ in azione nel corso del 2014 non verra’ applicata in citta’ cosi’ come nella intera regione e che il sistema bancario islamico non consente l’usura. Questo non significa crediti indiscriminati si intende ma denaro che viene concesso al denaro e magre prospettive per chi non lo possiede. Insomma…nulla di nuovo.
La scommessa dei signori del deserto nella formula piu’ sfacciatamente capitalista e pro-occidentale crediamo sia gia’ persa. Nella penisola, gestioni piu’ coerenti se non integraliste guardano con disprezzo supremo a Dubai come ad una creatura Luciferina e forse un po’ ritardata. Mentre la babele di plastica e vetro si appanna , nel vicino Oman da tempo , esistono regolamenti edilizi assolutamente limitanti. L’eccesso e’ vietato e da poco e’ stata inaugurata a Muscat l’Opera House dove le note di Mozart e di Verdi entrano sul serio nelle case agiate ma modeste di una Nazione che prevede l’esaurimento del proprio greggio in meno di un ventennio.Ad Abu Dhabi il museo di arte Contemporanea raccoglie opera di importanza planetaria, a Ryad si realizzano impianti solari giganteschi su favolosi depositi geologici di petrolio , rivelando una comprensione inaspettata delle contingenze. Qualcuno a Beirut spera di riprodurre ancora una volta “Le promenades” , una Borsa Finanziaria di riferimento Mediterraneo , le boutiques di Capucine , di Chanel….
Insomma l’Arabia non e’ Dubai ma sopratutto Dubai non e’ certamente l’Arabia anche se ha ragione di esistere e tale ragione e’ quasi pedagogica . La citta’ dimostra cosa non fare nelllo sviluppo futuro della regione , come non distruggere la cultura autoctona barattandola con un vuoto da Las Vegas, come non contare esclusivamente su una nera brodaglia vischiosa il cui livello si abbassa vertiginosamente e al quale l’umanita’ guarda sempre piu’ con sospetto.
A noi tocca accettare un nuovo immaginario perche’ e’ vero che il Colonnello Lawrence e’ morto da un pezzo e le rivolte Arabe non hanno mai avuto un grande successo, ma e’ anche vero che se persistiamo nel volare da Fiumicino per la cena triste da turisti su le dune senza comprendere cosa veramente accade e non analizziamo lo scenario per tempo, un Sultanato di Napoli, rientra nella rosa delle possibilita’.

CM
Reparto USN Keller

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7 risposte a DUBAI, ANATOMIA DI UN PERICOLOSO EQUIVOCO

  1. RICCARDO ha detto:

    Articolo molto interessante, il quale dimostra come l’apolide e mercenario capitalismo finanziario possa instaurarsi anche nel cuore dell’Islam. Un dato che deve fare riflettere a mio avviso sull’eccessiva insistenza con la quale spesso si evidenzia una stretta connessione tra Plutocrazia ed Ebraismo: il Capitalismo speculativo non ha razza,religione,fede se non l’idolatria del danaro, e proprio per tale visione “internazionalista” si insinua in qualsiasi realtà geografica dove possa fare “proseliti”.I paesi islamici si sono spesso crogiolati nella violenta ( e sovente giusta) polemica contro Israele, ma in diversi casi le loro classi dirigenti hanno mostrato un attaccamento al danaro non meno acceso dei profeti del mercantilismo “giudaico”

  2. rudolf27 ha detto:

    Le monarchie drone, le chiamano chi le soffre sulla propria pelle. Sempre pronte a chiedere-e ottenere-dal regime USA gli aeroplanini telecomandati col raggio di morte o gli elicotteri, con personale blackwater che spara sulle folle come su un filmetto americano di seconda scelta sulla guerra nel Vietnam. Il denaro insegna prostituzione: come non crederci quando anche-è notizia d’oggi, Arabia Troglodita, la France, Emirati Arabi riuniti et alia si accingono a spedire in Siria 40000 ceffi pseudo-integralisti addestrati e finanziati dall’Arabia, in Arabia col concorso dei coltissimi Imam iper-sunniti locali, per proseguire il massacro da essi finanziato con la tacita partecipazione del utile idiota Turco e dell’entità sionista.

  3. Crociato RossoNero ha detto:

    E se fosse vero che gli israeliti abbiano offerto danaro per la famosa Terra e i maomettiani questi danari li abbiano accettati…??? Come la mettiamo…???

  4. I dubbi , sono pertinenti….d’altronde esistono logiche difficili da comprendere anche per chi , come me , in Medio Oriente ci lavora. Basti pensare all Arabia Saudita che se da una parte appare come una Nazione (Si fa per dire) religiosamente integralista , dall’altra rappresenta il miglior alleato di Washington e la piattaforma prediletta di lancio per le operazioni di depredazione Yankee. Si sono venduti ? Temo di si e questo rappresenta un vero problema geostrategico , nel senso che Sirya e Iran sono rimaste sole , veramente , circondate da un oceano complice ed ostile gestito da Tel Aviv e sorvegliato militarmente dagli USA.

  5. RICCARDO ha detto:

    Ottime osservazioni.Il caso dell’Arabia Saudita è veramente emblematico del carattere “farisaico” di un certo Islam,sempre pronto a sbandierare i precetti del Corano contro la decadenza dell’occidente e lo stato di Israele,salvo poi collaborare a creare “teste di ponte” in Medio Oriente per il consolidamento degli usurocratici interessi statunitensi e sionisti.Tale fenomeno mi ricorda queste splendide parole di Gesù, un maestro di sapienza anche per un deista come il sottoscritto :

    “Sulla cattedra di Mosè si sono assisi gli scribi e i farisei. Praticate dunque ed osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle dell popolo, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dal popolo”

    La teocrazia sostenuta dall’altro clero di tutte le religioni è un nemico: nemico dei popoli,della giustizia,della pura ed autentica fede religiosa.Il “santo anarchico” Gesù lo aveva capito duemila anni o sono, ed ha pagato con una morte orribile l’aver sbattuto in faccia la verità a questa “caterva di scellerati” (Francesco Guicciardini docet)

  6. rudolf27 ha detto:

    Basti solo pensare che l’arabia saudita prende nome non da una località geografica, non da una tradizione religiosa o popolare, ma dalla dinastia di pecorari pro-tempore che hanno usurpato il potere e lo mantengono con l’aiuto di Usrael. Una cricca di incolti dementi, reazionari e arretrati, retrogradi e pervicaci, arricchiti oltre lo sdegno e costituenti i più grossi esportatori del terrorismo in tutto il mondo. Chiaro che vadano daccordo col cancro sionista.

  7. wids72 ha detto:

    Il denaro è certo che non ha patria e fede, ma solo interessi e predatoria ingordigia di mercati il quale considera l’uomo una mera merce di scambio dell’intero processo produttivo. Mi si fa il sangue amaro a pensare dell’essere umano che si riduce e che si degrada allo stato di un’entità quasi umanoide senza sentimenti e spiritualità qual’è quello prefigurato dalle oligarchie finanziarie sovranazionali. In quel nome di Gesù, ricordato da Riccardo, lo stimolo e la protesa battaglia di noi stessi a ricordarci, sì, di quale natura fragile l’uomo stesso è costituito, ma altrettanto di quale spirito creativo e rigenerante è in lui se vive e cammina in una spiritualità che lo eleva dalla mera carnalità!!!! In alto i cuori!!!!

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