L’AGONIA DEL REGIME.

piniI sintomi clinici ci sono tutti, ma uno in particolare è significativo del disfacimento morale e materiale del regime: l’emergere della corruzione, non come evento episodico legato alla disonestà dei singoli (quello che sta emergendo a livello delle regioni ne è la prova ! ), ma come fenomeno strutturale del sistema, come fatto intrinseco ed abitudinario della vita stessa dei partiti che, nella democrazia italiana o, meglio, all’italiana, sono divenuti l’architrave di questa repubblica nata dalla sconfitta, dalla resistenza, dall’antifascismo.

Si tratta di un fenomeno negativo inarrestabile ed ecco allora che emerge un’altra verità: le tare dell’attuale regime sono di natura congenita del sistema. A questo punto si rende necessario introdurre una riflessione intorno alla “democrazia”. E’ bene ricordare che la “democrazia” è una prassi di governo attraverso la quale il popolo esercita i propri diritti politici direttamente o, come accade nelle cosiddette democrazie moderne, indirettamente per mezzo di rappresentanze elettive. Questo è il meccanismo che abbisogna poi di istituzioni che costituiscono il cosiddetto “sistema democratico”:  suffragio universale, partiti, parlamento, governo, capo dello stato.

Le regole che portano alla selezione delle rappresentanze elettive non sono fisse e uguali in tutti i paesi che si reggono sul sistema democratico, ma variano a seconda delle circostanze, delle tradizioni, dei momenti storici, delle opportunità e necessità contingenti. Questo intanto significa che la democrazia non può essere di per se classificata come prassi di governo perfetta; il continuo variare delle regole ( e in Italia ne sono state sperimentate di tutti i colori ! ), la costante ricerca di meccanismi correttivi,  la critica alla quale è storicamente sottoposta da autorevoli esponenti del pensiero, i fallimenti di tipo etico e sociale di cui è risultata responsabile nel corso degli anni, dimostrano ampiamente che questa forma di governo  non può assolutamente essere presentata o, peggio ancora, imposta come dogma inviolabile, un dogma nel quale una massa crescente di individui non crede più, tanto è vero che la partecipazione alle liturgie democratiche sta diminuendo e non solo in Italia Tutto questo mi sento di affermare in piena tranquillità di spirito, anche se mi rendo conto che tale impostazione concettuale mi espone agli anatemi di tutti coloro che si arrogano il diritto di dare la “patente di democratico” soltanto a chi accetta acriticamente e passivamente i sacri principi ideologici del 1789.

Io di tutto ciò me ne frego perché, anche sull’esperienza di quanto è accaduto e sta accadendo di negativo in Italia in questo periodo ( e non solo in Italia ! ), sono portato a sostenere che la democrazia di per sé – non essendo un valore, ma solo una prassi di governo modificabile secondo gli interessi della “casta” – non garantisce e non può garantire ( neppure in linea teorica, si badi bene ! ), i legittimi interessi del cittadino e, tanto meno, i superiori interessi della Nazione. Basti pensare che questo meccanismo mette in piedi un “gioco” democratico nel quale è possibile cambiare il colore della maglia durante la partita senza che tutto questo porti all’interruzione della partita stessa.

Un cittadino elegge un suo rappresentante in un dato schieramento politico e può ritrovarselo in un altro o, addirittura, in uno  costituito in itinere.   Questa analisi ci porta ad un’altra riflessione conseguenziale. L’italiano medio, che è poi il tipico rappresentante della grande maggioranza degli italiani, durante tutti questi anni, ha lavorato, costruito, fatto figli, studiato, risparmiato, nell’illusione di vivere in uno stato di diritto, cioè in un contesto socio-politico organizzato e finalizzato al bene comune per mezzo di norme di garanzia e di tutela valide per tutti. Questo italiano medio, cresciuto ed educato in un clima di pluralismo ipocrita e formale – come abbiamo dimostrato – ha progressivamente perduto  capacità critica e libertà di giudizio e non ha saputo tempestivamente e correttamente decodificare segnali e messaggi che indicavano il consolidarsi al potere di fameliche oligarchie, tra l’altro emanazioni di autorità e lobbie sovranazionali.

Tra il significante e il significato dei comportamenti di queste oligarchie, si sono inseriti i mass-media di regime, il coro dei cosiddetti “intellettuali organici” nonché gruppi dell’imprenditoria assistita che hanno dato – tutti insieme – di questa attività pseudo-politica per non dire “criminosa”, interpretazioni univoche e rassicuranti, sulle quali è stato poi costruito il famoso “consenso” che ha portato all’attuale “democrazia senza demos”, per di più imbalsamata e mummificata. Da parte sua, l’italiano medio, per quel processo psicologico definito di “rimozione” ha cancellato dalla propria memoria storica il peccato originale, il vizio d’origine del sistema, e non ha tenuto conto di vivere in uno stato a “sovranità sempre più limitata” con al potere una classe dirigente mercenaria ed asservita ad interessi stranieri.

Il disegno mondialista della “trilateral” sta adesso destabilizzando i vecchi equilibri geo-politici – interni ed internazionali – con lo scopo di ricercare un assetto che favorisca l’instaurazione definitiva ed irreversibile del “ nuovo ordine mondiale “. In questa fase la classe politica mercenaria del paese chiamato Italia, non serve più, ha fatto quanto doveva fare e così, la stessa, si ritrova improvvisamente senza coperture, senza la protezione dei “padrini”. Ecco, quindi, emergere il putridume di un regime che in questi anni è riuscito soltanto ad accumulare fallimenti su fallimenti; una classe politica e burocratica sulle cui spalle ricadono responsabilità storiche i cui effetti perversi peseranno alla lunga anche sulle generazioni future. Una classe politica e burocratica che adesso si sente scoperta e che sta passando repentinamente dall’arroganza alla paura e al panico, una “casta” priva di dignità che si sente tallonata, assediata, prossima alla resa dei conti. Questi manigoldi vivono asserragliati nel “palazzo”, alla ricerca di “nuove regole” del gioco da spacciare come soluzioni salvifiche; cercano di mimetizzarsi, cambiano il nome dei loro partiti, si scompongono e si ricompongono in un vergognoso ruolo delle parti,  ma ormai – paradosso dei paradossi – i rappresentanti del popolo sono in rotta di collisione col popolo; come pure, gli stessi sindacalisti di regime, vengono sempre più frequentemente contestati dai lavoratori, dai precari e dai disoccupati.

In una recente trasmissione televisiva l’attuale presidente della repubblica è stato definito un “criminale” a tutto tondo e  questo appellativo è stato applaudito dai presenti. I malfattori cominciano ad accorgersi che la fame, la miseria, la precarietà, l’insicurezza, la mancanza di un futuro, fenomeni  che si stanno diffondendo a macchia d’olio, potrebbero divenire cattivi consiglieri circa i propositi di una popolazione esasperata e non più disposta a tollerare  le loro inutili chiacchiere. Si tratta, pertanto, di una truffa colossale affermare che con “nuove regole” del gioco si possa garantire la soluzione di tutti quei problemi morali, sociali ed economici creati proprio dalla democrazia realizzata in Italia in questi ultimi decenni. In tale contesto di palude mefitica e di stupidità intellettuale è perfino poco gratificante, per noi SOCIALISTI NAZIONALI,  praticare il ruolo di avversari di questo regime in agonia. A loro, a tutti loro, il nostro disprezzo !

Stelvio  Dal Piaz

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9 risposte a L’AGONIA DEL REGIME.

  1. Cursus Honorum ha detto:

    il sintomo principale è anche questo:

    Un milione di under 30 senza lavoro
    Boom della disoccupazione giovanile: 41,2%
    I senza lavoro a ottobre salgono a 3,1 milioni. Nel terzo trimestre 2013 calano anche i precari. Oltre 1,9 milioni di scoraggiati

    MILIONI DI RAGAZZI COSTRETTI AD EMIGRARE PER FARE DA SCHIAVI
    IN QUALCHE RISTORANTUCCIO DEL “BADRONE”

    e gli italiani non trovano di meglio che star dietro al puttanaio di arcore o alle primarie del PD.

    Si pentiranno di tutta questa IGNAVIA.

    rick

  2. RICCARDO ha detto:

    Mi dispiace, ma personalmente dissento da questa impostazione ferocemente critica verso lo Stato di Diritto.E’ ovvio che non esista un modello di Stato prefetto, se non nelle teorizzazioni politico-filosofiche , ma lo Stato di Diritto, con tutti i suoi limiti, ha consentito una “policentricità” politica,sociale,culturale,economica superiore ad ogni altro sistema , almeno secondo il mio parere. L’esempio dell’Italia non mi sembra particolarmente calzante, essendo il nostro paese uno dei peggiori esempi di stato di diritto esistenti su questa terra. Non credo che l’attuale crisi del capitalismo sia diretta conseguenza del modello di stato imperante in Occidente, e questo perché lo Stato è un mezzo, non un fine dell’organizzazione comunitaria : è uno strumento per realizzare fondamentali esigenze espresse dalla comunità nazionale.Il capitalismo da parte sua ha semplicemente esaurito la sua spinta propulsiva, e deve essere superato dal vero ed autentico Socialismo,l’unica via di salvezza per il mondo.E tuttavia,la trasformazione dello Stato in senso rivoluzionario potrà avvenire solo e se saranno sorte vere e proprie Aristocrazie ( nel senso etimologico) Nazionali in grado di guidare un radicale processo di metamorfosi delle società naturali pre-esistenti allo Stato medesimo: famiglia,scuola,nazione,relazioni economiche.Non cadiamo nella statolatria! La gerarchia e la democrazia non mi sembrano modelli inconciliabili , si tratta di trovare un punto di incontro , una sintesi efficace , per combattere da un lato il cronico livellamento verso la mediocrità delle masse amorfe ( oggi ahimè sempre più diffuso), e dall’altro per scongiurare li pericolo del totalitarismo, che non mi pare abbia dato una brillante prova di sé nel corso della storia.Il problema di fondo a mio avviso è la malsana idea della società contemporanea di eclissarsi dalla partecipazione alla organizzazione della comunità nazionale,vedendo nel voto o negli altri strumenti a disposizione una “delega in bianco” che trasferisca una volta per tutte poteri e responsabilità ai “rappresentanti”,senza alcuna idea di controllo dal basso, dimenticando che il Potere appartiene ontologicamente al Popolo, e che deve essere esercitato da suoi rappresentanti non “in nome” del Popolo, ma “per” il Popolo,senza che questi ultimi ne diventino “proprietari”

  3. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Riccardo, vorrei sapere dove hai trovato la critica allo stato di diritto. Mi rendo conto che è sempre più difficile capirsi. Io ho fatto una critica alla “democrazia” così come l’abbiamo conosciuta e la conosciamo realizzata in Italia. Anzi, ho detto che l’italiano è cresciuto NELL’ILLUSIONE di vivere in uno stato di diritto. Prima di non essere d’accordo, penso che si detta leggere con attenzione ciò che si vuole criticare. Tu sei partito per la tangente e hai voluto darci una “lezioncina” filosofica e sei finito fuorin tema.

  4. RICCARDO ha detto:

    “Sono portato a sostenere che la democrazia di per sé – non essendo un valore, ma solo una prassi di governo modificabile secondo gli interessi della “casta” – non garantisce e non può garantire ( neppure in linea teorica, si badi bene !) i legittimi interessi del cittadino e, tanto meno, i superiori interessi della Nazione”
    Caro Stelvio, queste parole da te proferite, rispettabilissime per carità,non mi sembrano affatto una semplice critica alla “nostra” democrazia, ma al concetto stesso di democrazia, che per te NON E’ UN VALORE MA UNA PRASSI, non può garantire NEPPURE IN LINEA TEORICA… ( sono parole tue!).La tradizione del pensiero anti-democratico è antica e ricca di grandi pensatori e politici, a cominciare da Platone, per cui, nessun problema ; io ho semplicemente sostenuto che per me lo Stato di Diritto è il sistema migliore possibile, o il meno imperfetto se vuoi, per il mondo contemporaneo.Del resto, lo stesso programma di USN si prefigge l’obiettivo di realizzare un “vero Stato di Diritto”.Un’ultima considerazione: Io non do nessuna “lezioncina”: hai scritto un articolo, interessante e stimolante come tutti i tuoi interventi, all’interno del quale sono state esposte delle tesi, rispetto alle quali manifesto un dissenso: come lo dovrei esternare se non con delle argomentazioni? Applicando la tua impostazione, anche il tuo articolo è una “lezioncina”, ma la verità secondo me è che nè il tuo contributo,nè il mio, sono “lezioncine”, ma interventi funzionali a stimolare un fecondo dibattito nel nome del comune obiettivo: la vittoria del Socialismo Nazionale. Un caro saluto

  5. Fernando Volpi ha detto:

    Riccardo…. ma che c’entra il concetto di Stato di diritto ( che Dal Piaz si guarda bene dal condannare) con quello di democrazia (ovvero questa democrazia) ? Nessuno vuol tirar fuori il manuale di dottrine politiche ma le due cose non sono necessariamente collimanti. Soprattutto se a tutelare lo stato di diritto ci debbano essere istituzioni ed istituti partoriti dalla democrazia di questo paese in avanzato stato di decomposizione. A tal proposito sovviene ad hoc un pezzo simpaticissimo da me scritto con pseudonimo Ghibellin Ribelle che verrà inserito a breve nel blog. Leggetelo e poi riparliamo dello stato di diritto in questa Italia!!!

  6. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Riccardo, ti ha risposto Fernando Volpi. D’altra parte la democrazia non può che essere definita prassi di governo e, quindi, non è un valore. Un valore è, viceversa, la LIBERTA’ ma i due termini non sono sinonimi. Per quanto riguarda lo Stato, io considero lo Stato di Diritto un passaggio necessario ma per giungere poi allo Stato Etico che, ovviamente, necessita di una raggiunta maturità e consapevolezza da parte di un popolo culturalmente maturo. Quello Stato Etico gentiliano che è ” in interiore homines “

  7. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Voglio ancora precisare un concetto: nell’affermare che l’italiano è vissuto NELL’ILLUSIONE di uno stato di diritto, ho voluto sottolinera il fatto che lo Stato nel paese Italia non esiste più dal 1945, dal momento che manca di uno dei suoi requisiti fondamentali: la SOVRANITA’.

  8. RICCARDO ha detto:

    Sono pienamente d’accordo con te ,Stelvio,sull’assenza della sovranità in capo allo stato italiano

  9. Lupo di Selva Usn ha detto:

    DEMOCRAZIA?!
    FA RABBRIVIDIRE SOLTANTO IL RIFLETTERE SUL FATTO CHE NEL 2013, DOPO BEN 8 ANNI DI LEGGE ELETTORALE “PORCELLUM”, L’ALTISONANTE “CORTE COSTITUZIONALE” ABBIA D’IMPROVVISO SCOPERTO CHE “TRATTASI DI FORMA ELETTIVA ANTICOSTITUZIONALE”!

    E MAGARI QUALCUNO AVRA’ PLAUDITO A COTANTA EFFICIENZA DELLA MEDESIMA CORTE!

    PERSONALMENTE RITENGO CHE QUELLO ATTUALE SIA UN PASSAGGIO OBBLIGATO CHE LE PLUTOCRAZIE STANNO COMPIENDO IN FAVORE DEI LORO SUBDOLI PIANI; E’ RISAPUTO CHE SU INDICAZIONE EUROPEA DOVRA’ ESSERE SEMPLIFICATA STRUTTURALMENTE E NUMERICAMENTE L’IMPALCATURA DI GOVERNO ITALIANA.
    LA RIVISITAZIONE DELLA LEGGE ELETTORALE “PROPRIO ADESSO”, AIUTERA’ IL “SISTEMA” A LIBERARSI DELLE ZAVORRE NON PIU’ FUNZIONALI AI SUOI INTERESSI, UTILIZZANDO COME ALIBI LA “NOVELLA LEGGE ELETTORALE CHE VERRA'”, CHE SICURAMENTE OFFRIRA’ GARANZIE AI FEDELI FORTEMENTE ANCORATI E VENDUTI AGLI INTERESSI PRIVATI E FINANZIARI DEI POTERI AUTOCTONI, D’OLTRALPE E D’OLTREOCEANO.

    E LA CHIAMANO ANCORA DEMOCRAZIA!

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