I MARO’ E NOI.

190518_206316076054758_100000291000961_764323_1016255_nFino dalle prime battute della vicenda dei due fucilieri di Marina Girone e Latorre, abbiamo giudicato i fatti partendo dal presupposto universalmente riconosciuto di un ruolo tutt’altro che convenzionale dei due Militari. Imbarcati in armi su un vascello commerciale , i due svolgevano compiti difensivi alla stregua di operatori della BlackWater o di qualsiasi altra PMC per un compenso e indennita’ interamente versate da i contribuenti Italiani. Il fatto che il vascello incrociasse in acque esxtraterritoriali entra per quanto ci concerne, nella lista controversa dei dettagli della vicenda, se questa, deve essere giudicata sul piano etico-politico e non in senso puramente Legale. Non abbiamo mai voluto entrare nel merito tattico delle circostanze e cioe’ della dinamica dei fatti che mostrano una apertura del fuoco con fucili d’assalto ad una distanza di grande comodita’ e su un natante che pare non avesse dimostrato in modo eclatante un approccio aggressivo alla Enrica Lexie. Le  22.5 miglia nautiche dalle coste Indiane dove l’incidente e’ avvenuto , sono state considerate dal governo terragno di new Dheli e con nostra sorpresa “Area contigua” cosa che a noi non pare abbia un significato nautico rilevante ma che tuttavia esiste oltre ogni dubbio. Crediamo altresi’ che un natante possa essere o fuori o dentro le acque territoriali di una Nazione, cioe’ sotto o all’esterno di una competenza territoriale.

acque

L’immagine che alleghiamo d’altronde mostra il quadro Geografico concernente i limiti territoriali legali in chiave internazionale e ad uno studio anche superficiale della immagine si puo’ notare che il natante protetto inusualmente dai due maro’ si trovava al momento dell’incidente in acque esterne all’area contigua e chiaramente nello spazio nautico denominato “Zona economica esclusiva” cioe’ quella che precede secondo il governo indiano le vere e proprie acque internazionali.

La materia è  complessa e non spetta a noi entrare in un contesto nel quale il “Cavillo” giudiziario si amalgama con interessi incerti , giurisdizioni stabilite in sedi supernazionali nelle quali gli interessi commerciali di una Nazione si difendono con le unghie e con i denti quando si tratta di diritti milionari di pesca e geostrategia allo stato puro.

Abbiamo notato (nel legittimo tentativo di comprendere le dinamiche) il fatto che la Enrica Lexie, navigava da Singapore all’Egitto, che il Comandante italiano ha rilasciato alle autorita’ del Keral singolarissime dichiarazioni di sorpresa a riguardo della decisione di due dei 6 maro’ (non solo due quindi) di aprire il fuoco su una imbarcazione Indiana da pesca che non aveva alcuna ragione tecnica di oltrepassare un certo limite di distanza dalla Enrica Lexie (40 metri). Limite oltre il quale si puo’ presumere di questi tempi e nelle acque dell’Oceano indiano, intenzioni illegittime se non aggressive.

Abbaiamo anche notato l’asssenza pare di comunicazioni immediate da parte della consolle di commando al Coordinamento Antipirateria (IMB) della zona (in forte ritardo a quanto dicono gli Indiani), cosi’ come il fatto che dopo una comunicazione (non propriamente documentata) con la Italian Miritime Rescue,  e ormai a 39 miglia nautiche dal luogo dell’incidente, la Enrica Lexie invertiva la rotta dirigendosi a Kotchi per (de facto) costituirsi alle Autorita’ Indiane.

Sono trascorsi due anni da i fatti e non vogliamo neanche considerare le condizioni pare privilegiate di prigionia dei due maro’ ma piuttosto il braccio “di ferro” (così definito su la stampa accreditata) tra le diplomazie Italiane ed Indiane e che noi definiremmo piu’ che altro di “Burro”.

Una lunga storia di deboli rimostranze e di paure relative all’incrinamento delle relazioni commerciali con una Nazione che di pari passo con il suo sviluppo economico assume diplomaticamente toni da “Grande Potenza nucleare” cosi’ fastidiosi per noi che conosciamo la miseria bestiale nella quale versa una popolazione spesso abbandonata nell’immondizia di Delhi, di Bombay  di Calcutta , di Madras, ecc. ecc.

Ora si parla ancora una volta di pena di Morte e i due Maro’ rimarranno a breve incastrati nella immane macchina propagandistica pronta a mettersi in funzione in previsioni delle prossime elezioni politiche in India (e probabilmente utilizzati anche in quella Italiana). Una propaganda che deve psicologicamente conquistare decine di milioni di votanti perseguitati ancora da una arretratezza culturale indescrivibile e da un indelebile complesso di inferiorita’ post coloniale. Lo stesso che getta in piazza migliaia di manifestanti con una carica invincibile di linciaggio e di rivalsa .

E’ a questo punto che la dinamica dell’incidente o dell’esecuzione o della spropositata reazione o della legittima difesa per noi perde peso. Quello che rimane sono due uomini europei, nella fattispecie Italiani, prigionieri non piu’ di una Giustizia Giusta ma di una pressione Politica Economica ed etnica; e’ a questo punto che le nostre perplessita’ circa il loro ruolo incerto nei fatti viene meno e subentra un’altro tipo di reazione emotiva ed ideale.

Cosa vorremmo? E’ molto semplice… un attacco dal cielo e dalla terra , fulmineo. Una azione da commando chirurgica che abbattendo ogni ostacolo diplomatico, umano, militare, colpisca ferocemente il luogo di prigionia, ne estragga i due militari e coprendo i 482 chilometri necessari li porti in Pakistan violando lo spazio aereo di quest’ultimo e poi in Patria attraverso una delle basi militari in Afghanistan .

Questo faremmo se dipendesse dai noi.

Questo faremmo se fossimo al vertice delle forze Armate, se governassimo l’Italia e il suo destino. Poi, e solo allora, li processeremmo e senza sconti ma trattandoli da uomini in uniforme e non da bestie da baratto (magari come merce di scambio per “atlantiche” forniture di elicotteri) .

Malauguratamente non spetta a noi ma al vertice politico di questa Repubblica Bananiera Mediterranea che una volta, tanto tempo  fa, si chiamava Italia e che conosceva Orgoglio, Onore e Coraggio come qualita’ non negoziabili e che si gioco’ la Storia sul filo sottile di un’idea che avevamo di noi stessi e del mondo circostante.

CM

Reparto USN Keller

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7 risposte a I MARO’ E NOI.

  1. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Anche questa è la storia infinita di una repubblica delle banane che, sul piano internazionale, conta quanto il due di briscola. A parte questa considerazione ( diventata ormai ovvia ! ) resta il fatto che il Governo italiano non ha mai fornito all’informazione con quali regole d’ingaggio vengono imbarcati militari su navi mercantili ( all’epoca – non dimentichiamolo, il ministro della difesa era La Russa ….e questo “fratello d’Italia” così patriottico ce lo dovrebbe spiegare per primo ! ). Comunque, ammesso che i due militari abbiano considerato la barca da pesca pericolosa per l’incolumità della nave e in seguito a questa valutazione, abbiano sparato, resta il fatto che si è trattato di atto di guerra e a questo punto il comando della nave passa ai militari e il comandante civile non chiede quale comportamento tenere all’armatore, ma obbedisce ad un solo ordine che avrebbe dovuto impartire il più alto in grado dei marinai a bordo: la nave deve proseguire nella sua navigazione e non invertire la rotta per il porto indiano. Quindi nessuno dei protagonisti (milirari e civili) si è comportato secondo regole e procedure previste nel corso di un atto di guerra. A questo punto, con le buone o con atto militare si riportano a casa i Marò e poi si accertano le responsabilità.

  2. Cursus Honorum ha detto:

    la commistione con la fornitura di elicotteri è penosa.
    barattare la vita di 2 connazionali per una fornitura “atlantica” è vergognosa.
    come lo è averli rimandati in India alla fine del permesso

    Gli altri giocano sporco e noi poveri coglioni da ZERO SOVRANITA’ subiamo come dei colonizzati, come de facto siamo…

    I nostri connazionali che vivono e lavorano all’estero dovrebbero aver paura, visto
    che al minimo problema sarebbero abbandonati al loro destino.

  3. Rudolf05 ha detto:

    La miserevole vicenda della marina coloniale italiota è stata ampiamente e pesantemente descritta di recente su Rinascita attraverso un paio di servizi esaustivi sia sotto la specifica questione delle responsabilità di vertice e del (mancato) addestramento dei militari operanti, che quello della vexata quaestio dell’intervento armato tout court. Ricordo che per quegli articoli, il giornale è stato attaccato con potenti mezzi di pirateria informatica e costretto ad un mese di silenzio su internet. Ne consiglierei la lettura a chi non ne ha approfittato ll’epoca (Luglio 2013).

  4. Solitorompiscatole_ ha detto:

    Voi sapete che io non adoro la nuova divinità: la massa. E una creazione della democrazia e del socialismo. Soltanto perché sono molti debbono avere ragione. Niente affatto…(omissis)…
    « Ormai le cose sono molto chiare. Demolire tutta la superstruttura socialistoide-democratica… (omissis)…
    « Noi siamo per la collaborazione di classe, specie in un periodo come l’attuale di crisi economica acutissima. Vogliamo spogliare lo Stato da tutti i suoi attributi economici. Basta con lo Stato ferroviere, con lo Stato postino, con lo Stato assicuratore, Basta con lo Stato esercente a spese di tutti i contribuenti italiani ed aggravante le esauste finanze dello Stato. »
    (Benito Mussolini, Udine, 20 Settembre 1922)
    Chiedo scusa per la non assonanza con l’argomento, ma dovevo una risposta a chi pretende di avere il monopolio del sapere….e pretende di “ridurre” B. M. al rango di un qualsiasi socialista nazionale….checchè ne dicano recenti studi di pur eminenti professori!!!

  5. RICCARDO ha detto:

    Un articolo semplicemente da ammirare.Andrebbe pubblicato su tutti i giornali italiani per insegnare al nostro Popolo come questa penosa vicenda possa essere trattata con uno spirito patriottico che non soci nello sciovinismo di maniera.Bravi! Un personale commento: al di là delle gravi responsabilità dei nostri governi, sui quali ritengo inutile dilungarmi, invito tutti gli amici a riflettere sulla distanza abissale che divide la civiltà occidentale dai “paesi emergenti”: possiamo anche ammirare l’antica tradizione filosofico- religiosa dell’India, ma preferisco di gran lunga il decadente mondo occidentale al sistema di valori espresso da un paese come quello,pervaso da una feroce misoginia di cui purtroppo abbiamo avuto agghiaccianti testimonianze negli ultimi mesi, nonché un sistema giudiziario semplicemente vergognoso.Insomma, da due anni assistiamo a questo balletto sulla possibilità di applicazione della pena di morte ai nostri due militari: scusate, ma quando si degneranno lor signori di formulare una regolare imputazione nei confronti dei marò?Abbiamo anche sentito dichiarazioni rilasciate dalla Polizia ( !!!!!!!!!!!!!!!) circa l’applicazione della pena di morte , con successive e traballanti smentite da parte del governo indiano (!!!!!!!!!!!!!!!!!!).Vi risulta che nel sistema occidentale siano la polizia giudiziaria o il governo a formulare il titolo di reato in base al quale esercitare l’azione penale? Dov’è l’ufficio del Pubblico Ministero?Chi è il giudice naturale precostituito per legge ad esercitare la competenza per territorio e per materia ? E’ una babele dove non si capisce una beneamata minchia, come dicono nella mia Sicilia .A questo punto, una sola è la soluzione: quella da Voi delineata. Un abbraccio a tutti

  6. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Caro rompiscatole, sei pregato di inserire i tuoi commenti nell’articolo pertinente; è una questione di correttezza dialettica. Non puoi usare il nostro sito come la “discarica” dei tuoi umori; te lo abbiamo già detto una volta. Altrimenti ci costringi a cestinarti. Cari saluti

  7. wids72 ha detto:

    Il trattamento nei confronti dei nostri soldati da parte del governo “italiota-” è similare a quello nei confronti della cittadinanza che lo ha pseudo-democraticamente eletto. Non si vuole ora di certo giudicare le usanze e i costumi tradizionali di un popolo da cui traggono culturalmente l’assetto politico istituzionale, ma la babele caotica nei confronti dei marò da tutte le parti in causa è veramente avvilente. Non ci devono interessare gli usi e le tradizioni altrui più di tanto, ma ciò che deve premere maggiormente è l’incidenza risolutiva del nostro governo il quale deve imporre una sua line di condotta decisionale e risolutiva, ma ciò risulta una chimera in quanto pseudo rappresentati da figure istituzionali imposte dalle oligarchie usocratiche che dell’onore e il valore di un popolo se ne sbattono miseramente. L’amara realtà di questi tempi infami si traduce in questa vicenda che purtroppo esprime l’insipienza e la mediocrità di una classe di cialtroni che gioca a far il politico….

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