1 MAGGIO. SOCIALISMO, PATRIA E LAVORO

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L’occasione della ricorrenza del 1 maggio, unita ai tragici dati sulla disoccupazione italiana pubblicati solo un paio di giorni fa (“Il tasso di disoccupazione a marzo è al 12,7% in aumento di 0,7 punti nei dodici mesi. Resta ai livelli massimi dall’inizio delle serie mensili (2004) e trimestrali (1977). Lo rileva l’Istat (dati provvisori). Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni a marzo è al 42,7%, sostanzialmente stabile rispetto al mese precedente ma in aumento di 3,1 punti nel confronto annuo”) ci hanno fermamente sospinto a tornare su tre argomenti che non possono esulare dalla nostra bussola politica, in questo momento in cui l’Evropa (quella vera) è soggiogata e distrutta a colpi di USURA dall’europa dei Banchieri. La dimostrazione che a livello tecnocratico-europeo si raccontano un sacco di baggianate proviene proprio oggi dalla stessa Spagna, nazione che viene definita in ripresa (fonte ANSA): “Sale ancora il tasso di disoccupazione in Spagna che nel primo trimestre dell’anno ha raggiunto il 25,9% contro il precedente 25,73%, secondo i dati diffusi oggi dall’Istituto nazionale di statistica Ine. Oramai sono quasi due milioni i nuclei familiari nei quali tutti i membri sono disoccupati. Nel primo trimestre sono aumentati del 2,7% (53.100), a 1.978.900.” Siamo stufi di sentire ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, solo “minchiate” a livello mediatico. Dobbiamo uscire da questo corto circuito e vogliamo pertanto in questa sede focalizzare propri tre termini che intendiamo sempre mantenere al centro della nostra attività politica e della nostra LINEA RETTA (cosa alquanta raro nei macrocosmi, ma anche nei microcosmi politici di questi anni): SOCIALISMO, PATRIA E LAVORO.

SOCIALISMO

Quando si pronuncia il termine “Socialismo” è d’uopo nei dibattiti politici e nelle agorà virtuali, mostrare tutti i sintomi da virus dei “fantasmi del passato” o peggio ancora da “Sindrome di Yalta”. A Destra non appena si rammenta la parola Socialismo si evocano gli spettri Stalinisti, Maoisti, e di fantomatici carri sovietici che starebbero per invadere l’Italia, urlando al “Comunismo”, categoria che in Italia si è estinta da almeno due/tre decenni. Talvolta si cerca di rettificare il tiro parlando di “Destra Sociale” coniando un termine che ha un vago sapore aristocratico da onlus di beneficenza. A Sinistra con un acume strategico di livello fantozziano si risponde con l’esibizione di pacifinte bandiere multicolorate o con l’esaltazione di socialisti partigiani, la cui azione politica è stata parimenti a una spocchiosa SocialDemocrazia semiliberista e sindacalista-clientelare. In comune questi due filoni ideologici hanno la POSIZIONE: PRONA VERSO IL PADRONE ATLANTICO.

Il povero Beppe Niccolai sentendo cianciare in questi anni gli epigoni del post-missinismo arcoriano e finiano, si starà rivoltando nella tomba. Quando un intervistatore gli pose tale domanda nel 1987: “Ma per lei cosa significa veramente dialogare?“, il lucidissimo Beppe Niccolai seppe rispondere: “Deve essere estremamente chiaro che dialogare non significa sbracarsi, ma misurare e responsabilizzare il proprio linguaggio e le proprie capacità di analisi. Ciò vale soprattutto nei rapporti con il «Socialismo Tricolore», trattandosi di una formula germinata in seno allo spazio socialista e che lì deve svilupparsi.”

In questo dibattito, a sinistra, di notevole spessore era la voce di Enrico Landolfi che nel 1994 esprimeva il suo autorevole parere su TabulaRasa: “Per noi l’idea socialista intesa nel senso più rivoluzionario e più ampio; collocata cioè in orizzonti che di gran lunga superano quelli di una o più strutture partitiche per manifestarsi nelle massime traiettorie e nei più vasti spazi del mondo è più valida che mai. Niente e nessuno l’ha ancora superata. Casomai, è stata vittima di tradimenti, di conformismi, di imborghesimenti, di mediocrità, di insufficienze culturali, di scadente spessore etico. Il problema, dunque, è di ricostruirlo non solo sul piano del reclutamento culturale e militante, ma pure su quello delle dottrine, della riflessione teorica, delle elaborazioni progettuali, dei referenti ideali e sociali. Tenendo comunque presente che tutti coloro che ne hanno tentato il rinnovamento e il rilancio sul terreno del socialmoderatismo e del più gretto, del più avaro tra i riformismi possibili -o, addirittura, hanno preteso di omologarlo alla ideologia borghese attraverso le soluzioni liberaldemocratiche- in realtà lo hanno portato alla sconfitta, al disastro, quasi sull’orlo del suicidio. In altri termini occorre avere la profonda consapevolezza che il socialismo o è, al tempo stesso, democratico e rivoluzionario, libertario e rispettoso dell’idea di Stato, nazionale e solidaristicamente agganciato alle lotte di emancipazione e di liberazione dei lavoratori di tutto il mondo, popolare e formatore di èlites, impegnato a lottare nelle istituzioni e nella società civile, o non è.

Ed invece oggi, di questi sani ed intensi dibattiti per trovare una “quadra socialista” a livello Nazionale, purtroppo non è rimasto quasi niente. Il PSI è ormai totalmente devastato dalla sua stessa storia, e le posizioni “eretiche” sono completamente assenti nei residuati delle Destre. Ci si perde in fiumi e profluvi di parole a favore di questa o quella ideologia, si passano ore e ore a parlare di Nazifascismo (???!!!), Socialismo Marxista, Destra Sociale, Trozkismo, fino a dibattere giustamente di ottimi punti di riferimenti quali il Socialismo Bolivariano-Chavista o il Socialismo Baathista, per poi trasalire fino a mirabolanti SocialCapitalismi di Stato come in Cina e trasalire in SocialSatrapismi come in Corea del Nord (a cui tuttavia dobbiamo riconoscere una fiera volontà di resistenza antimondialista) di cui sarebbe opportuno riconoscere essere ANNI LUCE LONTANI DAL NOSTRO MODO DI VIVERE.

Sarebbe l’ora, e ci possiamo serenamente rivolgere a tutte quelle formazioni politiche grandi o piccole che ragionano di Socialismo, cominciare a parlare di Socialismo Nazionale ITALIANO, senza ovviamente andare a scomodare Nenni, Pertini o financo Craxi (sebbene proprio da Craxi sia arrivato l’ultimo vagito di Sovranità Nazionale a Sigonella).

Per sintetizzare il nostro pensiero, riproponiamo una parte dello scritto “Socialismo” del nostro Senator Stelvio Dal Piaz che illustra come sempre in maniera imprescindibile il nostro modo di intendere il Socialismo: “Socialismo è un termine che ricorre sempre più frequentemente nel linguaggio politico attuale, ma non é raro il caso – anche storicamente parlando – che ognuno ne dia una interpretazione talmente soggettiva e parziale da alterarne spesso il significato originario. Al punto che é difficile ormai trovarlo isolato senza una qualche aggettivazione: democratico, riformista, massimalista, liberale, nazionale, tricolore, lib-lab, e così via. Comunque, al di là delle aggettivazioni e delle diverse interpretazioni del momento, una cosa é certa: un popolo socialista esiste ed é quella parte viva della Nazione che più sta soffrendo proprio la crisi attuale, ma che non ha voce e rappresentanza e che non ha alternativa se non la ripresa e la realizzazione concreta di quel progetto interrotto nel 1945. Si tratta, con molta umiltà e consapevolezza, di riprendere il filo della Storia, senza interessate pregiudiziali di parte, senza lasciare nulla al caso e all’improvvisazione, anzi ripartendo proprio dall’analisi storica del socialismo in Italia, una storia che non é lineare e che é fatta di luci e di ombre, ma spesso anche di mancati appuntamenti con la Storia a causa della pochezza e della faziosità degli uomini. (…) Socialismo, quindi, anche perché il contenuto concettuale e dottrinario di tale termine ci appartiene storicamente e dobbiamo sentire l’orgoglio di rivendicarlo perché concretamente sperimentato e realizzato, ancorché non compiutamente, a causa dell’esito infausto del secondo conflitto mondiale, di quello scontro titanico che ha visto contro di noi quattro continenti e mezzo e che dovrà passare alla Storia come la “guerra del sangue contro l’oro: “La socializzazione altro non é se non la realizzazione italiana, umana, nostra, effettuabile del socialismo; dico nostra in quanto fa del lavoro il soggetto unico dell’economia ma respinge le meccaniche livellazioni di tutto e di tutti, livellazioni inesistenti nella natura ed impossibili nella storia…“. (Stelvio Dal Piaz)

PATRIA

Anche su questo termine da anni si discute molto. Ed anche qui l’Italiota si presenta perfettamente integrato nel suo habitat dove vive da 69 anni: il recinto in cui sono state rinchiuse le fazioni politiche italiane da Yalta. Dentro il recinto i vari pollai sono facilmente distinguibili. Da una parte la famigerata e trista DESTRA NAZIONALE che ha torbidamente trasformato il primigenio concetto di Comunità Nazionale e Patria  in una PATRIOTTARDA DIFESA DEGLI INTERESSI ATLANTICI spalmata fra Conservatoria da Nazionale di Calcio, i soliti spauracchi di carri russi al Brennero, qualche spruzzata di seltz tradizional-evoliano e veteroguelfismo papalino-andreottiano, scordandosi definitivamente che nel ventennio a cui impudicamente si rifanno i Destroidi furono teorizzati e sviluppati concetti ben chiari, in ovvio contrasto con la Reazione di cui loro stessi si fanno “portatori sani”. Dall’altra parte, a Sinistra, si va da una SocialDemocrazia che ha strizzato l’occhiolino prima a Kissinger ed ora ad Obama, fino ad un progressismo da “mutanda e cannabis“, vagamente condito di venature intellettualoidi, radical chic e antifasciste, che nonostante sia uscito vincitore dalla Guerra Civile del 1945, si è sciolto come neve al sole sotto le spinte della tecnocrazia e dei diktat provenienti da Oltreoceano.

Per noi, invece, che ancora siamo terribilmente innamorati alla nostra Nazione  (cit. Beppe Niccolai «Questa Italia non ci piace e forse neppure ci appartiene, ma è pur sempre la nostra madre e la dobbiamo amare comunque, anche se è diventata una prostituta») il termine Patria si può semplicemente condensare in due punti fermi:

  • in termini di lotta e militanza la Patria deve riconoscersi nella COMUNITA’ NAZIONALE
  • in termini più tradizionali e spirituali, Patria semplicemente significa STIRPE.

L’Italia come idea nazione sta vivendo il suo lento e progressivo sfacelo non solo economico-politico, ma è il frutto della distruzione di un patrimonio valoriale e spirituale che è stato sempre più storicamente nel dopo guerra calpestato da coloro che, “democraticamente” eletti hanno venduto la Patria al sistema dell’usocrazia sovranazionale perpetrando l’onta ignominiosa di tradimenti che ebbero la loro genesi l’8 settembre 1943. Gli ultimi tre governi non sono nemmeno stati eletti e anche il termine “democrazia” diventa ormai una commedia trista che non trova nemmeno più posto in un teatrino di periferia. Una svendita, protrattasi nei 69 anni di storia cosiddetta “repubblicana”, che ha avuto il suo culmine nel 1992 con le decisioni prese sul Britannia e che ora con l’attuale governo fieramente “atlantista” avrà il suo apice ed il suo definitivo compimento. Sempre più generazioni del prossimo futuro pagheranno sonoramente in termini di schiavitù sociale, politica ed economica.

Ciò che per noi, fautori e continuatori ideali dell’idea Socialista Nazionale, è eresia assoluta perché del senso di Comunità Nazionale e di PATRIA noi ne facciamo un mantra che caratterizza la nostra azione socio-politica-spirituale. Diventa una missione, un credere ciecamente per fede alla ricostruzione del Paese-italia in senso nazionale. Ci opponiamo, pertanto senza vergogna dichiarandoci pazzi di questo tempo, a tutto ciò che è di sovranazionale, globalizzante, omologante ovvero sosteniamo appoggiando strenuamente ciò che è sociale, ciò che è ente-Stato, ciò che è nazione, ciò che è PATRIA e che ribadiamo per noi diventa tutto nel paradigma delle forze vive di un paese unite corporativamente, un segno intangibile del nostro DNA politico-sociale. Le organizzazioni sovranazionali, fautrici della finanza creativa, contrarie conseguentemente all’idea-uomo come cellula fondamentale della Comunità Nazionale, ma schiavo con il suo lavoro dell’idea-debito creata dalla loro malvagità intrinseca, attraverso la creazione della moneta-debito essendone i proprietari e prestatori agli Stati-nazioni, privandoli, in tal senso del loro diritto intrinseco di vita in tutti i sensi.

Per questo non ARRETREREMO MAI sull’argomento SECESSIONISMO nè tantomeno di revisione dello stato su modello MacroRegionale, vero abominio e modello di delirio strutturale. Non fa parte dei nostri programmi, nè lo farà mai parte. I Sognatori della Stella Alpina, i Revanscisti NeoBorbonici, i gondolieri della Serenissima 2.0,  gli EtnoBricoNazionalisti che pensano di utilizzare il Secessionismo come puntello per scardinare il sistema o magari cacciare l’Invasore Occupante, diciamo SVEGLIA !

La sola idea (peraltro ripetutamente ventilata da prestigiose merchant bank molto vicine alla tecnocrazia europea) di dividere l’Euro in due “sotto-monete a due velocità” è la sciagura definitiva a cui il bricosecessionismo può dare una mano fattiva.

Non intendiamo certo prostrarci ai “beceri latrati” di movimenti antinazionali, che dopo aver dato il peggio di sè in termine di moralità politica, vorrebbero insegnarci l’economia su scala europea oppure coinvolgerci in posizioni anti-immigrazione di cui già siamo fieri sostenitori, senza per questo prima Ululare al Druido Celtico e poi partire per ridicole Crociate Anti-Islamiche.

Non intendiamo venderci al miglior offerente che si presenti come deciso ad abbattere il sistema Italia non considerando minimamente che sono proprio i più insulsi separatismi e i nostalgismi preunitari, i migliori puntelli del sistema. Che questi sognatori la smettano di fare uso del “doping politico” perchè Secessionismo fa rima con “Divide et Impera“, locuzione che in molti dovrebbero conoscere.

Qui non si tratta di difendere la Repubblica nata dalle macerie del Seconda Guerra Mondiale; si tratta semmai di difendere e non arretrare su quell’idea di Patria, che non è nata nè in Piazza Sansepolcro nè nella Giovine Italia (tanto per nominare due periodi storici in cui l’idea di Patria fu quantomeno difesa), ma che viene da almeno due millenni orsono quando già si parlava di Penisola Italica.

Allo stesso modo, e l’abbiamo chiaramente espresso con la nostra FERMA POSIZIONE sulla questione Ucraina, non intendiamo delegare o deviare la nostra bussola politica in base alla comparsa di fantomatiche iconografie “neonazi”, che nascondono e obnubilano chiare POSIZIONI FILOATLANTICHE CHE MAI CONDIVIDEREMO.

LAVORO

Oggi è il 1 Maggio: un giorno descritto come la festa dei lavoratori, dovrebbe vedere “Individui collocati in una società che il lavoro lo produca”. Eppure, nonostante lo scempio provocato sulle occupazioni e sui mestieri dalle tecnocrazie finanziarie capital-mondialiste, grossa parte di cittadini continua ad augurarsi vicendevolmente e passivamente “buona festa!”, quasi ci fosse attualmente ancora qualcosa da festeggiare, noncuranti del fatto che questa giornata rappresenti un’onta nei confronti di coloro ai quali l’opportunità al lavoro è stata sottratta assieme al diritto di poter sognare un futuro.

Non passa giorno che non si senta parlare di un fantomatico JOBS ACT (sarebbe opportuno notare l’uso ripetuto dell’Inglesismo, tanto per ricordare agli schiavi chi è che decide per noi) che dovrebbe risolvere

Anche qui urliamo SVEGLIA!

Il progetto per gli abitanti del RECINTO ITALYA è soltanto quello del precariato a Tempo Indeterminato, con una cospicua riduzione dei salari medi, in totale favore dei guadagni delle Corporation Mondiali, che una volta raggiunto un livello di disoccupazione stratosferico, ritorneranno ad investire nella Colonia Italya offrendo contratti disumani e paghe da caporalato. Ben presto vi ricorderete delle nostre parole.

Siamo stufi di ascoltare i fuochi pirotecnici dalle polveri bagnate di Fonzie; non ci interessano, anzi ci disgustano. Consideriamo l’attuale Presidente del Consiglio soltanto un’evoluzione “mutante in salsa atlantica” del semiducetto di Arcore; così come consideravamo un’immane e nefasta sciagura la presenza del camerierato del Biscione, così consideriamo una tragedia il passaggio alla Privatizzazione Definitiva della nostra Nazione, che il Rottamatore Nazionale (non c’è dubbio nell’affermarlo) proverà a portare avanti nei prossimi mesi. I ministri Padoan e Poletti sono degli ottimi nocchieri del plenipotenziario Olly Rehn che sapranno senza indugi guidare la diligenza Italya verso l’oblio.

Parliamoci fuori dai denti: la nostra soluzione è la Socializzazione.

Molto presto apriremo un altro importante fronte della nostra attività tecnico-politica imperniata proprio su questo che è uno dei punti cardine della nostra formazione. Questa (già da molto tempo) è la soluzione che proponiamo per la Rinascita del Lavoro, insieme a tutta la ristrutturazione dell’articolazione Statale, come illustrato nel nostro Programma politico.

L’ITAGLIA di Renzie, di Papi, dei Comici 2.0, dei Selfie, dello Ius Soli, della ControDiscriminazione, dei Cinguettii Papali…non è la nostra ITALIA.

Non saremo mai i CAMERIERI DELL’USURA nè i LACCHE’ DEL PADRONE OCCUPANTE.

Noi tutto questo non lo accettiamo e siamo intenzionati a resistere finchè l’ultimo di noi avrà un flebile respiro. Il nostro PRIMO MAGGIO, non è quello dei pacifinti antifa radicalchic del “concertone” di piazza San Giovanni. Il nostro PRIMO MAGGIO è la festa della bellezza e dell’etica del LAVORO ormai negate in questa Italia occupata dagli scranni della “DITTATURA FINANZIARIA”. IL NOSTRO PRIMO MAGGIO è UN OCCASIONE PER RINNOVARE IL GIURAMENTO AD UNA DELLE FONDAMENTALI RAGIONI DELLA NOSTRA ESISTENZA DI SOCIALISTI NAZIONALI:

PATRIA E SOCIALISMO, FINO ALLA VITTORIA !!!

La Comunità Politica di Unione per il Socialismo Nazionale.

***

Dov’è “la mia gente”, quella orgogliosa di essere Comunità militante, quella che ha sempre dato senza mai nulla chiedere, quella orgogliosa della sua “diversità” morale, quella pronta ad essere a fianco del Camerata in difficoltà, quella desiderosa di voler emulare le gesta gloriose della “stirpe”, di quella stirpe Italica immortale e perenne che sopravvive ad ogni sventura contingente ? Dov’è, dov’è la “ mia gente”, ci chiediamo  con l’ansia e la preoccupazione del soldato politico che non vuole mollare, con la volontà del militante Socialista nazionale che sta battendo il territorio per unire i vari “reparti” rinchiusi nei sparsi fortini del “deserto dei tartari” ( abbiamo usato i fortini  come metafora della “rete” dove si perde il senso della realtà e si finisce per perdersi negli “scazzi” personali scambiandoli per comunicazione dialettica ) ? Non vorremmo che siano scomparsi insieme alla “penisola che non c’è”, che si siano mimetizzati nelle stanze di quei partiti  che sono divenuti “fazione” contro la Nazione, che si siano anch’essi imbrancati tra i tifosi di quello o di quell’altro tra i  personaggi rappresentativi di uno stato in declino con tutte le sue strutture e istituzioni. Noi vogliamo ritrovare la nostra gente, noi vogliamo farla uscire dai “fortini del deserto” perché è il momento di riconquistare la piazza, di ritornare fra la gente smarrita e delusa con lo scopo di renderla partecipe e protagonista del nostro progetto politico-istituzionale. Noi vogliamo parlare non solo alla pancia degli italiani, ma anche all’anima di un popolo che nasce e vive in un territorio depositario della parte prevalente delle vestigia di una civiltà che ha segnato la storia di tutti gli altri popoli. Un popolo che, nell’ “americanizzarsi” ha perduto il senso del bello, l’orgoglio dell’appartenenza, il diritto all’identità.  Vogliamo solo assistere passivamente al declino dello stato e alla scomparsa della nazione, o vogliamo, fortissimamente vogliamo tornare  ad essere tutti insieme avanguardia del riscatto nazionale e sociale come abbiamo giurato sul nostro onore  di Soldati politici ? Tertium non datur . ” (Stelvio Dal Piaz)

Solo con il lavoro e con la collaborazione fra tutti gli elementi della produzione si aumenterà il benessere individuale. Fuori di questo, fuori di questi limiti è la miseria individuale e la rovina della Nazione.” (Benito Mussolini – Torino, 25 ottobre 1923)

Comunichi al Senatore Agnelli che nei nuovi stabilimenti Fiat devono esserci comodi e decorosi refettori per gli operai. Gli dica che il lavoratore che mangia in fretta e furia vicino alla macchina non è di questo tempo fascista. Aggiunga che l’uomo non è una macchina adibita ad un’altra macchina.” (Benito Mussolini, Telegramma del 16 luglio 1937)

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7 risposte a 1 MAGGIO. SOCIALISMO, PATRIA E LAVORO

  1. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    A suo tempo abbiamo anche affermato con vigore e passione: ” Occorre riprendere il filo rosso della Storia scritto dalla generazione dei socialisti rivoluzionari che, davanti al costante, travagliato processo di socialdemocratizzazione del socialismo, davanti all’elemento razionalistico del marxismo, opposero la fede, la passione inalterata ed inalterabile del mito della Rivoluzione Sociale. Cosa ne consegue sul piano storico e politico, alla vittoria del riformismo capitalista ? Può piacere, può dispiacere, può fare anche male a qualcuno, ma i fatti ci dicono che l’unica vera rivoluzione d’Italia è quella che va dal Risorgimento al Fascismo o, per meglio dare il senso della incompiutezza e del dramma, dalla Repubblica Romana di Mazzini, Garibaldi, Armellini, saffi, Mameli, Pisacane, schiacciata dai fucili dell’esercito francese chiamato dal Papa, alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini, Gentile, Marinetti, pavolini, Pound, Bombacci, schiacciata dalle armate anglo-americane sostenute dalla plutocrazia di quattro continenti e mezzo. “

  2. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Ovviamente anche Saffi e Pavolini con lettera più che maiuscola, ma a volte il mezzo meccanico fa brutti scherzi !

  3. Donne Socialiste Nazionali USN ha detto:

    Sottoscriviamo ogni parola e ogni citazione riportata nell’articolo.
    Non sono stati espressi soltanto pareri o soggettive opinioni, bensì è stata descritta la Verità delle Cose, è stata legittimamente attribuita agli aguzzini atlantici e filo-atlantici l’imprescindibile responsabilità della devastazione operata ad oggi sull’Italia e sono stati Accesi i Doverosi Riflettori su Coloro che l’Italia invece l’avevano resa Grande, Socializzata ed Umana.
    Socialismo (il nostro), Patria e Lavoro…Avanti!

  4. wids72 ha detto:

    La nostra storia è stata prepotentemente violentata e orientata sui binari scritti e imposti da quelle centrali di potere economico finanziario la cui logica di profitto si basa sulla concezione della moneta-debito; un cancro subdolo e violento allo stesso tempo, che si traduce in tutte quelle declinazioni democraticiste “sociali” che sanciscono la morte progressiva del corpo sociale stesso e dell’idea di patria e nazione. In questi giorni le strade delle nostre città sono disseminate di manifesti e slogan elettoralistici e tutti gli scherani da avanspettacolo nostrano a vari livelli si armano di effimera lena per portare acqua al proprio mulino raccogliendo le briciole del “ricco epulone” come cagnolini addestrati a sbeffeggiar la massa italiota imbevendosi delle loro idiozie. Come socialisti nazionali nell’essere dell’anima fermamente ci chiamiamo a raccolta e denunciamo la malvagità di questi tempi e l’oscurità imposta dai plutocrati di ogni tempo…In alto i cuori!!!!

  5. Alter ha detto:

    “District Italy”.
    Dal 25 aprile 1945, la Nazione Italia e’ ridotta al ruolo di distretto provinciale economico.
    “District Italy”, gli itaglioni affetti da anglodipendenza apprezzano moltissimo questa denominazione che settanta anni fà li ha “promossi” a provincia del secolare impero finanziario anglosassone fondato sullo sfruttamento intensivo dell’uomo e delle risorse naturali.

    Il Piano Morgenthau prevedeva la riduzione della Germania Nazionalsocialista a territorio spartito tra i vincitori, e ridotto (letteralmente) alla pastorizia…
    Ma la scorza del Popolo Tedesco alla fine ha prevalso, e la Germania Unita, pur tra tutti i ricatti ed i condizionamenti di Yalta e successive Maastricht, è tornata ad occupare il posto di primafila che la storia continentale per diritto naturale, le riserva.

    L’itaglietta impantanata negli antifascismi, e processionante al seguito delle santificazioni vaticane no.

  6. Un camerata ha detto:

    “Un popolo che non s’indebita fa rabbia agli usurai”
    Ezra Pound

  7. Anonimo ha detto:

    Al Direttore Maurizio Canosci
    Caro direttore mi complimento con l’estensore dell’ articolo Socialismo, Patria e Lavoro, conciso e ben sviluppato. Qualche perplessità ho ricavato dalla citazione della frase sull’Italia,attribuita a Beppe Niccolai, frase che citata senza la dubitativa ( e forse non ci appartiene) avrebbe un senso logico anche nella sua conseguenza ( e la dobbiamo amare comunque) ma con la dubitativa perde,a mio parere, di logicità perché “se forse non ci appartiene”…la conseguenza logica,a mio avviso, sarebbe che -forse non è pur sempre nostra madre e …forse non la dobbiamo amare comunque – non essendo noi sangue del suo sangue.
    Chiedo in sintesi a te che probabilmente hai conosciuto il Niccolai cosa lo stesso volesse intendere quando diceva a proposito dell’Italia …”e forse non ci appartiene” .
    cordialità
    Mario

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