NOI E LA CRISI

debitoLa società odierna, vive un’epoca caratterizzata da uno stato di crisi che stampa e televisione, con il loro potere persuasivo ne sviscerano ogni sua origine e sfaccettatura, abituando, allo stesso tempo, la società a viverlo, amaramente per i cittadini e opportunisticamente per chi ci guadagna, come una situazione normale. Per contro, come evidenziato il cittadino medio coattivamente ed inesorabilmente ne vive nel procedere della quotidianità gli effetti e le conseguenze nella vita reale divenendo la stessa per gli organi di potere un banco d’esperimento delle politiche globali, lasciando le persone comuni in uno stato di sconcerto, isolamento e disorientamento tra le vacue promesse di ogni tempo del politico che passa in rassegna sul palcoscenico della politica italiana.

Da questo aspetto subentrano considerazioni certamente negative da parte della società, incapace di accampare una sorta di ribellione se non questa controllata ed etero diretta dal sistema stesso per mezzo di movimenti e formazioni politiche altro che non sono l’immagine di riflesso del marasma generale in cui vive la popolazione priva di un patrimonio etico-valoriale opportunamente cancellato dagli organi di potere internazionale in nome e per conto della cosiddetta globalizzazione.

E’ opinione comune che la politica ha lasciato, progressivamente nell’ultimo trentennio, spazio alla finanza la gestione del governo del Paese e i due aspetti, politica e finanza, in una sorta di commistione, sono divenute due facce della stessa medaglia, dove la finanza stessa fagocitando sempre più la politica ne ha assunto il controllo divenendo il potere assoluto e dominante della realtà politica, sociale ed economica. In ragione di quanto evidenziato il cittadino reso ignaro delle dinamiche finanziarie che dominano la scena internazionale diventa una pedina di progetti globali caratterizzanti un’epoca che vive di un’ideologia  dove la persona e la sua dignità passano in secondo piano.

Lo Stato a fronte di ciò, non è più il garante di una Nazione, non è più assemblatore dei componenti di una comunità vitale e coesa verso il suo benessere, ma entità astratta e manipolata dal mercato e dalla finanza reali conduttori occulti dello stesso Stato divenuto azienda in una società senza più identità storico-culturale, ma sempre più inquadrata in un ottica globalizzata e sempre più votata a sottomettersi alle logiche cosiddette del libero di mercato.

A parere di alcuni osservatori e analisti internazionali non facenti parte di ciò che si chiama del panorama “politicamente corretto”, sembra che la storia sia stata vissuta e condotta nei suoi eventi al perseguimento di questi scenari di cui l’attualità ne è caratterizzata. La globalizzazione come ci era stata paventata dagli organi di stampa e televisione come il sinonimo di benessere nel quale tutti i popoli avrebbero vissuto nella pace e nella giustizia universale; mai menzogna più atroce è stata propalata, ma i fatti hanno dimostrato e mostrano attualmente una realtà diversa dove la povertà a vari livelli fra tutti i popoli è la matrice dominante. Ciò che veramente è riscontrabile è che esistono élite di potere che aumentano le loro ricchezze unitamente al potere mentre i poveri sono sempre di più sistematicamente. E’ importante capire come si è giunti al giorno d’oggi a questo deplorevole stato di cose.

Si è sottolineato pocanzi termini come “nazione” e “comunità” e soffermiamoci brevemente a riflettere su questi aspetti. Quando un ordinamento statale ha come asse portante e valore la nazione su cui basare il proprio indirizzo politico ed economico ecco che la società nelle sue componenti come lavoro, sanità, scuole, assistenza sociale, servizi in genere ecc., sono orientati a contribuire all’accrescimento del livello di benessere di quest’ultimi, ma se quest’ordinamento lascia ad attori esterni legati alla finanza e al profitto illimitato la gestione di un paese, la conseguenza è il progressivo impoverimento della società nel suo insieme sia dal punto di vista economico-materiale che valoriale-spirituale. La ricchezza non è nel denaro stesso in quanto tale ma è nelle potenzialità dell’uomo che le sfrutta nel lavoro e il denaro ne diventa la misura di questo valore. Il denaro appartiene ad ogni popolo, al suo lavoro, alla sua identità storico-culturale. La povertà nasce nello svilimento spirituale dell’uomo che viene reso una merce dall’ingiusta distribuzione della ricchezza che nei tempi odierni è racchiusa nel potere di organizzazioni sovranazionali che stanno conducendo i popoli all’autodistruzione in nome del mercato globalizzato.

Se la moneta e la sua gestione politica viene ceduta ad organi che ne controllano l’emissione, ecco che gli ordinamenti statali nazionali ne perdono il potere indebitandosi verso questi organi d’emissione generando ciò che comunemente è chiamato crisi dei debiti sovrani. Dov’è la democrazia e il potere del popolo?

Realtà queste ormai svuotate di senso e valore, aspetti attraverso i quali, nella storia, lobby internazionali di potere si sono insinuate subdolamente, mediante l’asservimento di classi politiche compiacenti, nella vita sociale dettandone l’indirizzo attraverso bisogni e scopi opportunamente preparati ad un fine esclusivamente di lucro per queste organizzazioni internazionaliste asettiche e distanti agli interessi di una nazione. Il denaro come le persone è divenuto una merce e non più uno strumento, bensì una forma di schiavitù che ha reso il lavoro non una fonte di edificazione di una comunità nazionale, ma un supplizio nel quale ogni lavoratore è un meccanismo ignaro di una macchina globalizzata.

A questo punto ecco che i governi non sono più rappresentativi dei popoli ma amministrano la cittadinanza in nome e per conto dei poteri esterni allo Stato stesso che ne dettano l’agenda politico economica. Siamo, a questo punto consapevoli, a quale livello di regresso sono ridotti i popoli che hanno loro imposto un sistema di tale nefasta fattezza?

Noi fermi nei nostri propositi e intenti denunciamo strenuamente le nefandezze socio-politiche-economiche che caratterizzano questa realtà avanzando le istanze sociali e nazionali di cui come comunità nazionale ne facciamo un monito continuo affinchè possa smuovere le coscienze e indirizzarle verso la riconquista di una dignità patriottico-nazionale…in alto i cuori!

Cuore Ribelle

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11 risposte a NOI E LA CRISI

  1. wids72 ha detto:

    Sempre Liberi, Sociali e Nazionali…uniti in sinergie morali e spirituali verso quell’insorgenza nazionale che ci caratterizza nell’azione…In alto i cuori!!!!

  2. Anonimo ha detto:

    Ottima analisi come sempre…formare ed informare…avanti!

  3. Donne Socialiste Nazionali USN ha detto:

    Ezra Pound, ci ha lasciato in eredità profonde riflessioni riguardo all’Usura internazionale che già allora aveva smascherato:
    “Con Usura …non si dipinge per tenersi arte in casa
    ma per vendere e vendere presto e con profitto,
    peccato contro natura,
    il tuo pane sarà staccio vieto arido come carta,
    senza segala né farina di grano duro.
    Usura appesantisce il tratto, falsa i confini.
    Con Usura
    nessuno trova residenza amena.
    Si priva lo scalpellino della pietra,
    il tessitore del telaio
    Con Usura
    la lana non giunge al mercato
    e le pecore non rendono
    peggio della peste è l’Usura, spunta
    l’ago in mano alle fanciulle
    e confonde chi fila…”

  4. Rudolf05 ha detto:

    Trovo questo articolo, nella sua tragicamente scottante attualità, estremamente piano ed accessibile. Direi che potrebbe tranquillamente costituire lo spunto per una piattaforma di informazione comune. Fuor di ‘metafora’, potrebbe e dovrebbe giungere ed essere metabolizzato da tutti, proprio perchè universalmente comprensibile, senza distinguo pseudo-politici di sorta. Credo verrebbe percepito nella maniera adeguata dai più.

  5. Alter ha detto:

    Il momento è tragico…

    La crisi che non finisce mai?
    L’endemica mancanza di leader onesti, di esempi morali e visioni positive per il futuro?
    La disoccupazione dei padri, delle madri e dei figli?
    La morsa del fisco sul lavoro?
    La partitocrazia mafiosa di stato?
    Il capitalismo familista vorace che ha prosciugato i tesori di stato?
    La totale cessione di ogni residua sovranità nazionale?
    La criminalità dilagante?
    La finanza bancaria vampira?
    L’emigrazione dei migliori cervelli italiani?
    La totale distruzione di massa del tessuto economico e sociale che aveva edificato la ripresa nel dopoguerra?

    No, queste sono bazzecole.
    L’Itaglia di prandelli e balotelli è stata buttata fuori dai Mondiali di Calcio.
    Questo è un colpo durissimo per il morale degli itaglioni; essi non si riprenderanno mai piu’.

  6. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    LA STORIA CI INSEGNA CHE LA DECADENZA DI UN POPOLO NON LASCIA INDENNE ALCUN SETTORE DELLA VITA SOCIALE E CIVILE. QUINDI NESSUNA MERAVIGLIA SE ANCHE IN CAMPO SPORTIVO PERDIAMO SENZA COMBATTERE, SENZA DIMOSTRARE ORGOGLIO, SENZA LA NECESSARIA COESIONE. LE DIMISSIONI DELL’ALLENATORE SONO DOVUTE ANCHE PERCHE’ HA COSTRUITO UNA SQUADRA SU DI UN PERSONAGGIO NON DI STIRPE ITALICA SOLO PER RISPONDERE AL “POLITICAMENTE CORRETTO “. MA DOVREBBE VERGOGNARSI ANCHE IL CIRCOLO MEDIATICO CHE HA ELETTO QUESTO “PERSONAGGIO ” COME RAPPRESENTANTE DELL’ “INTELLIGHENZIA CALCISTICA “. IL PEGGIO E’ ANCORA DIETRO L’ANGOLO ! NOI, ORGOGLIOSAMENTE ITALIANI DI STIRPE ITALICA NON MOLLIAMO. IN ALTO I CUORI !

  7. Alter ha detto:

    L’Itaglia prandella e balotella ritorna a casa.
    A questo punto, non si dovrebbe sentir parlare di prandellate per un bel pò.

    Ma questa è Itaglia, non scordiamolo mai, ed il Citti’ è compare di Matteo; il fantastico “Leader dei mille giorni”…
    Magari ora lo aspetta una promozione; per gli altissimi servigi resi a “il paese”.
    Magari ora il “Leader dei mille giorni” lo vorrà orgogliosamente al suo fianco.

    Prandelli “Ministro dello Sport”, suona bene.
    Prandelli Ministro dello Sport, con delega all’integrazione sportiva multietnica, suona ancora meglio.

    E poi la ciliegina sulla torta:
    Balotelli Ministro della Gioventu’; perchè l’esempio, l’intelligenza, l’etica, la morale ed il dovere, vengono prima di tutto.

    Questi Mondiali sono andati male, ma i prossimi…

  8. Compagnoincamicianera ha detto:

    Buonasera per il signor Alter : ha dimenticato Cassano al ministro dell’economia….

  9. Luca Ricci ha detto:

    Balotelli dopo i rimproveri di Buffon ha detto che i negri non avrebbero mai scaricato un loro fratello. Allora io gli consiglio di riappropriarsi del suo cognome naturale, Barwuah, e di aderire alla nazionale del Ghana (sempre che trovi posto).

  10. Alter ha detto:

    Marietto è un ragazzo fortunato, come Cesarino…
    Entrambi vivono nel mitico paesello dei mandolini; il paese in cui meno uno vale e piu’ guadagna.

    Marietto ha poco da recriminare; i “Fratelli” neri – che sono gente seria – uno scompensato del genere in squadra non lo avrebbero mai preso, invece la defunta Nazionale prandella ruotava attorno a questo pseudo fenomeno mediatico.

    L’itaglia prandella era costruita a cornice della immatura figura psicologica del “niu’ itelian” Balotelli; scelta demagogica obbligata, visto la visione populista multietnica imperante.

    E domani tutti a casa, pronti per le meritatissime vacanze estive.

  11. Alter ha detto:

    L’Argentina è minacciata dalle pretese dell’ennesimo cravattaro privato, dell’ennesimo Shylock, dell’ennesimo Boletus diabolicus cresciuto nel marciume del sottobosco dell’Usura, che ha sede illegale nei criminalissimi States.

    Shylock oggi reclama la Carne della Nazione argentina.
    Ma una Nazione Sovrana, e l’Argentina (a differenza del paese dei mandolini) ancora lo è; dispone di armi molto efficaci per liberarsi dalla morsa della finanza privata che sfrutta “Leggi federali” create ad arte dal regime massonico yankee, per aggredire le Nazioni che non si piegano alla violenza usuraia schiavista.

    L’Usuraio, lo Shylock “moderno” che oggi osa reclamare la Carne di una Nazione, deve sapere che rischia di perdere la propria.

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