SOLO DALLA TERRA RINASCE LA PATRIA ITALICA

autarchiaagrI dati che ci fornisce l’ISTAT attraverso il sesto censimento generale dell’agricoltura ci comunicano, in maniera inequivocabile, lo stato avanzato di crisi dell’agricoltura italiana, ormai prossima al fallimento. L’AIAB (Associazione italiana per l’agricoltura biologica) già in un proprio comunicato del 5 luglio 2011 così descriveva la situazione venutasi a creare tra il 2001 ed il 2011: “Il quadro che emerge dai dati provvisori del 6° Censimento generale dell’agricoltura fotografa tendenze da tempo in atto nel settore, ma stupisce per la loro entità e ci restituisce un’istantanea dell’agricoltura italiana a dir poco preoccupante. Siamo di fronte a una pesante perdita della superficie agricola utilizzata pari a 300 mila ettari, a una perdita di superficie aziendale totale di un milione e mezzo di ettari, nonché in presenza di una gravissima perdita del numero delle aziende, che negli ultimi dieci anni si sono ridotte di circa un terzo. 

Numeri che non denunciano solo una radicale ristrutturazione del settore primario, ma che puntano il dito verso un vero e proprio abbandono delle zone rurali, verso una erosione di terre fertili per un mal concepito uso del suolo e, soprattutto, verso una politica incapace di investire nell’agricoltura e nella preziosa opera di presidio del territorio che le aziende agricole offrono alla collettività. Sul fronte dell’abbandono del territorio la situazione è particolarmente grave in regioni come la Liguria, la Valle d’Aosta e il Friuli Venezia Giulia – caratterizzate da una grande vulnerabilità idrogeologica, dove la presenza di tessuto agricolo è fondamentale – che negli ultimi dieci anni hanno visto rispettivamente una contrazione delle aziende del 46,1; del 41,2 e del 33%”. (fonte: http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2852)

In dieci anni, dunque, le aziende agricole sono passate da 2.405.405 a 1.630. 420 con la scomparsa, soprattutto delle piccole aziende, e con l’aumento della concentrazione produttiva. Infatti, si è passati da dimensione media aziendale di 5,5 ettari a 7,9 ettari. Inoltre, l’8% delle imprese agricole gestisce il 63% dei terreni coltivabili.

Il settore dell’allevamento, se possibile, sta ancora peggio con un crollo delle aziende di circa il 70% tra il 2000 e il 2010. I dati Istat ci raccontano di uno smantellamento dell’agricoltura mista allevamento-coltivazione e di una sua sostituzione con un sistema fondato su allevamenti intensivi e industrializzati che oltre a creare grossi problemi ambientali dovuti ai reflui non regge nemmeno da un punto di vista economico, essendo la zootecnia il settore più indebitato dell’intero comparto agroalimentare italiano.

Le grosse aziende quindi sopravvivono mentre le piccole ovviamente chiudono e gli agricoltori più poveri sono costretti alla fame. Costi esosi dei terreni agricoli, ormai diventati oggetto di speculazione, affitti elevatissimi, difficoltà di accedere al credito da parte di molti agricoltori, soprattutto giovani, una burocrazia soffocante che scoraggia anche i più volenterosi, una concorrenza straniera che a fronte di un quasi inesistente sostegno pubblico alla nostra agricoltura, presenta prezzi inferiori a quelli dei produttori italiani, rappresentano alcune delle cause della crisi.

U.S.N. nella sua battaglia per il Socialismo Nazionale Italico, in attesa dell’applicazione dello Stato Nazionale del Lavoro, che prevede la suddivisione in AMBITI PRECISI propone:

  1. la nazionalizzazione dei terreni agricoli inutilizzati e la loro cessione gratuita in usufrutto agli agricoltori, con diritto di prelazione per gli eredi che intendano continuare a coltivarla (quindi non ereditarietà automatica) senza continuare;
  2. contributi a tasso zero per i giovani coltivatori per l’approntamento delle aziende agricole e sgravi per le assunzioni;
  3. snellimento deciso della burocrazia;
  4. costituzione di un SINDACATO UNICO DELL’AGRICOLTURA che gestisca e vigili sul settore dal momento della produzione fino al consumo, ne controlli i prezzi (con eventuali calmieri), uscendo quindi dalla logica capitalistica di mercato, e che vigili rigidamente per evitare che non si creino CONDIZIONI DI LAVORO DISUMANE E SFRUTTAMENTO DELLA MANODOPERA.

Che il settore agricolo possa tornare uno dei polmoni dell’economia nazionale, lo dimostrano i recenti dati occupazionali: “Mentre l’Istat registra il dato più cupo sulla disoccupazione (arrivata al picco del 12,6%) qualche buona notizia arriva sul fronte dell’agricoltura. «Crescita record delle assunzioni in agricoltura – ha annunciato Coldiretti – il settore a far registrare il più elevato aumento nel numero di lavoratori dipendenti con un incremento record del 5,6%». Un dato positivo emerso dall’analisi di Coldiretti sui dati Istat del secondo trimestre 2014 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «Il trend positivo dell’agricoltura – sottolinea l’associazione – è il risultato di una crescita record del 27,6% al nord e del 28,6% al centro mentre si registra un calo nel sud Italia (-8,3%)». Si stima peraltro «che abbia meno di 40 anni un lavoratore dipendente su quattro assunti in agricoltura, dove si registra anche una forte presenza di lavoratori giovani ed immigrati». Un segnale «incoraggiante» per battere la disoccupazione «viene anche- continua l’associazione agricola- dall’aumento del numero di imprese agricole condotte da giovani under 35 che nel secondo trimestre sono salite a 48.620 unità con un incremento del 2,6% rispetto al trimestre precedente». Le campagne, insomma, «possono offrire prospettive di lavoro sia per chi vuole intraprendere con idee innovative che per chi vuole trovare una occupazione anche temporanea – dice il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo – l’esperienza dimostra che molti giovani hanno saputo riconoscere ed incarnare le potenzialità del territorio trovando opportunità occupazionali, ma anche una migliore qualità della vita». (fonte: http://food24.ilsole24ore.com/2014/08/agricoltura-in-controtendenza-occupati-perlopiu-giovani-in-aumento/)

L’aumento della manodopera, ovviamente, in uno STATO DISASTRATO come l’Italia, genera problemi sociali di rilevante importanza, come in Puglia, dove sono diffusi i casi di lavoratori che si sono “riscoperti” braccianti per motivi di sopravvivenza, storie fatte di disagio in attesa di una speranza che solo UNO STATO ORDINATO PUO’ E DEVE DARE : “Non solo immigrati, tra i nuovi schiavi ci sono anche italiani. Otto anni fa “l’Espresso” aveva svelato lo sfruttamento degli immigrati nelle coltivazioni pugliesi. Adesso in quei campi ci sono ragionieri, geometri, muratori del nostro Paese. Che non trovano lavoro.(fonte:http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/08/22/news/schiavi-italiani-pomodori-1.177474)

IL CASO EMBLEMATICO SICILIANO

Le notizie che arrivano dalla regione sicilia sono tutt’altro che incoraggianti. Oggi con espedienti vari si sta cercando di togliere la terra ai contadini, che con il cappio debitorio alla gola, sono costretti e ai faccendieri e affaristi senza scrupoli provenienti dal nord.
Gli agricoltori si trovao in una situazione fortemente debitoria dovuta a guadagni praticamente inesistenti (dal 2001 il gasolio agricolo che è aumentato del 400%, i ricavi dei prodotti agricoli che sono fortemente diminuiti e con i fertilizzanti e i mangimi che sono aumentati del 400%.). Quindi, margini di redditività ridicoli, difficoltà nella vendita dei prodotti, credito bancario assente; da qui nascono, debiti su debiti, che l’agricoltore non riesce più a onorare. Arrivano le ingiunzioni di pagamento, le banche non danno più crediti, beni mobili e immobili vengono pignorati e ipotecati. Alla fine l’azienda viene messa in vendita. Ma i proprietari agricoltori non possono riacquistarla, perché le banche non fanno prestiti ai pignorati. Al momento dell’asta entrano in gioco “i soliti noti” che acquistano la terra per quattro soldi, terra che rimane alla fine incoltivata.

La “buona filiera” viene distrutta e al posto dei terreni magari verranno costruiti Grandi Magazzini con alimenti provenienti dalla Cina e dai Paesi Nordafricani trattati con i peggiori diserbanti e veleni di ogni tipo, con peggioramento della qualità della vita ed aumento dei tumori. Filiere lunghe e sfruttamento degli immigrati sono ancora troppo spesso la base dei prodotti di eccellenza meridionali. Il caporalato riguarda oltre 400 mila lavoratori stranieri, ma anche altri 600 mila che vivono in condizioni di assoluto degrado, in alloggi di fortuna, in mezzo alla terra. In Sicilia, ad esempio, è un fenomeno gestito da donne. Che sono anche quelle che poi ne pagano il prezzo.

Di enorme gravità è anche il recente caso emerso  dei “festini agricoli”, casi emblematici di MANCANZA ASSOLUTA DI STATO evidenziati di recente anche in un dossier pubblicato dal quotidiano Repubblica: “Possono prendere il mio corpo. Possono farmi tutto. Ma l’anima no. Quella non possono toccarmela». Alina mi indica un locale in mezzo alla campagna. «Lì dentro succede tutte cose possibili». È uno dei pochi edifici che interrompe la serie infinita di serre. Il bianco dei teli di plastica va da Acate a Santa Croce Camerina. Siamo a Sud di Tunisi, terra rossa e mare azzurro che guarda l’Africa. Siamo nella “città delle primizie”, uno dei distretti ortofrutticoli più importanti d’Italia. Il centro di un sistema produttivo che esporta in tutta Europa annullando il tempo e le stagioni. Gli ortaggi che altrove maturano a giugno qui sono pronti a gennaio. Un miracolo chimico che ha ancora bisogno di braccia…(fonte: http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/09/15/news/violentate-nel-silenzio-dei-campi-a-ragusa-il-nuovo-orrore-delle-schiave-rumene-1.180119)

CONCLUSIONI

L’analisi del caso siciliano è peraltro un male comune in tutta Italia dove le politiche europee (che proteggono le Corporation) e l’inesistenza di politiche statali, mettono solamente i bastoni tra le ruote degli agricoltori. Vergognosa la forchetta di ricavi tra i produttori agricoli e quelli della Grande Distribuzione. Il produttore agricolo ormai ha guadagni da fame, con tasse e imposte in netto aumento su tutti i beni strumentali agricoli. Appare chiaro che gli agricoltori non ce la fanno più e che si vedono costretti a cedere alle offerte degli industriali di turno (del Nord Italia) o, peggio ancora, vendono a cifre alte a stranieri capitalisti (russi, svizzeri, p.e.) che si rubano il territorio italiano a prezzi irrisori. E’ davvero un grosso dramma comune in tutta la penisola. Il risultato è che svanisce la piccola e media impresa agricola, un tempo vanto dell’Italia.

Per i Socialisti Nazionali, lo scopo primario deve essere quello della tutela del Settore dei Piccoli Agricoltori, sia per salvaguardare il nerbo agricolo dello Stato e anche per garantire alla Nazione, l’autosufficienza alimentare; eventuali surplus dovrebbero essere acquistati dallo Stato e ridistribuiti alle fasce più povere della popolazione. L’agricoltura nazionale deve trasformarsi sempre più anche in agricoltura biologica, iniziando un circolo virtuoso che veda sempre meno l’utilizzo di pesticidi e sempre più un maggior numero di persone impiegate nel settore.

La Rinascita della Nazione passa obbligatoriamente attraverso il Settore Rurale.

LABORATORIO POLITICO/ECONOMICO U.S.N.

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13 risposte a SOLO DALLA TERRA RINASCE LA PATRIA ITALICA

  1. Anonimo ha detto:

    Questa è una guerra mondiale, quella delle quote europee, le multinazionali alla monsanto con gli ogm e le scie chimiche, che sicuramente sono connesse. Sopra le nostre teste c’è una guerra invisibile!

  2. Alfredo Ibba ha detto:

    Pienamente d’ accordo. Chiudere quei cazzo di call centers che non servono a nulla e rimettere in sesto che terre abbandonate, creando vero lavoro utile.

  3. Ereticamente ha detto:

    Domani,sabato 4 ottobre,a Ostia,varie comunita’ antagoniste d’Area si incontreranno e si confronteranno sul tema :” Fortezza Europa 2014″. L’Unione per il Socialismo Nazionale sara’ presente? Eja!

  4. wids72 ha detto:

    La cecità dei politicanti nostrani è ormai nota e che proni alle dottrine globali usuraie è arcinoto…Questa gentaglia è l’unica responsabile della distruzione sistematica della nostra terra e di un popolo da un punto di vista morale, spirituale e materiale…verrà il tempo in cui l’italiota sentirà il gorgheggiare della pancia vuota e si “ravvederà” dalla sua idiozia nell’auspicio di un barlume di dignità? In alto i cuori a chi crede e di verità nutre il proprio spirito…

  5. Alter ha detto:

    Un numero enorme di amministrazioni comunali itagliotiche (soprattutto del mitico “nord” evoluto ed amerikaneggiante), hanno criminalmente distrutto il 50-60% del territorio vergine italiano, cementificandolo selvaggiamente.

    Territorio a naturale vocazione agricola e turistica, sotterrato col cemento e l’asfalto, per biechi calcoli speculativi temporanei.
    La kubatura selvaggia, gli oneri edilizi, la speculazione immobiliare, il tornaconto personale, sono stati il grande affare municipale dell’ultimo decennio del secolo scorso, e di questo scorcio del ventunesimo.

    Ora la “Bolla immobiliare” è esplosa.
    Sono rimasti gli immobili civili invenduti (che inesorabilmente invecchiano) e quelli commerciali ed industriali, chiusi dalla Delocalizzazione e dalla Globalizzazione.

    Ma la peggior Partitocrazia finanziaria trasversale di questo regime mafioso e corrotto, è ancora viva, e ritiene possibile “Ripresa & Sviluppo”, grazie al ripristino di questo innaturale, suicida modello speculativo.

    I Nemici della Terra d’ Italia e del Popolo italiano, sono ben identificati.
    Sono i Soliti Noti.
    Sono i Ladri: i Rapinatori seriali di risorse economiche e naturali della Nazione.
    Ladri di sempre, ora impegnati nella realizzazione del mostruoso EXPO’ 2015.

    Keep in Touch.

  6. STELVIO DAL PIAZ ha detto:

    ” LA VERA FONTE , LA VERA ORIGINE DI TUTTA L’ATTIVITA’ UMANA E’ LA TERRA ” Mussolini
    Come sempre, la vera fonte, la vera origine della salvezza della Patria è il pensiero mussoliniano.

  7. Angelo Murru ha detto:

    Sintonia totale col pensiero che Stelvio ha ripreso. Questa guerra che stiamo subendo, è solo l’ennesima modalità, che i poteri che hanno deciso di intraprendere da tempi lontani, stanno portando a termine. Questa è una dichiarazione di guerra, senza dichiarazione ufficiale, ma ugualmente dichiarata. Dichiarata e portata avanti con la totalità del mondo usuaraio e massonico che ha a capo lo stato di Usaele, ma che ha una corte di stati concordi. L’italia dà fastidio ideologicamente, in quanto unica Nazione con un Passato Eroico e con Valori e e Ideali che nessuno ha mai avuto, e che solo persone straniere di grande spessore, ci invidiano.
    Ora noi siamo agli ultimi rintocchi della dichiarazione di guerra. Alla guerra si risponde con la guerra! Dobbiamo crescere per poter rispondere come sappiamo e dobbiamo. Lo dobbiamo a chi ci ha preceduto, lo dobbiamo a noi, lo dobbiamo ai nostri figli.

  8. luiginox ha detto:

    come sempre sono completamente daccordo con alter cui riconosco il dono di saper inquadrare le situazioni con ammirevole e incisiva sintesi p.s.che significa keep in touch in calce?

  9. Alter ha detto:

    “Keep in touch” è lo slogan usato dalla comunicazione della banda dei Cementificatori di Expo’ 2015.
    In Italiano si puo’ tradurre con un “restiamo in contatto”; ma ovviamente in angloide fà piu’ fico, e quindi la “comiunichescion” della banda degli Asfaltatori di Expo’ 2015, la usa cosi’.

    Anche Noi restiamo in contatto.
    E voliamo sopra questo ennesimo crimine della partitocrazia affarista della repubblichetta antifà, come Aquile sopra i sorci.

  10. Alter ha detto:

    Tornare immediatamente alla Sovranità Monetaria.
    Tornare immediatamente alla LIRA.
    Al cambio di “allora”; 2.000 LIRE per 1 euro.

    Uno stipendio di 1.000 euro = 2.000.000 Milioni di sane, vecchie, miracolose LIRE, stampate in ITALIA.

    Chi mai sarebbe disposto a pagare un litro di benzina, 3.400 LIRE?
    Un Pieno di benzina, 100.000 lire?
    75 cl. di ripasso di risciacquatura di botte di vino, 5.000 LIRE?
    Una pizza margherita ed una birra, 30.000 LIRE?
    Un paio di blue jeans, 200.000 LIRE?
    Una Fca 500 (ex Fiat) costruita in Polonia con latta e cartone riciclati, alla folle cifra di 36.000.000 di LIRE?
    Una assicurazione sull’auto, 2.000.000 di LIRE?

    Vi sarebbe una immediata rivolta sociale, un calmieramento forzoso dei prezzi; la rapida stroncatura delle speculazioni inter-nazionali legate a filo doppio con l’euro.

    Cambiare logica finanziaria, far saltare gli attuali “paradigmi” economici.
    Rompere l’assedio usuraio.
    Riprendere l’iniziativa nazionale.

    Solo questo puo’ salvare La Nazione, l’Italia.
    Ma, a scanso delle solite, borghesissime illusioni; questo NON potrà avvenire alle attuali condizioni.

    Non con questi “Presidenti”.
    Non con questi “Politici”.
    Non con questi “Economisti”.
    Non con questi “Finanzieri”.
    Non con questi “Imprenditori”.
    Non con questi “Sindacati”
    Non con questi “Pontefici”.
    Non con questi “Alleati”.
    Non con questa “Europa”.

  11. Alberto ha detto:

    Non SOLO con questo ” Internet ” e ASSOLUTAMENTE non SOLO con la ” Scrittura&Lettura ” cartacea o informatizzata :-) Sani e Genuini ” ME NE FREGO ” & ” NOI TIREREMO DRITTO ” \ò e TUTTE le ” NOSTRE Attività UMANAMENTE FASCISTE ” , verranno e saranno RIPRISTINATE :-) ERA già PREVISTO all’ ” EPOCA ” \ò è SOLO questione di TEMPO&GENTE \ò ANIMO-FORZAeCORAGGIO :-) Questi SONO i NOSTRI ” Tempi ” \ò Camerati :-) SEMPRE IN ALTO I NOSTRI CUORI \ò Tutto il Resto NON ” Conta ” e che se ne vadano in ” ESILIO ” :-) La NOSTRA ITALIA \ò :-) MAI MORTA :-) Sol ” ANNOIATA ” nel Guardarsi lo spettacolino circense con pagliacci e ballerine dei ” vincitori e liberatori ” :-) Le FIAMME nel SANGUE delle NOSTRE VENE in STIRPE NOSTRA :-) \ò NON SI SPEGNERANNO :-) in Eternità \ò WIDS

  12. Alter ha detto:

    Euro, dollaro e petrolio.
    La Dannazione del petrolio.
    Cosa c’entra il petrolio con l’agricoltura e l’ambiente?
    C’entra.

    Tutti gli attuali casini lungo la Cintura di Fuoco appositamente appiccata a sud e ad est dell’Europa e dell’Italia (dalla Libia, attraverso l’Egitto, la Palestina, la Siria, la Turchia e l’Ukraina) dalla Neo Potenza petrolifera statunitense, sono conseguenza diretta della lotta petrolifera mondiale in atto.

    Gli Usa stanno separarando a suon di guerre locali, il Continente europeo e l’Italia dai tradizionali fornitori energetici (Russia, Libia, Siria, Iraq, Iran) alternativi al monopolio saudita dell’area del Petrodollaro.
    Ora gli Usa si accingono ad entrare in competizione petrolifera diretta, anche con il secolare alleato saudita:
    Gli Usa venderanno il loro scadente, costosissimo, inquinantissimo petrolio da scisti, all’Europa.

    Ottanta anni fà Italia e Germania si affrancarono dal ricatto petrolifero anglo americano, grazie alla Benzina sintetica.
    Con la geniale invenzione del Carburante sintetico, furono mossi gli aerei, i tank, le navi, i missili che per per cinque incredibili anni contrastarono l’invasione del continente Europa, da parte della finanza predatrice angloamericana.
    Quella scoperta, quegli impianti industriali, quelle formule vennero chiuse nella cassaforte di Zio Sam.

    Idrogenazione del carbone.
    Carbone; materia presente nel sottosuolo in quantità superiore a qualsiasi giacimento petrolifero esistente.
    Estraibile in maniera sicura, senza distruggere, minare telluricamente il sottosuolo come fà la pericolosissima tecnica di estrazione petrolifera, su cui è basato il Fracking obamiano.

    Benzina sintetica; è l’Italia si libera dalle catene dell’Usuraio transatlantico e dei suoi lacchè nazionali ed europei.
    Fu’ fatto, si puo’ rifare.

  13. Alter ha detto:

    Privatasi (per irrecuperabile scemenza senile) del petrolio libico, siriano, russo, iracheno ed iraniano, ora l”Europa dei nani schulzerlo, merkelo, junkerlo, hollandolo e renzolo, ha iniziato ad importare il petrolio bituminoso canadese.
    Il peggior petrolio al mondo.
    Il piu’ inquinante, il piu’ costoso, il piu’ pericoloso, assieme a quello americano, in termini di bilancio ecologico.

    Benzina sintetica, e l’Italia si libera dalle catene che la tengono sprofondata nei fondali della storia.

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