VIAGGIO PIU’ TRAGICO CHE COMICO FRA LE ASSURDITA’ ITALIANE.

SN AGRICOLTURA2011RICEVIAMO DAL NOSTRO NUCLEO MARCHIGIANO LA TESTIMONIANZA DI QUEST’IMPRENDITORE CHE IN MANIERA CAPARBIA VUOLE APRIRE UN’AZIENDA AGRICOLA NEL SUO TERRITORIO E NECESSITA DI UN DIPLOMA AGRARIO. LA TESTIMONIANZA E’ ASSOLUTAMENTE VERITIERA E DIMOSTRA QUANTO SIA ASSURDA LA SITUAZIONE ITALIANA PER UN CITTADINO ITALIANO CHE “VUOLE TORNARE ALLA TERRA” ED IN CHE SITUAZIONE DISASTROSA VERSI LA SCUOLA ITALIANA. LA NARRAZIONE E’ SURREALE MA PURTROPPO TRAGICAMENTE VERA. 

“Pronto ? E’ la scuola “tal dei tali?”. Buongiorno. Vorrei sapere se oggi c’è il preside. Chi sono ? Guardi, sono un futuro studente del corso serale. Ho visto avete messo fuori i manifesti per l’apertura delle iscrizioni. Dunque ? Ah… Ieri non lo avete visto. Forse era nell’altro plesso. Ma oggi lo trovo ? Sì ? Allora vengo subito così ci parlo. Salve”. Immediatamente raduno le mie borse, pensando fuggevolmente e con vago rammarico (maledetto senso del dovere) al tempo che perderò per raccogliere queste informazioni, rispetto al lavoro che devo fare.
Ma ne vale la pena. La decisione di cambiare vita e di “tornare alla terra” è già stata presa. Adesso servono solo gli strumenti ed uno di questi è il diploma. Sono fortunato: appena varco la soglia, nell’ampio squallido e disadorno corridoio intravvedo, a destra, il preside che parla con un‘altra persona. Senza perdere tempo mi avvicino per farmi notare, con un largo sorriso, pur tenendomi a doverosa distanza. Il preside, un omino minuto, mi vede e per un attimo, con una faccia estremamente espressiva, ragiona sul dove abbia già visto il viso di quel tipo che pare volerlo interpellare. Poi fa mente locale, e la sua bocca assume la smorfia di uno che ha appena masticato un limone. Non è piacevole. E la maledetta vocina, dentro di me, fa un risolino odioso. La ignoro.

Bisogna capirlo. Già l’altro anno l’avevo disturbato per iscrivermi al serale per il diploma di agrotecnico. Ma molto cortesemente mi aveva fatto comprendere che, in base ai miei desiderata, non era ciò che mi serviva. E mi aveva dirottato verso la scuola per periti agrari. Peccato che non avendoci il serale, fossi stato costretto a segnarmi all’esame del quinto anno, col compito improbo di studiare da solo tutte le materie degli ultimi tre anni. Ma come fare per assorbire un po’ alla volta, gradualmente, queste conoscenze, senza fare indigestione ?

Ideona…. Mi iscrivo al serale da agrotecnico, studio materie similari e, con quella preparazione, dato l’esame da agrotecnico (ma più che per il pezzo di carta, per completare quanto iniziato) dò poi l’esame da perito agrario come privatista. E che diamine… Le materie sono simili… Completerò quello che manca. Ed avrò preso due piccioni con una fava.

Del resto la gatta presciolosa fa i gattini ciechi. Tre anni di serale (o due, se le condizioni lo permettono) mi risolvono il problema dell’assorbimento delle informazioni. Questa almeno la mia esperienza all’altro serale in cui avevo preso il diploma di ragioneria.

“Cosa vuole?”. La voce un po’ blesa del preside mi richiama bruscamente alla realtà. “Salve. Si ricorda di me ? Sono venuto l’altro anno…”. “Sì. Mi ricordo perfettamente. Cosa vuole ?”. “Guardi…” e lo rendo partecipe dei miei pensieri di poc’anzi. “Ma dunque, cosa le posso dire ? Non sappiamo ancora che razza di diploma stiamo rilasciando. Sa ? Questa maledetta riforma…”. Ed io “ma dall’anno scorso il ministero non ha provveduto a chiarire ?”. “No. C’è grande confusione. Come sa non rilasciamo più un diploma da agrotecnico. Adesso rilasciamo un diploma di “trasformazione dei prodotti agroalimentari”. Quale valenza abbia non è ancora dato di capirlo. Permetterà ancora l’iscrizione all’albo degli agrotecnici ? Non lo sappiamo. E poi lei cosa vorrebbe fare ? Il terzo anno o il quarto anno ?”. “Preside… che le devo dire ? Sono qui per chiedere un consiglio a voi della scuola. Come sa, al di là del pezzo di carta, ciò che mi interessa effettivamente sono le conoscenze pratiche. Ho già due diplomi, una laurea, un abilitazione… Non è che mi serva un altro pezzo di carta in sé. Anche se comunque conto di sfruttarlo. E poi, una volta preso il diploma di agrotecnico, potrei completare il tutto dando l’esame da privatista alla scuola per periti agrari”. “Ah…. Ma io mica sono in grado di dirle se vi è corrispondenza tra le materie. Mica lo  so cosa fanno studiare alla scuola per periti agrari…”

Maledetta vocina. Fattela finita di sghignazzare….“Guardi preside… Le materie dell’altra scuola le conosco io. Ho anche comprato tutti i libri e parlato con i professori… Mi serve di sapere le materie che insegnate voi qui. Poi il confronto lo faccio io. Anche perché al di là del riconoscimento delle materie, mi interessa apprendere. Ci saranno comunque materie comuni, come tecniche delle coltivazioni erbacee ed arboree…”.Il preside mi guarda un po’  di traverso. Giurerei che abbia una luce vagamente malevola negli occhi. Ma sicuramente è frutto del dover seguire in contemporanea due istituti professionali che queste maledette riforme hanno accorpato. Capisco lo stress…. Quello che comprendo di meno è lo sguardo leggermente perplesso che ha, e che la maledetta vocina interiore non manca di farmi notare, trionfante. La ignoro. “Va bene. Vada alla segreteria didattica e si faccia dare i programmi. “

Giro l’angolo, valico la porta, accanto alla quale svetta, trionfante, un cartello con su scritto a caratteri cubitali “segreteria didattica” e… “E che no so io ? Io sono un’amministrativa. Mica pretenderà di chiederle a me certe cose?”

La vocina sghignazza follemente. E giurerei che si stia rotolando sul mio tappeto mentale, in preda ad un eccesso irrefrenabile di ilarità. “Ma… Non è la segreteria didattica ? Il preside mi ha indirizzato qui… Se non devo chiedere a lei, a chi devo chiedere ?” “Sempre questa. A me non di sicuro. Io queste cose non le so. Le consiglio di chiedere alla professoressa Tizia. Qualcosa di più dovrebbe saperle dire. Buongiorno”. La sua collega sborbotta qualcosa circa certe pretese assurde che coinvolgono loro poveri amministrativi, mentre io, basito, e vagamente scioccato esco cercando chi mi possa indicare la tipa nominata.

Nello squallore del corridoio, sporco, buio e pieno di gente di tutte le età, dai ruoli indefinibili, dallo studente al professore (ma questi quando studiano, se sono tutti fuori ? Ohibò…), cerco qualcuno a cui rivolgermi. Il mio sguardo cade su quella che appare essere un’imponente bidella di altri tempi. Sembra uscita direttamente da un racconto di epoca sovietica. Dopo avermi guardato severamente, alle mie domande risponde sentenziando apoditticamente: “la professoressa Tizia sarà qui dopo le 10,40. Al momento della ricreazione. Torni per quell’ora”. Guardo mestamente l’orologio e mi rendo conto che sono solo le nove e mezza. Addio alla speranza di tornare velocemente in ufficio. Mogio mi allontano, per sbrigare alcune faccende in attesa dell’orario indicato. Mentre la vocina mi motteggia con una sequela di “io l’avevo detto. Io lo sapevo. E peggio verrà”.

Alle 10,45 ritorno, trafelato, timoroso che quei cinque minuti mi costino l’incontro con la fantomatica professoressa Tizia. Mi precipito davanti alla bidella kolkoziana e chiedo “La professoressa Tizia ? E’ arrivata ? Mi aveva detto lei di essere qui per l’’ora di merenda” (per altro sono tutti esattamente a giro come la prima volta ? Merenda ? Mha…). La vergara mi guarda vagamente sorpresa per tanto ardire, ed io per un attimo mi domando, colpevolizzato, da quale inestimabile ed irripetibile compito l’abbia distolta con le mie domande. Ma la reazione è rapida: “guardi, qui è l’istituto tecnico. Per le cose dell’agronomico deve chiedere all’altra scrivania”. E mi indica un’altra bidella, dall’occhio vagamente lacrimoso e perso che conferisce, con grande dignità, con alcuni studenti (o presunti tali). Salvo attaccarsi quasi subito al telefono.

Stupito per la sublime complessità e la rarefatta architettura dal sapore vagamente ministeriale con cui sono organizzate le mansioni dentro questo gioiello dell’educazione, mi avvicino alla nuova interpellanda. Che, comprese le mie intenzioni, si gira dall’altra parte col telefono in mano.

Mentre mi armo di pazienza e mi preparo ad una lunga attesa, una voce mi raggiunge da un fianco. E non è la vocina. “Ehi, che ci fai qui ?”. Mi giro e vedo un conoscente del mio paesello. “Oh ciao. Che sorpresa. E tu che ci fai qui ?”, mentre già , con spirito tutto italiota, tiro un sospiro di sollievo intravvedendo l’insperata possibilità offerta dalla conoscenza di uno addetto alle segrete cose, di districarmi velocemente nelle mie ricerche (“il DNA, brutta bestia” mi sussurra la vocina, colpendomi al cuore della mia presunta ed invocata purezza morale. “Taci belva: vuoi che torni velocemente a lavorare oppure no ? Si tratta di sopravvivenza”. Muso sdegnato della vocina). “Io ci lavoro: sono assistente tecnico”. Lo osservo con aria colpevolmente dubitativa, considerato il suo vestito elegante ed azzimato accompagnato dall’orecchino che, data la mezza età, fa molto dandy. Per una volta io e la vocina concordiamo senza riserve.

Eppure, insperatamente, esposto il mio caso, il mio amico cortesemente si fa carico del mio problema e, contemporaneamente novello Caronte e Virgilio, si offre di guidarmi in quella che appare una vera e propria discesa verso gli inferi. Dopo aver girato alcune stanze in cui il mio Virgilio ipotizzava la presenza della professoressa tizia, finalmente imbocchiamo uno scalone in marmo che fa molto istituto delle suore, e cominciamo a scendere. Scendi, scendi, scendi finalmente approdiamo ad un corridoio che mi ricorda, spiacevolmente, nel suo essere spoglio ed illuminato con neon, un film dell’orrore di altri tempi. Strano contrasto, inquietante, il deserto di questo piano interrato (i laboratori…) rispetto al piano superiore….

Finalmente raggiungiamo il laboratorio di chimica. E, sorpresa, troviamo finalmente la professoressa Tizia. Illustro brevemente il mio caso e mi appresto a farle le domande. Ma quasi subito la vedo molto imbarazzata. Io e la mia inseparabile amica entriamo subito in allerta….“sa ? Forse dopo tutto questo serale non è quello che serve a lei”…. Ci risiamo….“Ma perché ? in fin dei conti si tratta di vedere programmi che dovrebbero essere simili per entrambe le scuole. Poi, in caso, completerò studiando le parti aggiuntive…”. “bhè… Non è proprio così semplice… I programmi potrebbero non corrispondere…Le faccio un esempio: al serale dovevamo tagliare alcune materie. Abbiamo scelto di togliere chimica”. Io la guardo stralunato. Persino la vocina è rimasta a bocca aperta. “Ma… Avete messo in piedi un corso per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari…. Come fate ? Le fermentazioni… I Vini, gli aceti, le grappe… Le essenze curative…”. “ah, bhè… se è per questo, le erbe officinali le abbiamo proprio tolte di torno”

Mi riscuoto e cerco di riprendere il controllo della situazione. “va bene” mi dico a voce alta umettandomi le labbra per il disagio, “ma immagino che alcuni programmi comunque coincideranno. Possiamo vedere il resto ? Poi tirerò le conclusioni…” Ci avviamo con passo deciso verso la sala professori, risalendo ai piani superiori tornando a riveder le stelle.

Mentre le espongo le mie perplessità circa la funzionalità della segreteria didattica e lei mi risponde amabilmente sul non eccelso livello di produttività del settore pubblico, ci avviciniamo al cassetto della sala professori che dovrebbe contenere gli agognati programmi. Preso il fascicolo ci avviamo baldanzosi verso la fotocopiatrice adiacente la segreteria didattica. Mi sento rincuorato. Forse dopotutto ne verrò a capo. E invece, dopo aver tolto i punti ai blocchi di fogli ci attende un amara sorpresa. A parte il suo programma, tutti gli altri sono fogli vuoti. “Ma che sono stata l’unica a depositare il programma ? Non è possibile. Andiamo a parlare con il professor Caio, il responsabile del progetto del serale”. “Ah…  Non è lei che se ne occupa ?”. “No. Diciamo che io coordino. Ma il responsabile è lui…”

Per ridurre il palpabile disagio comincio a guardare, mentre trotterelliamo per i corridoi, il suo programma. “Vedo che ha inserito diverse cose. Ma il programma è annuale o relativo al triennio del serale?”. “no, no… E’ annuale. Ma molto ampio. Forse troppo…”. “In che senso scusi ?”. “Nel senso che siamo riusciti a fare solo l’inizio. Sa… un giorno frequenta un gruppo di ragazzi. Un altro giorno ce n’è un altro… Non possiamo mica lasciarli indietro… Tutte le volte occorre ricominciare daccapo. E così il lavoro procede lentamente… Sa ? Sono russi, brasiliani… Bisogna capirli…”. Io e la vocina ci guardiamo perplessi. E per la prima volta realizzo che, nonostante questo inquietante sdoppiamento della personalità, lì dentro sono probabilmente uno dei più sani….

Tra l’altro, in che modo il fatto di essere russi o brasiliani giustifica una frequenza a singhiozzo ? E per un attimo mi ricompare davanti la figura bassettina del mio professore di ragioneria del serale di 13 anni fa. Il classico ragioniere. Con un umorismo macabro da ragioniere. Ma con una indiscutibile preparazione. E, soprattutto, con una ferma e lucida determinazione nel preparare degli studenti in grado di superare l’esame. Con un’avvertenza: fatto il calcolo delle ore delle materie da frequentare, chi si assentava oltre il minimo consentito, era fuori. E chi restava indietro, si faceva dare gli appunti dai compagni e si rimetteva in pari. Altrimenti bocciatura. Perché del resto non si potevano penalizzare i volenterosi a vantaggio di quelli che non si impegnavano. Bhò… Altri tempi… Improvvisamente mi sento vecchio. Un residuato di un’altra era…. Se questi sono gli effetti della “buona scuola” c’è da star freschi. E poi, diciamocelo chiaramente… Questi slogan cretini, autocelebrativi….

Raggiungiamo finalmente il professor Caio. Difficile descriverlo… Un’aria perennemente perplessa. A prima vista un profondo intellettuale. Poi parlandoci ci si rende conto che probabilmente non è profondo. E tanto meno intellettuale. “I programmi” sentenzia “ sono stati presi dal professor Sempronio. Che evidentemente non li ha riconsegnati”. Il quando questi programmi siano stati prelevati, non è dato di saperlo. “faccia una cosa”, continua “Io le dò il numero di cellulare e lei lo chiama e se li fa dare”. A questo punto l’imbarazzo mio e della professoressa Tizia diventa palpabile…“bhè…ecco professore… Sa, io sarei un aspirante studente… Non mi sembra il caso…”. Con un evidente sospiro di sollievo aggiungo “sa, professor Sempronio, in fondo quello che mi interessa è capire un po’ di più di questi programmi per capire la compatibilità col diploma di perito agrario. Non c’è fretta. Ciò che mi preme di capire, dopotutto, è se il serale può mettermi in grado di assorbire gradualmente le nozioni che mi servono, per poter apprendere anche in termini pratici le materie che mi interessano. L’interesse non è prevalentemente per il pezzo di carta, quanto piuttosto per l’apprendimento effettivo delle materie”. Il professor Sempronio mi guarda ancora più perplesso ma accantonando definitivamente del tutto il lato intellettuale: “Ma… Ma…. Se è questo che vuole, le dico subito che non saremmo in grado di seguirla. Noi dobbiamo portare avanti tutti gli studenti. E molti frequentano a singhiozzo. Quindi non potremmo starle dietro. E poi io sono professore dell’istituto tecnico, mica dell’agrotecnico…. Non chieda a me lumi sulle materie perché non è il mio campo. Sì… Che c’entra. Io sono il responsabile del serale… Ma, mi creda, ne so poco…. E del resto i professori delle materie pratiche dell’azienda agricola non sono affatto propensi a preparare lezioni per quelli del serale. Anzi diciamo che sono proprio ostili all’idea, e si rifiutano di collaborare. Ci pensi bene. In definitiva noi puntiamo a rilasciare i diplomi. Poi se i ragazzi non imparano tutto non è importante. Lei chiede qualcosa che, per tanti versi, è al di fuori della nostra portata”.

Mi giro smarrito guardandomi per una attimo intorno in quella che, più che una scuola, mi appare ormai più che altro un collettivo anarchico dai colori psichedelici dell’LSD. Ma mi accorgo che persino la vocina è fuggita. A questo punto la professoressa Tizia, fortemente imbarazzata, forse perché in quanto di vecchio stampo è ancora memore del fatto che, una volta, la scuola era deputata all’insegnamento, mi saluta “dovrei tornare dai miei studenti…”.

Un rapido saluto, e mi precipito fuori. Ho bisogno di una boccata di aria fresca.

Ogni fatto qui raccontato è rigorosamente avvenuto. Si tacciono, per carità di patria e per pudore nomi e luoghi.

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15 risposte a VIAGGIO PIU’ TRAGICO CHE COMICO FRA LE ASSURDITA’ ITALIANE.

  1. Alter ha detto:

    Tutto molto logico, se si prende come metro di valutazione quello della “logica” dominante italiotica.

    Il posto di maestra, di professore, di bidella, di preside, serve unicamente per dare un reddito fisso a sè stessi, e sicurezza di vita tranquilla, e ferie pagate in attesa della agognata “Penzione”; mica per sbattersi per l’insegnamento.

    Ogni “responsabilità” (anche minima) và itaglioticamente schivata; temuta come la peste.

  2. Rudolf Friedrich 01 ha detto:

    E’ la realtà Iper-Kafkiana, descritta nei minuziosi ed agghiaccianti particolari, relativa ad un sotto-paese allo sfacelo. Aldilà della lucida e forse involontaria vena comica del racconto (ma la risata è lo strumento che saggiamente ci può evitare la caduta nella pazzia) è la puntuale descrizione del cadavere putrescente di una cività nei suoi stadi finali della decadenza. Direi anzi che il quadro ce la pone nella miglior luce del suo lungo momento di implosione esiziale.

    Questa sapientemente descritta è solo la….. ‘scuola’, ma potremmo per analogia adottare lo splendido e grottesco racconto, verissimo, per dozzine di altre metastasi amministrative pubblico-private della repubblica delle banane. Non cambierebbe nulla.

  3. Alessandro Pizi ha detto:

    e poi mi parlano di ripresa economica! Societa’ organica ognuno al suo posto di competenza non balordi messi a cazzo di cane!

  4. STELVIO DAL PIAZ ha detto:

    E’ molto triste il ” racconto”, ma ancora più triste è il fatto che il racconto sia purtroppo vero. La decadenza di un popolo e di una nazione ha inizio proprio nell’Istituzione educativa. Ma non c’è più da meravigliarsi di nulla; la scuola italiana è a disposizione dei nuovi arrivati ai quali è obbligatorio distribuire ” pezzi di carta ” per dimostrare che si sono integrati e che sono indispensabili per realizzare il fantomatico PIL. Così, anche la preparazione dei “NOSTRI” ragazzi deve essere necessariamente livellata al basso. Mi chiedo però: dove sono i genitori italiani, dove sono i nonni, come si comportano gli adulti Italiani ? Tutti vili e pusillanimi ? Tutti rassegnati al pezzo di carta ? Ho il diritto di porre queste domande, avendo passato ” da ITALIANO VERO ” tutta la vita all’interno della SCUOLA statale.

  5. Alter ha detto:

    Mi capita (sempre piu’ spesso) di constatare l’assoluta pochezza morale, culturale, di semplice buonsenso, insomma il “voto” pneumatico delle menti itagliote.

    Parlo degli adulti, anche dei “molto adulti” itaglioti, che quotidianamente incontro.
    Kazzate, solo estemporanee Kazzate borghesi, ed i soliti due, tre luoghi comuni.
    Ignavia crassa persistente.

    Inutile strupirsi piu’ di come girano le cose in itaglia; il materiale umano oramai l’è quel che l’è.
    Devono essere state le radiazioni di Chernobil…

  6. Alfredo Ibba ha detto:

    Ma è diventato obbligatorio avere il diploma pure per fare il contadino?

    Per Stelvio del Piaz: abitando in una regione dove gli alunni stranieri si fanno sentire giusto da pochi anni, avendo un pò di conoscenza per ragioni familiari del mondo della scuola, le assicuro che gli stranieri non c’ entrano un fico secco con la rovina della scuola italiana; spesso gli italiani di per se sono super-asinacci e visto che ci sono degli standard da rispettare (ed ostentare nelle statistiche) in fatto di percentuali e che bisogna tenere le persone a scuola, chiaro che abbassano il livello, normalissimo. Semmai c’è il problema dei portatori di handicap che disturbano, ma quelli “normali” sono senz’ altro peggio.

  7. Alter ha detto:

    “Da ragazzotto cercavo denaro, successi personali (nei limiti delle mie possibilità), ero sempre alla ricerca di nuovi oggetti inutili da accumulare nel mio sgabuzzino, mentre ora, che ho da poco superato i 30 anni ho come unica aspirazione trovare un lavoro (retribuito il giusto) in una fattoria biologica (dove si trattano gli animali con rispetto e amore) e trasferirmi a vivere in campagna. La mia città, Roma, è molto bella, ma il caos metropolitano mi rende insodisfatto ed inquieto. C’è un problema, molti agricoltori/allevatori si avvalgono di lavoratori extracomunitari, generalmente clandestini, provenienti dai paesi del nord/centro Africa, cosi’ questo mio sogno ad oggi sembra quasi irrealizzabile, perchè campare con una paga di 20 euro (retribuzione giornaliera di un raccoglitore di pomodori nel centro/sud Italia) è un pò complicato. Purtroppo queste persone ci fanno una concorrenza sleale, seppur dettata da necessità reali e di povertà estrema, cosi’ sono costretto a restare a Roma nella mia solita routine metropolitana in un loculo di 25 metri-quadrati che divido con il mio cane……… In Italia le campagne sono abbandonate e questo sta causando un dissesto geologico molto rilevante (per vari motivi), quindi l’agricoltura (per procedere verso una sovranità alimentare completa) e l’utilizzo di materiali biocompatibili (magari ricavati dalla canapa, pianta dalle mille risorse), potrebbe essere un’opportunità d’oro che creerebbe moltissimi posti di lavoro e faciliterebbe il recupero ambientale della nostra Penisola. Secondo il mio punto di vista questo mio (tante altre persone vorrebbero procedere verso questa direzione) cambiamento nel modo di approcciare alla vita è molto Rivoluzionario e in linea con l’attuale “risveglio delle coscienze”.

    L’Italia è impantanata nella Melma da troppo tempo ormai; nulla cambia, ma tutto peggiora.
    Mi permetto di rilanciare questo messaggio scritto da “nuovorisorgimentoblog” nel lontano 2012…
    Quanta saggezza, quanta disillusione, quanta voglia di cambiamento.

    Io non sò che fine abbia fatto questo Italiano, ma gli auguro di aver trovato una soluzione alla sua problematica situazione di allora.
    Situazione che rimane tuttora tragicamente disperata, e da troppi anni, per troppi Italiani ed Italiane.

  8. Alter ha detto:

    Karrozzone Itaglia…
    Intanto, proprio mentre il demagogo populista, clientelare, partitocratico, (ex zecca rossa) salvini, sproloquia velleitarie sparate elettorali anti immigrazione, antirom, antiquesto e antiquello, Il Parlamento di Lorpapponi, stà mandando avanti la Legge di riordino del “Terzo Settore”.

    Volontariato, ong, onlus, e caritatevolissimi vagoni clientelari collegati.
    Un settore “economico” – a quanto dicono gli estasiati deputati itaglioni – in grandissima “espansione”.
    Un settore composto da 300.000 società, ovviamente “senza scopo di lucro” apparente, che parcheggia quasi un milione di dipendenti.
    Un bacino elettorale basilare per il sostentamento di questa Partitocrazia residuale arroccata nel palazzo dei privilegi, e sempre meno votata e sopportata dagli Italiani.
    Un bacino elettorale da sovvenzionarsi per almeno 1.5 miliardi di euro all’anno (questi i dati “ufficiali” forniti dai volonterosi Papponi parlamentari) ovviamente a spese di Pantalone Contribuente.

    Là dentro ci stanno anche i pelosissimi protettori degli “zingarelli” ed a loro, le sparate elettorali di salvini, fanno decisamente un baffo.

  9. Compagnoincamicianera ha detto:

    Buonasera a tutti, che dire? Niente se non fare i complimenti per aver avuto il coraggio di barcamenarsi nella burocrazia ytaliana.

  10. Eugenio Brocca ha detto:

    Che eravamo caduti in basso lo sapevo, ma qua siamo proprio allo sfacelo, ma la nostra classe politica e dirigente non prova un minimo di vergogna????

  11. STELVIO DAL PIAZ ha detto:

    La vergogna richiede almeno la ” consapevolezza ” delle proprie capacità; ma questi sono arroganti e presuntuosi e ritengono che tutto sia a loro dovuto; d’altra parte ” il padrone ” così li sceglie e così li vuole. E’ la tecnica anglosassone: nei loro domini africani sceglievano il negro più ottuso, gli davano i gradi di caporale e un bastone in mano. Loro, i dominatori, in guanti bianchi si limitavano ad osservare.

  12. Alter ha detto:

    A proposito di arroganza e presunzione.
    Pare che il Presidente della Camera abbia uno staff (oggi i galoppini si chiamano cosi’, alla anglosassone) dedicato alla sua personale comunicazione, di ben sette persone.

    Sette persone che pare costino 900.000 euro all’anno.
    Se sono soldi personali del Presidente della Camera – risparmiati in tanti anni di “durissimo” e “rischiosissimo” lavoro alla Unhcr) – nulla da eccepire; se invece sono soldi degli Italiani, molto da incazzarsi.

    Per caso,nei Palazzi della Partitocrazia ladrona, si continua a magnà e beve, alle spalle di Pantalone Contribuente?

  13. STELVIO DAL PIAZ ha detto:

    Comunque occorre partire dal presupposto – che è realtà – “pantalone” è contento così; al massimo “mugugna”

  14. Alter ha detto:

    Pantalone mugugna e prega, ma deve stare molto attento; soprattutto a seguire le prediche di certi “Pastori”.

    Pastori che lo stanno sobillando, inguaiando, distraendo ad arte, ritirando fuori vecchie storie di “Genocidi” perpetrati dai soliti cattivissimi nazisti e comunisti, ma ora anche dai nuovi cattivi; i… turchi.
    Già, perchè adesso l’anatema oltreteverino è scagliato sui Turchi.

    Pastori che farebbero bene (visto la loro occhiuta resipiscenza storica) a ricordare cristianamente anche i troppi genocidi compiuti al grido di “Deus vult”.

  15. emilio paoletti ha detto:

    …è una storia comune in italia…..niente da commentare, è scritta molto bene, invece del “contadino” potresti fare los crittore, informati che studi servono!!!!!!!!!!!! in bocca al lupo….

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