L’EPOCA DEI GIGANTI.

giovanni GENTILE [2]Il nostro Riccardo, al quale va il merito di essere diventato un ricercatore esperto ed intelligente, ha ritrovato un libretto stampato dal Ministero della Cultura Popolare, retto all’epoca dal Ministro Fernando Mezzasoma, della collana “ I discorsi del Giorno “, che riporta il discorso pronunciato alla Radio il 23 aprile 1944 dal Ministro dell’Educazione Nazionale Carlo Alberto Biggini in occasione dell’assassinio di Giovanni Gentile avvenuta in Firenze il 15 aprile precedente. Le parole del Ministro Biggini sono indicative non solo dell’affetto e della comunanza di ideali che legava i due personaggi, ma ripercorrono nella loro essenzialità il significato di una presenza, quale quella di Gentile, nella storia della cultura italiana ed europea.

“Il nemico non aveva esitato a dare l’ordine di uccidere anche questo Italiano, consapevole della permanente grandezza della Nazione e risoluto fin dal primo giorno del tradimento a lavorare con tutte le sue forze fisiche e spirituali perché il popolo italiano si rialzasse in piedi e marciasse di nuovo verso il suo destino. E così le mani sacrileghe, che hanno colpito a morte Giovanni Gentile, hanno privato la Nazione di uno dei suoi cittadini più fedeli, la cultura italiana ed europea di uno dei suoi più alti rappresentanti, la scuola del suo più grande Maestro, il mondo di un filosofo tra i più profondi. “
Con l’assassinio di Gentile, i nemici di dentro e di fuori, dettero manifestazione della loro barbarie e della loro impotenza di fronte alla grandezza ed alla universalità delle Idee di cui il grande Italiano era artefice e portatore. Quasi presago della fine e come avvertimento ai pavidi, nelle stesse ore in cui venne ucciso, aveva già consegnato alla stampa un suo articolo, pubblicato postumo, dal titolo molto emblematico e significativo: “ ll Sofisma dei prudenti “, in cui fustigava da par suo tutta quella massa di “ attendisti “ i quali nascondevano dietro l’alibi di una “ saggia prudenza “ la loro vigliaccheria in attesa di prendere posizione a seconda di come sarebbe spirato il vento. E’ quella stessa massa amorfa e senza tempo che ancora oggi ammorba l’aria del paese Italia e ne impedisce la rinascita. E’ quella stessa massa senza personalità e senza l’orgoglio dell’appartenenza che si lascerà sopraffare ed imbastardire senza combattere dall’attuale invasione afro-asiatica prevista e predisposta dal piano Kalergy. E’ la massa “destronza” dei berluscones con tutte le sue appendici multicolori e trasformiste. Tornando a cose serie, Biggini racconta:

“ Quando io lo pregai, a nome del Duce, di accettare la presidenza dell’Accademia d’Italia, non esitò un solo istante, e ricordo che quando ebbe il suo primo incontro col Duce, dopo la sua liberazione, uscì dal colloquio con le lacrime agli occhi e, profondamente commosso mi disse: < O l’Italia si salva con lui oppure è perduta per qualche secolo >. Ed ecco perché il 19 marzo, nel suo discorso inaugurale dell’Accademia d’Italia in Firenze, disse che quando la voce di Mussolini, a un tratto quasi per miracolo, fu riudita e riecheggiò, questa voce restituiva un Capo alla moltitudine dispersa e la richiamava alla riscossa, alla vita, alla coscienza di sé; ecco perché affermò che con Mussolini era risorta l’Italia giovane, leale, generosa, ardita, fidente nelle proprie forze, ansiosa di giustizia per se e per tutti e che la voce di Mussolini non si era spenta perché era quella la voce della Patria immortale, di cui il corpo era stato distrutto ma sopravviveva l’anima per rifarlo, e rifarlo poteva perché con Mussolini restava per l’Italia un’Idea. “
Voi adesso comprenderete la forte motivazione che spinse in quel tempo centinaia di migliaia di giovani, di donne, di anziani ad arruolarsi sotto le insegne repubblicane per una battaglia, impossibile sul piano strettamente militare, ma sublime sul piano dell’Onore ed olocaustica per riscattare il tradimento dell’8 settembre. Come potevamo non rispondere all’appello del grande Maestro che in tutta la sua vita aveva posto ad epigrafe della sua opera il motto di Mazzini: < pensiero ed azione >. In particolare noi giovani e giovanissimi che eravamo il prodotto della sua Scuola, di quella scuola del dovere e che, nella storia dell’educazione “ è rimasta e rimarrà in ciò che ha di essenziale la solida base di ogni ulteriore sviluppo “ come ricordava nella circostanza lo stesso Biggini e che ci ricorda anche che “ Egli rimane pur sempre il più fido interprete e continuatore della tradizione italiana, non solo dei filosofi specificatamente tali, come Bruno, Campanella, Vico, Rosmini, Gioberti, Spaventa, ma dei mistici, dei poeti e dei politici, nei quali il genio d’Italia ha trovato la sua singolare espressione , S. Francesco, Dante, Machiavelli, Manzoni, Mazzini, pur considerando sempre il Vico come il centro di tutto il pensiero italiano. “
La stretta vicinanza di Biggini con Gentile, vicinanza non solo ideale e politica ma intellettuale, è rivelata nello stesso discorso dalla conoscenza personale ed approfondita di un manoscritto importante al quale lo stesso Maestro stava ancora lavorando. Ci racconta nel merito: “ In un libro, di cui stava correggendo le bozze e che vedrà presto la luce, dal titolo <Genesi e struttura della società>, < scritto a sollievo dell’animo in giorni angosciosi ( dopo il 25 luglio 1943 – n.d.r. ) per ogni italiano e per adempiere un dovere civile > il lettore troverà anche del nuovo che, come egli ha scritto in una avvertenza, < non era stato mai detto né da me né da altri e non mi pare privo di importanza >. E difatti il libro riprende tutti i grandi problemi della sua filosofia, l’etica come legge, l’individuo, il carattere, la categoria etica e l’esperienza, lo Stato in generale, lo Stato e l’economia, lo Stato e la religione, lo Stato e la scienza, lo Stato e gli Stati, la storia, la politica, la società trascendente o <società in interiore homine> e la società trascendentale o la morte e l’immortalità.”
“Genesi e struttura della società” un testo fondamentale che dovrebbe essere studiato ed analizzato in tutte le sue peculiarità nelle sedi universitarie e, particolarmente, nelle facoltà di scienze giuridiche, umanistiche e politiche; un testo nel quale si prefigura una società partecipe e consapevole della propria missione di civiltà, organizzata in una struttura statuale che è il superamento dello stesso Stato di diritto, è lo Stato concepito e vissuto anche individualmente “ in interiore homine”, per cui in esso troviamo anche un raggiunto equilibrio tra “ libertà ed autorità “ “ governo e individuo “ cioè la giusta contemperanza degli opposti principi in cui consiste la loro sintesi dialettica, sintesi dialettica che il Fascismo portò con merito nella sua “dottrina” . Afferma ancora Biggini: “ Così lo Stato nasce, per Gentile, nel ritmo trascendentale dell’autocoscienza mediante un processo ch’egli accuratamente descrive ma, nato che sia, rispetto allo svolgimento dello spirito, diviene una acquisizione originaria del soggetto: qualche cosa di costitutivo, in cui consiste la propria struttura del soggetto. E questa struttura dev’essere viva; come può essere viva soltanto se è un sentir: sentimento politico, < segreta scaturigine di ogni passione > – come egli scrive – con cui dispiegherà l’attività politica dell’individuo, inaridita la quale, l’azione politica, priva di sincerità e calore, si vuoterà d’ogni energia costruttiva, e decadrà a semplice velleità dilettantesca. “ Quella velleità dilettantesca che guida da settant’anni l’azione di governo dell’ “Italietta “ nata dalla rinuncia della sovranità e dal tradimento. Quella stessa velleità dilettantesca che anima in questi giorni la cronaca politica nel merito di una cosiddetta “ riforma della scuola “ che – a detta dei proponenti nonché degli stessi oppositori – dovrebbe rappresentare la svolta epocale nel campo dell’educazione. Tornando ai seri principi e ai meditati proponimenti, riprendiamo il discorso di Biggini che raffforza ancora il concetto espresso precedentemente: “ Quindi, quanto più vigoroso tale sentire, tanto più potente ed efficace l’azione politica. E in tale sentire è, giustamente secondo Gentile, il segreto del genio politico. Poiché il genio dei creatori ( artisti, filosofi, santi, eroi della storia )non è – come tutti sanno – arte ma natura: non è frutto di riflessione, di disciplina e dottrina, ma certa divina ispirazione. Deus in nobis, quella sorta dello spirito e nello spirito che è il sentire. Da cui provengono le intuizioni, le rivelazioni, le scoperte, gli ardimenti, che non si appoggiano a meditate deduzioni e filati ragionamenti. Riprende ancora Biggini nel suo ragionamento: “ In questo concetto, in questi caratteri del genio, egli ( Gentile n.d.r ), – me lo disse più di una volta – faceva rientrare il genio politico di Mussolini, nella cui voce, difatti, poche settimane prima di morire, identificò la voce immortale della Patria. “ Biggini, a conferma della sua conoscenza personale del libro in anteprima e addirittura in bozza, ci dice: “Il libro termina con un capitolo dedicato all’immortalità, che esamina nei suoi equivoci, nelle sue illusioni, che prospetta nella difficoltà del problema per indicarne la sua soluzione, e alla morte. < La morte – egli scrive ( Gentile n.d.r ) – è un fatto sociale. Chi muore, muore a qualcuno. Un’assoluta solitudine, ch’è impossibile, non conosce morte, perché non realizza quella società di cui la morte è la dissoluzione. > Grande verità – ( aggiunge Biggini – n.d.r. ): Gentile è morto a qualcuno. E’ morto a noi tutti; è morto all’Italia. E’ morto per rivivere più intensamente nel nostro spirito, è morto non in solitudine, ma in comunità. “ Il Ministro Biggini ci lascia anche un’altra profonda riflessione: “Egli ha fondato la sua fede nella perpetuità della propria opera di Maestro, sulla certezza della perpetuità della Patria. Profondo l’abisso in cui l’Italia è stata travolta l’8 settembre, ma egli non disperò. Nulla sentiva ch’è perduto se la volontà non si abbatte, se l’amore non inaridisce, tutto si può riconquistare se si riconquista la fiducia, se si riprende la via del dovere; tutto pur nella distruzione di tanti beni che ci sono cari, se si riconquista quell’onore , che altro non è se non il riconoscimento della fedeltà a noi stessi, quell’onore senza di cui non solo gli individui, ma i popoli vengono cancellati dalla storia. La sua fedeltà egli l’ha consacrata col sangue: alla gloria delle opere ha aggiunto la palma del martirio. L’Italia immortale, da lui invocata e fatta presente a tutti i cuori nelle ore della prova e delle tribolazioni, lo accoglie nel cielo degli Eroi. Il Fascismo, ch’egli intese nel suo spirito più profondo e che amò nella persona del suo creatore, facendo fino all’ultimo momento professione aperta della sua fede, lo iscrive tra i suoi martiri. Alla sua vita e al suo pensiero s’ispirino in quest’ora tutti gli italiani e, in modo particolare, gli educatori e i giovani ai quali chiediamo fede e volontà di agire e di creare. “
Biggini volle terminare il suo discorso alla Radio, che molti di noi ascoltarono in religioso silenzio, in commossa e sentita partecipazione, con una speranza che NOI socialisti nazionali vogliamo oggi riprendere e rinnovare in questa ora buia della Patria: “ Più tardi, anche coloro che oggi non sentono, sentiranno che il soffio vivificatore dello spirito non ha cessato di avvolgere ed animare la Patria; più tardi anche coloro che oggi non vedono e non credono che la Nazione possa e debba rivivere di nuova vita trasfigurata, vedranno e crederanno ai propri occhi. “
Cos’altro aggiungere se non: credere, obbedire e combattere per la Resurrezione della Patria; tre verbi che, in questa successione, hanno rappresentato e rappresentano i principi ispiratori della nostra vita di credenti e di combattenti.

A cura di Stelvio Dal Piaz

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4 risposte a L’EPOCA DEI GIGANTI.

  1. francescoretolatto ha detto:

    Uomini immensi, commisurati con il Nulla che ci circonda.

  2. Alter ha detto:

    Da Gentile ai gentiloni.
    Dalla Santità della Nazione alla prostituzione de “il paese”.
    Dall’Ordine al Kaos.

    E tra i primi a cedere di schianto (la Storia l’ha definitivamente certificato) furono troppi tra quelli che giurarono di ispirarsi all’Idea, “senza rinnegarla, senza restaurarla” e che invece si lasciarono corrompere.

    Ora La Via degli stolti, supponenti itaglioti è tutta in salita.

    Per Noi Italiani invece la Via è piana; mai stata cosi’ chiara e diritta.
    Noi che mai abbiamo rinnegato, e prepariamo il Ritorno dell’Idea.

  3. Patrizio Romano ha detto:

    L’ha ribloggato su Il Populista Regginoe ha commentato:
    ” O l’Italia si salva con Lui (il Popolo, il Fascismo, il Duce), oppure sarà perduta per secoli.
    Giovanni Gentile.

    Ricordarsi di essere Italiani prima di tutto.

  4. Alter ha detto:

    L’Eredità del Fascismo è nel Corporativismo.
    Nel passaggio dal concetto di supremazia di una Classe sociale su tutte le altre, a quello di Sinergia tra tutte le Classi dell’Ingegno, della Creatività, dell’Imprenditorialità nazionale; unite dal comune interesse allo sviluppo armonico della Società e della Nazione.
    Quindi nè “dittatura” del proletariato, nè tantomeno “dittatura” del capitalismo.

    Invece, grazie al settantenne regime partitocratico mafioso della repubblichetta “antifascista”, si permane del monomaniacale terrorismo sociale nemico della coesione corporativa tra le Classi del Lavoro Italiano; si sottostà alla “dittatura” del Liberismo sfrenato e della Finanza usuraia internazionale.
    Il Capitalismo e la Finanza usuraia tiranneggiano la Società italiana, sempre piu’ disgregata, impoverita nella sua stragrande maggioranza; a favore di un 10% di Vampiri sociali che tutto controlla, derubando L’Italia e Gli Italiani.

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