UE-BCE. RIFLESSIONI SU UN PARADOSSO

gli anti-nazionaliIn queste ore sta andando in onda l’ennesima puntata della “tragedia greca” sull’uscita della Grecia dall’area euro. Non che la cosa sia così dirimente per i milioni di disoccupati di casa nostra o per le migliaia di imprese costrette a portare i libri contabili alle cancellerie fallimentari dei tribunali, ma ormai ci hanno abituati a forza a dover guardare oltre i nostri confini e a pensare come europei (o presunti tali) e non come italiani. E allora cerchiamo di pensare come europei e sforziamoci di fare alcune riflessioni  che siano il più  possibile equilibrate e logiche. La prima riflessione è questa: qualcuno ci deve spiegare il perché sia così  fondamentale che uno stato come la Grecia, con un peso economico modesto in rapporto al PIL dell’intera area euro, debba per forza rimanere attaccato ad un convoglio guidato dalla locomotiva tedesca, al quale riescono a malapena a restare agganciati paesi come l’Italia e la Francia. E già  qui ci sarebbe da aprire un dibattito  lungo e ponderoso – peraltro noto agli analisti indipendenti – sul ruolo preponderante  delle banche internazionali  e delle grandi concentrazioni finanziarie nel fare in modo che sia l’unione monetaria ed il suo entourage di governo il cuore stesso del soggetto politico, fino al punto  di confondere in un tutt’uno l’Euro con la UE. Per farla breve, sono riusciti a fregare la gente, travestendo una banca privata in istituzione pubblica di diritto internazionale, cosicché si è  giunti al paradosso che la UE esiste perché  c’è  la moneta unica e non il contrario, come sarebbe stato logico!

La seconda riflessione ci spinge oltre: quanto dicevamo prima in merito al ruolo delle grandi concentrazioni  finanziarie è del tutto confermato dal fatto che sia il Fondo Monetario Internazionale che la Banca  Mondiale hanno avuto ed hanno ancora una parte importante  (di mediazione? di controllo?) nella questione greca. Ora, conoscendo bene l’attitudine usuraia e predatoria di quegli organismi internazionali di diritto privato, abituati a fare da padroni sulle volontà  degli stati sovrani, è  legittimo  credere che il loro ruolo sia quello di fungere da controllori degli interessi dei loro soci/clienti (fondi internazionali, banche d’affari, ecc.) nel cercare di tutelare l’esposizione dei suddetti verso la Grecia, allorquando i precedenti  governi di Atene erano arrivati pure a vendere il porto del Pireo. In quel frangente, mentre i corrotti governanti filoeuropeisti vendevano il porto del Pireo ai cinesi,  l’Europa dove era? Dove stavano la signora Lagarde e la BCE?

Terza riflessione: se l’Europa politica non è in grado di tutelare nemmeno la propria integrità territoriale dagli assalti finanziari, per cui tutto si può  comprare in nome delle regole del libero mercato, va seccamente denunciato l’antieuropeismo della BCE, che nell’ “affare greco” ha tutelato i suoi soci a scapito di un intero popolo europeo. Cosa che del resto fa quotidianamente non ostacolando un altro mostro giuridico di questi tempi malati, che risponde all’acronimo di WTO.

E questa è tutta un’altra storia sulla quale si dovrà  tornare per poter continuare una battaglia di verità  e di civiltà che non è  più  nelle corde della stragrande maggioranza dei popoli europei, battagli che in Italia la cui enunciazione ha abdicato totalmente dai partiti più o meno rappresentati e da quelli fintamente antagonisti che stanno per essere (fortunatamente aggiungiamo noi) fagocitati dai “soliti predatori”.

Finchè la Banca d’Italia non verrà nuovamente nazionalizzata (condizione imprescindibile per le successive), finchè la sovranità monetaria non sarà tornata nelle mani dell’ente nazionalizzato, e finchè la comunità nazionale non tornerà ad essere rappresentativa di uno Stato Nazionale del Lavoro,  tutti i tentativi degli “strilloni nostrani” non saranno altro che un inutile ciarlio in uno stagno ormai putrescente.

Per fortuna le percentuali di CONSAPEVOLE ASTENSIONE DALLE URNE di entrambi i turni delle ultime elezioni regionali ci fanno ben sperare che prima o poi arriverà quel terremoto che spazzerà via usurai, mandarini, ciambellani, avventori e collaborazionisti.

In attesa di ciò combattiamo sempre più consapevoli di essere una delle poche voci eretiche del panorama politico italiano; e già, perchè di politica e di “res publica” stiamo parlando e non di poltrone da giullari di corte.

Fernando Volpi.

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25 risposte a UE-BCE. RIFLESSIONI SU UN PARADOSSO

  1. paolettiemilio ha detto:

    ALEXANDER DUGHIN……
    2. Valutazione problematica del finanziarismo nell’ottica marxista

    Gli avvenimenti degli ultimi dieci anni hanno mostrato un netto successo della linea storica dell’economia liberale. E proprio nella cornice del pensiero economico e filosofico liberale sono nate le prime teorie della società post-industriale. Il pensiero socialista è rimasto interamente entro i confini del paradigma industriale, e il dramma del crollo del sistema sovietico immette nella storia di questa disputa concettuale accenti inequivocabili.

    Il sistema liberale ha saputo
    – eludere le rivoluzioni socialiste;
    – dissolvere il proletariato:
    – prevenire il suo consolidamento in partito rivoluzionario attivo su scala mondiale;
    – vincere la guerra ideologica con il campo socialista.

    Sotto questi aspetti, il modello liberale è riuscito a superare la minaccia del marxismo.

    Oltre che con una posizione di vantaggio tattico, qui noi abbiamo a che fare con importantissima conclusione concettuale. Riconosco che per un gruppo di determinate concezioni del mondo questa conclusione sarà accettata con molta difficoltà, che il pensiero stesso di tale generalizzazione a qualcuno apparirà offensivo. E tuttavia, una gran quantità di fattori ci avvicinano al pensiero, che proprio il paradigma liberale – cioè specialmente il Capitalismo conseguente – costituisce il paradigma economico che incarna in sé lo spirito stesso del mondo moderno. Il liberal-capitalismo si è rivelato essere il più attuale regime economico, più del socialismo (e degli altri modelli economici della “terza via”).

  2. Alter ha detto:

    “Bankitalia: debito pubblico sale a 2.194 miliardi ad aprile, entrate tributarie +2,9%”

    Record su Record, e tutti negativi:
    Immigrazione, Debito pubblico, Dittatuta erariale.
    Ciampi, Amato, Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi; di sfacelo in sfacelo la Repubblica partitocratica vampira si avvia al suo completo disfacimento.

    Dopo (ma forse contemporaneamente) al “vagone” greco, deraglierà anche quello Italiano.
    E tutto grazie all’intera classe partitocratica, che negli ultimi 30 anni, ha fatto di tutto per distruggere L’Italia e gli Italiani.

  3. Alter ha detto:

    Demenza EU.

    Angelino Alfano, Ministro degli Interni:
    I migranti che sbarcano in Italia “non vogliono farsi identificare qui, altrimenti, per il regolamento di Dublino, dovrebbero restare nel nostro Paese. E quando un poliziotto si trova di fronte un eritreo di due metri che non vuole farsi mettere il dito nella macchina per le impronte, non può spezzargli la falange, ma deve rispettare i diritti umani”, ha aggiunto Alfano.
    (Ansa.It)

    Capito Cittadini Italiani?
    La prossima volta che una pattuglia della polizia ci ferma, comportiamoci come l’Eritreo.
    Perchè i “Diritti Umani” devono valere anche per gli Italiani; altrimenti quello del Ministro degli Interni è puro razzismo anti italiano.

  4. paolettiemilio ha detto:

    gli immigrati crescendo si numero cominceranno ad organizzarsi, a non restare sparsi e sprduti capannelli qua e la, allora avranno bisogno di essere organizzati….un bel sindacato ad hoc????una confederazione????….. noi vorremmo allevare una nuova generazione di dirigenti, loro intanto stanno allevando un nuovo gregge da “mungere” a cui per ricompensa verrà chiesta una tessera…un voto……..noi continuiamo a vedere cio che loro vogliano che noi vediamo……….

  5. Alfredo Ibba ha detto:

    Pure qua si sta a parlare sempre di immigrati?
    Non se ne può più!!! Da 8 mesi sempre col solito tormentone.

  6. Alter ha detto:

    Siamo semplicemente all’Inizio…

    L’immigrazione è una “vicenda complessa che si gestisce con la solidità di un Paese come il nostro che non può consentire alla Francia di avere navi nel Mediterraneo e lasciare i migranti in Italia. Nessun egoismo nazionale può chiudere gli occhi”. Così il premier Matteo Renzi in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. “L’Ue è ad un bivio: o ragiona come comunità e si fa carico di risolvere tutti insieme il problema, e questo è il piano A. Ma se non si trovano soluzioni alte, faremo da soli: il piano B è che l’Italia affronta il problema da grande paese che è. E’ evidente che l’atteggiamento muscolare di alcuni ministri di paesi amici va in direzione opposta. L’Italia deve farsi carico e se ne fa, salva centinaia di vite e continueremo a farlo”.
    (Ansa.it)

    Ecco il “geniale” Piano B di mr. Bean…
    Tutto resterà esattamente cosi’ come E’; la repubblichetta delle banane continuerà a prelevare Migranti dalle coste libiche.
    La repubblichetta delle banane, continuerà a scaricare il peso di questa demenziale scelta sulle spalle degli Italiani.

    Grazie “all’esecutivo” renzi, l’Europa ha chiuso l’Italia fuori dall’Europa.
    Che dite ragazzi; scommettiamo una pizza che riparte pure lo “Spread”?

  7. Maurizio Canosci ha detto:

    Intanto anche Rutilio Sermonti “é andato avanti”. Lo ricordiamo con la firma che apponeva sempre sotto i suoi pezzi: ITERUM RUDIT LEO !
    Camerata Rutilio PRESENTE !

  8. Alter ha detto:

    Un altro Grande è andato Oltre.
    Via da questa terra derelitta, che ha visto nascere Uomini ed avverarsi Cose incredibilmente “Grandi”.
    Ora è altra epoca; ora è epoca minima.

  9. 1CAMERATA ha detto:

    Apprendo con costernazione del CAMERATA RUTILIO. Le parole non bastano in questo momento. Concordo con Alter:” Rutilio ti risparmierai lo scempio finale che i custodi del tempio ci hanno riservato”. Ora tu sei con i GRANDI! Grazie per il Tuo esempio che ci hai dato, per la Tua Vita vissuta da UOMO LIBERO, da ITALIANO, da CAMERATA!
    ONORE A TE CAMERATA RUTILIO SERMONTI!
    CAMERATA RUTILIO PRESENTE!

  10. Alter ha detto:

    Rutilio è volato via; Oltre.

    Invece l’Italia resta e muore.
    Il saldo Nati-Morti (nonostante il pregiatissimo apporto genetico mussulmano) è Negativo.
    Cosi’ manco nel 15-18…

    L’Italia muore.
    C’è stato un Tempo fascista (oscuro) in cui “Fare Figli” veniva “addirittura” premiato…

    Ma appunto, era un Tempo deprecabile e molto, molto “Oscuro”.
    Ed il “Fare Figli” era pratica fascista; robaccia dittatoriale, robaccia da conigli.

    Questo invece è il tempo del Benessere, della Luce, del Progresso.
    Ed una Coppia veramente Democratica, veramente Antifascista, veramente Occidentale, NON “Fà Figli”.
    Piuttosto muore, ma non “Fà Figli”…

    E allora Buona Morte, Italia.

  11. 1CAMERATA ha detto:

    Grecia fuori dall’europa! Giammai!
    Prima fuori gli schei dalle tasche dei greci, sputassero sangue!
    Questo è il monito, il testamento politico, e speriamo sia ormai tale, dei banchieri e dei loro sodali!
    Non può essere che la Grecia rappresenti una terza via, la via di fuga dallo strozzinaggio usuraio che stringe il collo dei Popoli oramai sempre più tenacemente. Ed allora presentano uno scenario catastrofico qualora la Grecia si tiri fuori, teorizzano un futuro senza futuro che non potrà mai essere al di fuori dell’europa di Maastricht.
    Il teatrino diventa così farsa, con pupari e pupi a darsele di santa ragione, ma solo sul palcoscenico.
    Calato il sipario tutto torna nella normalità. Chissà quanti bei pranzetti al di fuori dalla portata degli spettatori, a telecamere spente, mentre fanno credere di litigare e di passare notti insonni per salvare un paese amico e un fedele alleato!
    Il monito è chiaro, ripeto: “Nessuno credi di farla franca”.
    Grecia fuori dall’europa? GIAMMAI! La carne intorno all’osso è sempre la migliore.

  12. 1 Camerata ha detto:

    A te la palla Alter! E picchia duro!

  13. Alter ha detto:

    Caro 1Camerata…

    I partitocrati kalergisti europoidi ed itagliotidi vivono tutti sulla Luna, anzi sulla Bce, che è ancora piu’ distante; a 100.000 Anni Tenebra dagli Italiani.

    (Ansa.it)
    Nei primi cinque mesi del 2015 la Borsa di Milano ha totalizzato un rialzo del 23,6% “superiore alla media dell’area euro” e la capitalizzazione delle società italiane è passata dal 30% del Pil di fine 2014 al 36,9%. Sono i dati forniti dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, all’assemblea di Assonime. “Il buon andamento della Borsa, se confermato, si rifletterà sulla ricchezza delle famiglie, con un possibile impatto anche sui consumi privati”, ha sottolineato.

    “Ricchezza” delle famiglie?
    “Consumi” privati?
    Ma quali “ricchezza e consumi” sottolinea il gerarca partitocratico Padoan?

    Le famiglie italiane giocano in Borsa?
    Coi Padri e le Madri che hanno perso il Lavoro ed i Figli che non lo trovano, le “Famiglie” italiane giocherebbero in Borsa?

    Il partitocrate kalergista Padoan confonde Gli Italiani con quelli che Ezra Pound indicava come “Rentiers”.
    Quelli come Padoan appunto, quelli che vivono di rendita, dello “stacco cedola” finanziario borsistico.
    Insomma i Vampiri, gli Spolpatori di ossa; quelli che hai già descritto Tu.

    Quelli che oggi, tutti preoccupati, urlano che l’Italia (cioè loro) perderebbe 40 miliardi di euro, se la Grecia fallisse.

    Quelli che si battono il petto quando parla il dr. Bergoglio, ma che non attuano il principale Precetto indicato da Jesus – che personalmente dubito alquanto fosse un Dio – ma che di cose terrene ne capiva parecchio:
    “Dimitte nobis debita nostra; sicut et nos dimittimus debitoribus nostris”.

    Qui’ si tratta di tirare una riga, e di rivedere i Debiti Nazionali inter-europei.
    Per un Nuovo Inizio; come nel 1953.

    Un Inizio che logicamente prevede una Fine:
    La totale Rovina finanziaria di tutti i Vampiri, di tutti i “Rentiers” alla Padoan.

    Perchè la Lotta è sempre contro Lorvampiri.
    E forse le nuove “Termopili” greche sono il Campo di Battaglia.
    Ed anche Gli Italiani – se ci tengono a sopravvivere come Individui e Popolo e Nazione, dovranno gettare i dadi, e passare il Rubicone.

  14. paolettiemilio ha detto:

    1 camerata…..questo generale far credere che l’uscire dall’ € rappresenti univocamente un pericolo per il paese che esce o uscirebbe, in questo caso la grecia, mi sembra uguale a quando convincevano il popolo che entrare nell’ € era l’ unica salvezza….Credo invece,che sia esattamente il contrario un paese che esca dal sistema potrebbe, riacquistando autonomia finanziaria, riacquistare anche competitività economica potendo decidere valore e svalutazione della propria divisa.
    In pratica scombussolerebbe i piani di chi ha voluto l’ € per tutti i mercati del continente allo scopo propriio di evitare questo, contriollandoli con una sola leva. Questo spiegherebbe la fretta di creare una moneta unica ancor prima che un paese unico che rappresenta un anomalia altrimenti inspiegabile….come si dice dalle mie parti: “COMPRARE LA FRUSTA PRIMA DEL CAVALLO”…..
    In oltre rappresenterebbe un precedente che potrebbe avere un effetto domino se alla Grecia fosse permesso di dimostrare nei fatti quanto ho teorizzato prima.
    Questo spiegherebbe anche il continuo trovare l’ennesima scappatoia per ritardare per l’ennesima volta l’ultimatum imposto alla Grecia dalla “deutch-europa”.
    Forse la Grecia non potrebbe mai essere un vero pericolo, ma il precedente che creerebbe quello si che rappresenterebbe una miccia innescata…..
    L’ € non esiste come non esistevano i dollari di guerra…..basterebbe un soffio e il castello crollerebbe

  15. paolettiemilio ha detto:

    L’ha ribloggato su paolettiemilioe ha commentato:
    1 camerata…..questo generale far credere che l’uscire dall’ € rappresenti univocamente un pericolo per il paese che esce o uscirebbe, in questo caso la grecia, mi sembra uguale a quando convincevano il popolo che entrare nell’ € era l’ unica salvezza….Credo invece,che sia esattamente il contrario un paese che esca dal sistema potrebbe, riacquistando autonomia finanziaria, riacquistare anche competitività economica potendo decidere valore e svalutazione della propria divisa.
    In pratica scombussolerebbe i piani di chi ha voluto l’ € per tutti i mercati del continente allo scopo propriio di evitare questo, contriollandoli con una sola leva. Questo spiegherebbe la fretta di creare una moneta unica ancor prima che un paese unico che rappresenta un anomalia altrimenti inspiegabile….come si dice dalle mie parti: “COMPRARE LA FRUSTA PRIMA DEL CAVALLO”…..
    In oltre rappresenterebbe un precedente che potrebbe avere un effetto domino se alla Grecia fosse permesso di dimostrare nei fatti quanto ho teorizzato prima.
    Questo spiegherebbe anche il continuo trovare l’ennesima scappatoia per ritardare per l’ennesima volta l’ultimatum imposto alla Grecia dalla “deutch-europa”.
    Forse la Grecia non potrebbe mai essere un vero pericolo, ma il precedente che creerebbe quello si che rappresenterebbe una miccia innescata…..
    L’ € non esiste come non esistevano i dollari di guerra…..basterebbe un soffio e il castello crollerebbe

    Rispondi

  16. 1Camerata ha detto:

    Caro Paolettiemilio,
    è esattamente la mia analisi del “fenomeno Grecia”.
    L’uscita dall’euro rappresenterebbe un principio che dimostrerebbe l’insussistenza della necessità per tutti i Popoli di stare sotto il giogo dell’usura apolide.
    Potrebbe innescare una reazione nucleare a catena con effetti devastanti per i succhiasangue o Lorvampiri di Alteriana memoria! Proprio Ezra Pound in una visione profetica nel suo Canto contro l’usura fa riferimento alla Grecia classica allorché asserisce:”… Han portato puttane ad Eleusi, cadaveri sono pronti al banchetto agli ordini della bestia di nome Usura”.
    Il richiamo è ancora più devastante se si pensa a quando succede in Italia ove la sacralità (come quella di Eleusi) del Suolo Patrio viene oltraggiata giorno dopo giorno in nome di una globalizzazione che poco ha a che vedere con l’Uomo e la sua Pietas!
    In alto i cuori!

  17. 1Camerata ha detto:

    errata: a quando succede in Italia
    corrige: a quanto succede in Italia
    Mi scuso.

  18. Alter ha detto:

    (Ansa.it)
    Cameron, risorse per la vostra intelligence – “Abbiamo bisogno di un approccio globale per lavorare con i vostri servizi di intelligence in Sicilia dove noi metteremo gente e risorse per provare a interrompere i collegamenti” dell’immigrazione dal nord Africa. “Abbiamo parlato della crisi dell’immigrazione – ha detto Cameron -. Ci rendiamo assolutamente conto che è un tema sul quale lavorare insieme a livello europeo”. Il Regno Unito, ha ricordato, è impegnato “con la Royal Navy nel Mediterraneo e con un grande programma di aiuti che stiamo aumentando per provare a stabilizzare quei Paesi”, ha segnalato Cameron. “Concordiamo assolutamente che abbiamo bisogno di un approccio globale – ha aggiunto -. Per vedere un nuovo governo in Libia che dia la caccia alle bande criminali”.

    Della serie “spostati ragazzino, e lasciaci lavorare”:
    Il Premier Cameron dice al boyscout teo renzi : “Abbiamo bisogno di un approccio globale per lavorare con i vostri servizi di intelligence in Sicilia dove NOI METTEREMO GENTE E RISORSE PER PROVARE A INTERROMPERE I COLLEGAMENTI DELL’IMMIGRAZIOE DAL NORD AFRICA.

    Giugno 1943, giugno 2015; gli Inglesi risbarcano in Sicilia.

  19. STELVIO DAL PIAZ ha detto:

    Paradosso per paradosso, consiglio a tutti, ma proprio a tutti tutti, compreso il nostro ” papa re “, la lettura o rilettura di un romanzo inglese del 1700: ” I Viaggi di Gulliver “. A volte paradossi e metafore diventano necessari per ritrovare il senso smarrito della vita e della realtà. .

  20. Alter ha detto:

    Il dr. Bergoglio ci “perdonerà” sicuramente.
    Sono sicuro che l’AD della Vatican Corporation prega per la nostra “salvezza”.

    Nel frattempo occorrerrà che il governo dei Boyscouts si decida a fare qualcosa di concreto per l’Italia e gli Italiani.
    E prendere “ispirazione” da Obama?

    “Yes we can” è lo slogan di Obama.
    Se si vuole, si puo’ fare…
    Una settimana fà il capo guerrigliero Belmokhtar, è stato eliminato da un raid statunitense in Libia.

    Perchè l’Italia (ovviamente con l’aiuto dei suoi cari alleati) non si decide ad utilizzare la medesima strategia contro i criminali Ras libici che controllano il mortale traffico dei Migranti?

    Un paio di “Esecuzioni” mirate di criminali Boss schiavisti, ed i Migranti non vengono piu’ mandati a morire in mare da quelle Bestie.

  21. angelo giusti ha detto:

    sara bene rileggere i protocolli forse ci capiamo qualcosa e sara bene la mattina invece di cappuccino e cornetto due belle fette di pane con qualche fettina di volpe ! A NOI

  22. Alter ha detto:

    Una portavoce dell’Unhcr ha affermato che chi i “Migranti” in movimento verso l’Europa sono 60.000.000.
    La portavoce Unhcr ha affermato che l’Europa ne ha accolti “solamente” 600.000…
    Dobbiamo aspettarci l’Invasione degli altri 59.400.000?

    Alla luce di queste affermazioni, risaltano in tutta la loro drammaticità le parole che Cameron ha rivolto al boyscout di Scandicci:
    “Abbiamo bisogno di un approccio globale per lavorare con i vostri servizi di intelligence in Sicilia dove NOI METTEREMO GENTE E RISORSE PER PROVARE A INTERROMPERE I COLLEGAMENTI DELL’IMMIGRAZIONE DAL NORD AFRICA.

    Chiaro il Concetto?

  23. STELVIO DAL PIAZ ha detto:

    Un altro schiaffo per i nostri “servizi” e per i politicanti collusi con la mafia; ma un certo ” matteo ” che fine ha fatto ?

  24. 1Camerata ha detto:

    E si caro Alter gli inglesi provano a tornare laddove erano famelicamente fino a quando Qualcuno li ha rispediti a calci nel culo da dove provengono allorquando asseriva:” Il Mediterraneo è un mare interno con due sbocchi sugli oceani. Uno facilmente chiudibile, l’altro dominato dai cannoni della gran bretagna”. E purtroppo ancora oggi dobbiamo chiedere permesso per uscire da casa nostra soprattutto a chi nè storicamente nè tantomeno geograficamente può vantare diritto alcuno, insieme ai degni compari d’oltreoceano!
    Purtroppo oggi hanno difronte itaglioti e non Italiani come fu un tempo.
    Viva le Malvinas Argentine!

  25. paolettiemilio ha detto:

    provvedimenti impensabili se non hai piu una moneta nazionale….una IDENTITA’….
    Dimntichiamo spesso che il fascismo visse in un contesto storico particolarissimo….. e che la politica economica adottata dal fascismo compreso il corporativismo, fu un’azione ammirata dal mondo intero,
    La vulgata vorrebbe dimensionare la politica economica fascista ad un fenomeno legato solo al fascismo e alla necessità di mantenere il consenso ed il controllo sull’economia nazionale funzionale al P.N.F.

    E anche questa non possiamo dire che sia un opinione di parte…”NOSTRA”….

    La risposta italiana alla crisi.

    di Daniela Caravaggi*

    In Italia gli effetti della crisi del 1929 si inseriscono in un rallentamento generale della vita economica determinato anche dalla politica deflazionista inaugurata da Mussolini nel 1926 e definita, con esplicito riferimento al gergo militare, ‘Quota 90’. Le conseguenze della crisi economica internazionale furono, come altrove, dirompenti. Lo stato fascista reagì sia cercando di rompere i rapporti di dipendenza economica dall’estero, sia rafforzando, con una vera e propria svolta dirigista, il proprio intervento nell’economia. Di conseguenza, lo stretto rapporto tra potere politico, industria e banche, ereditato dall’economia dell’Italia liberale fu rafforzato: con la creazione dell’I.M.I. e dell’I.R.I. il fascismo fece dello Stato il maggiore imprenditore e banchiere italiano, divenendo proprietario di oltre il 20% dell’intero capitale azionario nazionale.

    ‘Quota 90’
    Nel 1922 il fascismo adottò una politica liberistica attenuando, fino al 1925, il controllo dello Stato affermatosi durante la guerra in alcuni settori dell’economia. Le misure liberiste, finalizzate allora al mantenimento del consenso al regime da parte del grande capitale, avevano favorito la ripresa economica ma alcuni fattori, tra i quali il volume delle importazioni delle materie prime largamente eccedente quello delle esportazioni, avevano causato un forte aumento dei prezzi, innescando un preoccupante processo inflazionistico. Tanto che, nel 1925, si arrivò a un cambio di 150 lire per una sterlina. Mussolini, sia per contenere l’inflazione, sia per rafforzare solidità e autorevolezza del regime all’interno e all’esterno della nazione, annunciò una manovra deflazionistica fissando il cambio con la sterlina a 90 lire (‘Quota 90’). La sua attuazione fu resa possibile dalla banca statunitense Morgan, che concesse al governo italiano un prestito di 100 milioni di dollari. Dato che l’Italia era un buon acquirente dei prodotti americani e dato che la fiducia delle grandi banche internazionali aveva incluso la lira, dopo ‘Quota 90,’ tra le monete considerate stabili, il movimento dei capitali dagli Stati uniti a favore del mercato italiano si vivacizzò, tanto che alcune grandi aziende italiane come la Edison, la Pirelli, la Fiat, la Montecatini, la Snia Viscosa, la Terni, la Marelli e la Breda negoziarono importanti operazioni di mutuo che ammontavano a 6.259 milioni di lire tra il 1925 e il 1927, raggiungendo i 7.672 milioni nel 1929. Inoltre, mentre per effetto della rivalutazione della lira le esportazioni in generale subirono una forte contrazione, la stabilizzazione monetaria aiutò quelle imprese che operavano in regime di concentrazione industriale, peraltro favorita dal regime. Anche grazie alla mediazione delle grandi banche di credito ordinario, vennero realizzate importanti operazioni di fusione e assestamento nel comparto elettrico, meccanico e chimico. Per quest’ultimo, per esempio, il gruppo Montecatini controllava 44 società, partecipando per il 65% alla produzione italiana di concimi fosfatici. Notevole anche il comparto meccanico, dove Ansaldo, Fiat e Breda possedevano il 25% del capitale totale del settore. Le piccole e medie industrie, al contrario, strozzate dalla contrazione del credito, fallirono o vennero assorbite dalle grandi. La manovra deflazionista, infine, ebbe alti costi sociali. I ceti meno abbienti subirono i primi effetti negativi di ‘quota 90’: l’attesa diminuzione del costo della vita, pari solo all’1,3%, non compensò minimamente il drastico taglio dei salari, oscillante tra il 10 e il 20%. Furono invece tutelati i risparmi dei ceti medi che continuarono in questo modo a garantire il consenso al regime.

    Gli effetti immediati della grande crisi del 1929
    Negli anni 1929-32, come in altri Stati europei, la produzione industriale italiana subì una contrazione media del 15%-25% con punte superiori al 30% nei comparti tessile, metallurgico e meccanico. Ci si adoperò per sostenere prezzi e profitti con il risultato di alimentare la disoccupazione che nel 1932-33 interessò un milione di lavoratori nel solo settore secondario. Furono ridotti gli stipendi di industria, commercio e agricoltura. Il primo dicembre 1930 fu annunciata anche la riduzione del 12% dei salari di tutti gli impiegati dello Stato. I consumi e il mercato interno si contrassero di conseguenza. Le esportazioni, già in crisi per effetto di ‘Quota 90’, furono colpite definitivamente, e si interruppe il flusso dei capitali internazionali.

    L’indipendenza economica dall’estero come strategia per reagire alla crisi
    Il fascismo affrontò la crisi tentando di porre fine alla dipendenza economica da altri Paesi. Relativamente all’agricoltura, considerando che ancora nel 1925 le importazioni di grano dall’estero incidevano per il 15% del totale, la produzione fu finalizzata al fabbisogno interno rinunciando di fatto alle esportazioni . In questo quadro si inserisce la perseveranza del regime nell’attuazione della ‘Battaglia del grano’ il cui piano, congiunto a quello della ‘Bonifica integrale’ era stato varato definitivamente nel 1928. Grazie all’introduzione di forti misure protezionistiche, dovendo conseguire l’obiettivo dell’autosufficienza nella produzione granaria, la cerealicoltura estensiva soppiantò ogni altra coltura, anche in virtù delripristino del dazio sul grano che permise agli agricoltori buoni ricavi. La politica agricola legò al regime anche i grandi agrari del Sud ma sottrasse spazi alle coltivazioni pregiate su cui si basava il potenziale economico dell’economia contadina del mezzogiorno.

    Lo stato imprenditore e banchiere
    Con la recessione economica il ritiro immediato dei depositi privati fece tremare banche importanti come la Banca Commerciale italiana, il Credito Italiano, Il Banco di Roma, l’Istituto Italiano di Credito Marittimo. Queste banche, nella loro natura di ‘banche miste’, avevano investito a lungo termine ingenti capitali nelle industrie ed ora dovevano fare i conti con giganteschi immobilizzi di capitale. Il fascismo, viste le dimensioni della crisi industriale, non poté fare uso della consueta strategia consistente nell’assunzione dei debiti delle imprese da parte dello Stato. Non potendo contare sulla finanza straniera, di fronte al pericolo reale del fallimento delle principali banche che avrebbe travolto l’intera economia nazionale, il regime attuò una vera e propria svolta dirigista. Il primo passo fu il definitivo smantellamento della ‘banca mista’ che, nata dopo la riforma bancaria del 1894, gestiva il risparmio, il credito a breve termine e finanziava le imprese con prestiti a lungo termine che, in caso di mancata restituzione, si traducevano nella possibilità della banca mista di rilevare quote azionarie delle imprese insolventi. Dal 1933 le funzioni di prestito a lungo termine insieme al portafogli di partecipazione azionaria alle imprese furono attribuite all’I.R.I., l’Istituto per la Ricostruzione Industriale, in cui si concentrò un ingente patrimonio industriale costituito dall’industria siderurgica bellica (Terni e Ansaldo), dall’industria estrattiva e cantieristica (Odero-Terni-Orlando, Cantieri riuniti dell’Adriatico), dall’industria automobilistica (Alfa Romeo), dalle imprese costruttrici di locomotive, da importanti pacchetti azionari nei settori chiave dell’industria elettrica, della siderurgia civile, delle fibre artificiali. L’I.R.I. acquisì, per scongiurarne il fallimento, anche la proprietà delle tre principali banche miste quali La Banca Commerciale, il Credito italiano e il Banco di Roma. All’I.R.I. fu affiancato l’I.M.I., Istituto Mobiliare Italiano, che aveva il compito di finanziare l’industria a medio e lungo termine attraverso l’emissione di obbligazioni. La crisi del 1929 segnò, con la nascita della banca pubblica e della partecipazione statale, il mondo economico ed industriale italiano per i successivi 60 anni: dallo Stato liberale si passò allo Stato imprenditore e banchiere, che si fece mallevadore di una via italiana al capitalismo. Entrava nel flusso economico del paese l’assistenzialismo di Stato, con il potere politico non arbitro super partes, ma giocatore attivo. Il capitalismo italiano si separava dal capitalismo europeo e occidentale.

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