LA LUNGA MARCIA

socnaz italico“Le idee, finché rimangono nelle biblioteche, sono perfettamente innocue. Diventano pericolose solo quando vi siano degli uomini che mirano a tradurre in atto, a convertire l’ideale in realtà “. (Mussolini)

Questo è il pensiero di Mussolini socialista, ma che ritroviamo nell’azione del Mussolini tribuno, combattente, agitatore, polemista, capo del Fascismo, condottiero di insorti, capo del governo, capo della Repubblica Sociale Italiana. E’ in questa filosofia che va inquadrata la decisione della Marcia su Roma che non è più tanto nelle aspirazioni quanto nella necessità, nella fatalità del Fascismo. Ebbe infatti a scrivere Mussolini a monito di governanti e di avversari politici: “ E’ dalle rive del Piave che noi abbiamo iniziato la Marcia che non può fermarsi sino a quando non abbia raggiunta la meta suprema: ROMA. E non ci saranno ostacoli né di uomini, né di cose che potranno fermarci. Noi abbiamo la visione storica del problema di fronte all’altra visione che si può chiamare politica parlamentare. “

Risuonavano ancora i canti della Vittoria e già a Spalato gli italiani subivano intollerabili oltraggi. Analoga situazione in Alto Adige da parte degli elementi austriacanti. Che faceva il governo italiano ? Preparava gli onori a Wilson e nel febbraio concedeva l’amnistia ai disertori. L’unica bandiera della nuova Italia era il “ Popolo d’Italia “ diretto da Benito Mussolini. “ Noi dobbiamo andare incontro al lavoro che torna dalle trincee – ammoniva Mussolini -. “ Se il regime sarà superato per opera nostra, quelli che hanno diritto di parlare di rivoluzione siamo noi, cioè quelli che hanno lanciato la parola rivoluzione nel maggio 1915. Non temete, spiriti gloriosi, la bisogna è appena cominciata. Ma sarà compiuta. Vi difenderemo, anche a costo di scavare le trincee nelle piazze e nelle strade delle nostre città. “

Il 21 marzo 1919 sorge il Fascio di Combattimento di Milano. Il 23 marzo successivo alle ore 10 , al primo piano dello stabile numero civico 9 in piazza San Sepolcro si riunisce la giunta con altre 119 persone e nasce il Movimento dei Fasci di Combattimento. Ha inizio la lunga marcia del Fascismo verso la presa del potere. Alla fine di aprile i Fasci di Combattimento sono 82 e raccolgono oltre 15.000 iscritti. Il 2 settembre 1919, su proposta del Ministro della Guerra, generale di Corpo d’Armata Alberico Albricci, Nitti – Presidente del Consiglio –emana un decreto di amnistia per i reati militari. Ne beneficiano i disertori, i renitenti e anche quelli con perdita di grado ai quali è concessa la reintegrazione ( modesta riflessione: dopo il 25 aprile 1945 nessuna amnistia né reintegrazione nel grado per i Combattenti dell’ONORE ! ). Nove giorni più tardi – da Ronchi – Gabriele D’Annunzio, scrive a Mussolini : Mio caro compagno, il dado è tratto. Parto ora. Domattina prenderò Fiume con le armi. Il Dio d’Italia ci assista. Mi levo da letto febbricitante. Ma non è possibile differire. Ancora una volta lo spirito dominerà la carne miserabile. Riassumete l’articolo che pubblicherà la <Gazzetta del Popolo> e date intera la fine. E sostenete la causa vigorosamente durante il conflitto. Vi abbraccio. Gabriele D’Annunzio “

Per meglio comprendere l’evoluzione del movimento fascista nel mondo del lavoro e della produzione occorre tenere presente che il pensiero mussoliniano ha sempre avuto una particolare attenzione alla tutela dei lavoratori. Fin dall’inizio della sua attività politica aveva individuato il “ nemico “. Nel discorso pronunciato a Milano nel pomeriggio del 28 dicembre 1919 presso il salone massimo del Conservatorio “ Giuseppe Verdi “ durante una cerimonia commemorativa per i garibaldini caduti nelle Argonne indetta dal Fascio milanese, tra l’altro, ebbe ad affermare: “ Il nostro dovere è quello di liberarci della plutocrazia internazionale “. ( Quanta attualità in questa sacrosanta affermazione ! )

Ma ancora prima, in un articolo pubblicato sul “Popolo d’Italia” del 4 giugno 1919 intitolato “ I complici “, dopo una attenta analisi di quanto stava accadendo in Russia e aver contestato che in quel paese non si stesse realizzando il <socialismo>, afferma: “ Se Pietrogrado non cade, se Denikin segna il passo, gli è che così vogliono i grandi banchieri ebraici di Londra e di New York, legati da vincoli di razza cogli ebrei che a Mosca come a Budapest, si prendono una rivincita contro la razza ariana, che li ha condannati alla dispersione per tanti secoli. In Russia l’80% dei dirigenti dei Sovièts sono ebrei, a Budapest su 22 commissari del popolo, ben 17 sono ebrei. Il bolscevismo non sarebbe, per avventura , la vendetta dell’ebraismo contro il cristianesimo ? L’argomento si presta alla meditazione. E’ possibile che il bolscevismo affoghi nel sangue di un <progrom> di proporzioni catastrofiche. La finanza mondiale è in mano agli ebrei. Chi possiede le casseforti dei popoli, dirige la loro politica. Dietro ai fantocci di Parigi, sono i Rotschild, i Warnberg, gli Schyff, i Guggeheim, i quali hanno lo stesso sangue dei dominatori di Pietrogrado e di Budapest. La razza non tradisce la razza. Cristo ha tradito l’ebraismo, ma, opinava Nietzsche in una pagina meravigliosa di previsioni, per meglio servire l’ebraismo rovesciando la tavola dei valori tradizionali della civiltà elleno-latina. Il bolscevismo è difeso dalla plutocrazia internazionale. Questa è la verità sostanziale. La plutocrazia internazionale dominata e controllata dagli ebrei, ha un interesse supremo a che tutta la vita russa acceleri sino al parossismo il suo processo di disintegrazione molecolare. Una Russia paralizzata, disorganizzata, affamata, sarà domani il campo dove la borghesia, sì la borghesia, o signori proletari, celebrerà la sua spettacolosa cuccagna. I re dell’oro pensano che il bolscevismo deve vivere ancora, per meglio preparare il terreno alla nuova attività del capitalismo. Il capitalismo americano ha già ottenuto in Russia una <concessione> grandiosa. Ma ci sono ancora miniere, sorgenti, terre, officine, che attendono di essere sfruttate dal capitalismo internazionale. Non si salta, specialmente in Russia, questa tappa fatale della storia umana. E’ inutile, assolutamente inutile, che i proletari evoluti e anche coscienti, si scaldino la testa per difendere la Russia dei Sovièts. Il destino del leninismo non dipende dai proletari di Russia o di Francia e meno ancora da quelli d’Italia. Il leninismo vivrà finché lo vorranno i re della finanza. ; morirà quando decideranno di farlo morire i medesimi re della finanza. ( A questo punto inutile sottolineare la validità della previsione di Mussolini, che conferma la grandezza del suo pensiero politico che si concretizza e si realizza con il Fascismo, unica alternativa ideologico-dottrinaria ancora attuale sia al capitalismo che al comunismo realizzato ).

Tornando all’argomento precisiamo che, nelle elezioni del novembre 1919, la lista fascista segna un clamoroso fallimento. Stravincono socialisti e popolari. Iniziano scioperi, occupazione delle fabbriche e violenze contro combattenti e fascisti. Il 18 novembre, senza che una ragione precisa giustifichi il provvedimento, vengono arrestati numerosi fascisti tra cui Filippo Tommaso Marinetti, Ferruccio Vecchi e Benito Mussolini. La cronistoria dell’annata 1920 è caratterizzata da tremendi episodi di violenza; ha inizio la “guerra civile”. Lo Stato è impotente e il governo non sa reagire agli attacchi sistematici dei bolscevichi. Il 23 maggio Francesco Saverio Nitti costituisce il secondo ministero a maggioranza di massoni e di popolari. Sugli edifici pubblici la bandiera nazionale viene sostituita con la bandiera rossa. Neppure il 24 maggio, anniversario dell’entrata in guerra, vengono esposte le bandiere nazionali negli edifici pubblici. Una circolare ministeriale obbliga tutte le scuole statali a considerare giorno lavorativo la data. Con il 30 agosto ha inizio l’occupazione operaia delle fabbriche e dei cantieri in tutta Italia. La rivolta rossa passa dall’ostruzionismo alla vera occupazione. Le fabbriche si trasformano in fortini armati anche con mitragliatrici, vengono issate le bandiere rosse, si fabbricano armi che vengono distribuite copiosamente. L’Italia è sull’orlo di una rivoluzione bolscevica. Il 3 settembre gli operai Fiat danno alla fabbrica il titolo: “Fiat soviet “. Ha inizio anche il conio di monete dei “soviets”. Omicidi e sequestri di persona sono all’ordine del giorno; in questo periodo i fascisti pagano un alto tributo di sangue. Nell’ultimo scorcio del 1920 il paese è scosso da fatti di sangue fra i più gravi di questo periodo. L’eccidio di Palazzo d’Accursio, nella sala del palazzo comunale di Bologna, dove viene ucciso il consigliere fascista Giulio Giordani. A Ferrara, nel trigesimo della morte di Giordani, vengono uccisi in un agguato quattro giovani fascisti. Ma ciò che rese ancora più cupa la tristezza di quei giorni, fu la tragedia di Fiume e della Dalmazia, tragedia che doveva lasciare un solco di profonda passione anche in quanti erano convinti che non si potesse far niente. Fu un’umiliazione nazionale e rafforzò ancor più la volontà di riscossa e di rivolta contro i governi rinunciatari e contro la politica distruttiva della Vittoria. Fu il governo presieduto da Giolitti che preparò e condusse il vergognoso “ Natale di Sangue “. Nell’occasione Benito Mussolini dirà agli italiani: “ Al di sopra dei comunicati e delle parole: il dramma è perfetto; orribile, se si vuole, ma perfetto. Da una parte una fredda < ragion di Stato >, decisa fino in fondo; dall’altra, la calda < ragione dell’Ideale >. Eja a Gabriele D’Annunzio, a Fiume italiana, all’Adriatico riconsacrato col sangue, all’Italia che supererà, ne siamo certissimi, quest’ultima prova. “

Dalla cronistoria degli avvenimenti possiamo affermare che il fascismo del 1920/21, non cercò mai la violenza, né la pratica “illegalista”: rappresentò la sollevazione della classe patriottica contro l’eversione rossa e delle Leghe bianche della valle padana guidate da Miglioli, tutte largamente tollerata dal governo. E a proposito del Miglioli è sufficiente riportare il suo discorso di Soresina pronunciato l’8 febbraio 1921: “ Le armi sono pronte: 4.000 fucili, 4.000 bombe, 4.000 pugnali da immergere nel ventre della borghesia agricola. Faremo fare agli agrari la fine di Giuda: li appenderemo coi piedi in su e la testa in giù agli alberi delle nostre terre; squarceremo il loro putrido ventre da cui usciranno le grasse budella turgide di vino. E nelle contorsioni dell’agonia noi danzeremo intorno non la danza della vendetta, ma la danza della più umana giustizia. Quando le viscere immonde saranno putrefatte al sole di Mosè che non si arresta, i corvi compiranno l’opera loro. E i fascisti, delinquenti, scherani, lanzichenecchi, assoldati all’Agraria seguiranno l’eguale sorte. E in mezzo ai sudici penderà l’assertore del fascismo italiano, quel sacco di putrido sterco avvelenato. “ Per essere non violento, legalitario nonché cristiano, non c’è male – commenta Rutilio Sermonti – a conclusione di un suo articolo pubblicato in un numero dell’ “OCCIDENTALE “ sulla “Violenza fascista”. Da quale parte furono i primi martiri della “guerra civile” ? – domanda la stampa fascista. Non furono il Sonzini, lo Scimula e il Sonzani, solo per citarne alcuni ? Chi li ha uccisi ? Chi ha creato le “guardie rosse” ? Qual è il grido che più frequentemente risuona nelle campagne o alle periferie delle città ? Non è forse “dagli al fascista”, o “ morte al fascista “ ? Ma il sangue dei caduti dà frutti. Nell’ottobre 1921 le sezioni dei Fasci di Combattimento che, nel frattempo su proposta di Mussolini si stavano trasformando nel Partito Nazionale Fascista, arrivarono a 2.200 con 310.000 iscritti. Il fascismo fa breccia all’interno delle Leghe bianche e rosse e si afferma così il Sindacalismo fascista con masse proletarie sempre più numerose. C’è un modesto episodio in un piccolo paese del ferrarese che è emblematico di un clima che sta cambiando. L’episodio venne a suo tempo ricordato con l’affissione di una targa murata all’esterno della sede della Lega rossa: “ Gli spiriti della guerra e della Vittoria – sgombrarono alle avanguardie del Fascismo – il varco – e questa vecchia sede della Lega rossa – non fu distrutta – si dischiusero le sue porte all’aure della Patria – ove ebbe vita – il primo Sindacato fascista “.

Nel 1921 la terra di Toscana era divenuta la roccaforte del social-comunismo.. Erano arrivati agitatori stranieri comprati ad alto prezzo, uomini smaniosi di ambizioni politiche, maneggioni, seminatori di odio e di rivolta. Nel febbraio venne arrestato nei pressi di Firenze un Conte ungherese e, nella stessa villa ove avvenne l’arresto, si trovarono opuscoli di propaganda bolscevica e carta intestata ai Soviets. La propaganda era stata svolta specialmente in Toscana e il governo di Mosca aveva inviato in Italia molti emissari. A Berlino c’era un cassiere capo distributore dei fondi per la propaganda bolscevica con somme notevoli destinate a tale scopo per l’Italia. Così si erano preparati depositi di armi un po’ dappertutto per organizzare attentati ai nodi stradali e ferroviari e predisporre barricate dotate perfino di mitragliatrici. La campagna elettorale del 1921 è costellata di agguati e di imboscate feroci. La sera del 23 marzo si dava al Teatro “Diana” di Milano l’operetta “Mazurka Bleu” di Franz Lehar. Alla fine del 2° atto scoppiava una bomba potentissima presso una finestra prossima alla sala. Diciotto morti e un centinaio di feriti. Le imboscate comuniste in Toscana non si contano più. Le Squadre d’Azione fasciste percorrono in lungo e in largo la Toscana per svolgere propaganda elettorale e, soprattutto, per riportare il TRICOLORE nelle sedi istituzionali dopo che la bandiera nazionale era stata sostituita con la bandiera rossa. Per testimonianza familiare posso affermare che ad Arezzo – per esempio – non si trovava più un tricolore perché le bandiere nazionali erano state bruciate sulla pubblica piazza. Le Avanguardie Giovanili Fasciste Femminili ( di cui faceva parte quella che sarebbe poi divenuta la mia mamma ! ) dovettero frettolosamente cucire bandiere con pezzi di stoffa bianca, rossa e verde, bandiere che vennero affidate alle Squadre d’Azione per la bisogna. La barbarie rossa culmina in Toscana il 17 aprile 1921 col massacro dei fascisti aretini e fiorentini in località “Renzino” presso Foiano della Chiana. L’episodio di “Renzino” va appunto inquadrato in un giro di propaganda nella zona della Val di Chiana aretina durante la campagna elettorale del 1921. All’alba del 17 aprile (era una domenica piovosa) partono su un 18BL squadristi aretini e fiorentini. A Marciano della Chiana viene ferito con un colpo di rivoltella il fascista Ettore Guidi, che viene ricoverato all’Ospedale di Foiano della Chiana. Gli elementi sovversivi locali, alla notizia del ricovero, tentano l’assalto all’Ospedale per cui, un gruppo armato rimane a guardia del ferito. Gli altri squadristi, nel pomeriggio, dopo aver compiuto il giro previsto, decidono di rientrare quando, a circa un chilometro da Foiano, appunto in località “Renzino”, cadono in una imboscata. Purtroppo una delle prime scariche di fucileria ferisce mortalmente l’autista del 18BL (Dante Rossi).Viene ferito anche il Capitano Figino che si trova accanto all’autista. L’autocarro sbanda e finisce sull’alta siepe di bosso che costeggia la strada. Subito una banda di armati si precipita sul mezzo continuando a sparare anche con fucili da guerra per cui tutti rimangono feriti più o meno gravemente. La banda di assalitori, tra cui anche donne e ragazzi, comincia ad infierire con ascie e forconi sui feriti che tentano di difendersi come possono con l’arma individuale. La malvagità dei carnefici è ripugnante. Al fascista Gualtiero Quadri un colpo d’ascia fa saltare le dita per portargli via l’anello. Bruno Dal Piaz, ferito gravemente alla spalla destra da pallottola esplosiva, viene colpito alla testa con il calcio di moschetto mentre una donna lo colpisce all’addome con un forcone. Dal Piaz ( che diventerà il padre del sottoscritto ! ) risulterà il ferito più grave. Il volto di Guido Ciofini è trasfigurato dai colpi. Anche i morti sono straziati. Roselli, ferito alle gambe, viene finito con colpi alla testa e asportazione dei bulbi oculari, Cinini, che portava la bandiera tricolore, colpito in pieno petto, viene straziato sul volto. Le vittime: Aldo Roselli, del Fascio aretino, studente di anni 17; Tolemaide Cinini, di anni 20 del Fascio di Firenze; Dante Rossi, operaio di anni 21, del fascio di Firenze, Mutilato di guerra. Feriti: Bruno Dal Piaz, Virgilio Liberatori, Giovan Battista Romboli, Dante lelli, Dino Dini, Vittorio Giorgi, Guido Ciofini, Gualtiero Quadri, Giuseppe Figino, Ezio Narbona Legionario Fiumano. Gli assalitori contano un morto e qualche ferito, tra cui un ragazzo. La mattanza venne fortunatamente interrotta perché sopraggiunsero alcuni ciclisti partecipanti ad una gara sportiva. Altrimenti non si sarebbe salvato alcuno dei fascisti. L’episodio di “Renzino” provocò una spedizione punitiva contro gli aggressori da parte dei fascisti di Firenze, Arezzo, Perugia. L’efferatezza dell’agguato si ritorse contro i sovversivi e determinò lo sviluppo del fascio aretino che vide aumentare le iscrizioni tra cui quella di 100 operai del “fabbricone”, la più grande impresa metalmeccanica della città.

Il 19 aprile, sul “Popolo d’Italia”, Mussolini pubblicava il seguente articolo in risposta ai giornali romani: “ Disarmare davanti al rinnovarsi di tante gesta barbariche sarebbe stupido e criminoso non solo nei riguardi del Fascismo, ma nei riguardi della Nazione. Nelle cronache delle violenze fasciste, o colleghi romani, che ci avete impartito una lezione di morale umanitaria, non c’è niente che rassomigli anche da lontano agli agguati di Bologna e di Ferrara, agli agguati di casale Monferrato, di Prato e di Arezzo. Malgrado tutto la violenza fascista si contiene nelle linee della ritorsione giustificata. Certo è che questo ripetersi di agguati impone ai fascisti il più duro compito della più vasta rappresaglia. Su questo terreno i comunisti saranno dispersi e schiantati. Parlare in siffatte condizioni di tregua è assurdo. Il discorso che noi teniamo ai fascisti di tutt’Italia è molto semplice, più che un discorso è un ordine categorico: non prendere mai se non nei casi specialissimi l’iniziativa di un’azione violenta; eliminare dalla storia del Fascismo la cronaca delle piccole violenze individuali; nel caso di incursioni di propaganda in zone ostili, prendere le più diligenti misure di sicurezza; in caso di aggressione e di imboscata esercitare la rappresaglia fulminea e risoluta, evitando di estenderla a uomini o istituzioni non impegnati nel conflitto. Ripetiamo ancora una volta che la violenza fascista deve essere ragionante, razionale, chirurgica, non deve diventare un’esercitazione estetica o sportiva, deve conservare il carattere di una bisogna ingrata alla quale è necessario sottoporsi finchè certe condizioni di fatto non siano cambiate. Questo discorso ai fascisti vale soprattutto per l’imminente periodo di agitazioni elettorali. “

Il 9 giugno partirono da Arezzo diretti nella Val Tiberina dodici fascisti allo scopo di svolgere propaganda insieme ai compagni di Anghiari. I comunisti organizzarono un’imboscata all’altezza della casa di S. Girolamo, abitata dal colono Antonio Bagattini; rimasero feriti i fascisti Amilcare Gentilucci e Mario Dal Piaz, fratello di uno dei feriti dell’imboscata di Renzino (Foiano della Chiana).

Nel frattempo si aggrava la situazione in Alto Adige dove l’elemento austriacante sta rialzando la testa anche per la debolezza del governo italiano nel rivendicare l’italianità del territorio e nel far rispettare la legge . Nelle osterie e nelle scuole di lingua tedesca faceva bella mostra il ritratto di “cecco beppe” l’impiccatore degli irredentisti. Con le elezioni del 1921 una pattuglia di deputati fascisti viene eletta alla Camera. A seguito di una intervista rilasciata a “ Il Giornale d’Italia “ da Mussolini, vengono sollevati commenti circa l’atteggiamento che terranno i fascisti in occasione della “ seduta reale “. Mussolini precisa: “ Il Fascismo non ha pregiudiziali monarchiche o repubblicane, ma è tendenzialmente repubblicano in ciò differenziandosi nettamente dai nazionalisti che sono pregiudizialmente e semplicemente monarchici. Il gruppo fascista si asterrà ufficialmente dal prendere parte alla seduta reale “. Queste frasi suscitano polemiche e discussioni. Mussolini interviene più volte sul “Popolo d’Italia” e il 26 maggio in modo definitivo chiarisce con un nuovo articolo in cui afferma: “ Terza e non ultima puntata – Alti clamori si levano dalle disorientate turbe bloccarde!…..Ma di che si sorprendono, alla fine questi signori?….La linea della mia condotta politica è perfetta. Sfido chiunque a trovare in questo giornale, prima, durante e dopo la guerra qualche cosa che anche da lontano rassomigli a un atto di adesione alla dinastia. La parola < re > non è mai stata stampata colla maiuscola su queste colonne. Le cerimonie reali non hanno mai avuto spazio soverchio. Il cenno di cronaca e basta. Quanto ai comizi elettorali tutti possono dire che vi ho partecipato dando prova di una strafottenza completamente ignota ai candidati di altra misura. Ho tenuto due discorsi nelle piazze di Milano. Non ho cercato voti, non ho esaltato il blocco….Italia! ecco il nome, il sacro, il grande, l’adorabile nome nel quale tutti i fascisti si ritrovano. Nessuno può giurare che la causa d’Italia sia necessariamente legata alla sorte della Monarchia, come pretendono i nazionalisti o alla istituzione della repubblica come credono i repubblicani. L’avvenire è incerto e l’assoluto non esiste. Ecco perché ripudiamo le camicie di Nesso delle pregiudiziali che non ci consentono di agire liberamente sul terreno mobile e complesso della vita e della storia. “

Mussolini, in un articolo del 7 giugno sul “Popolo d’Italia”, denunzia l’accordo stabilitosi tra socialisti e popolari e chiude affermando: “ …….I dirigenti dei 1.500 fasci sanno che cosa intendiamo dire col verbo perfezionare. Il giorno in cui l’ibrida e ripugnante coalizione nemica tentasse di accerchiarci, allora le squadre fasciste, l’esercito fascista, nel quale si raccoglie l’animosa gioventù d’Italia, impegnerà il combattimento su tutta la linea. E la partita sarà finalmente giocata nella sua fase decisiva! “. Il 2 agosto 1921, la <tregua> auspicata da Mussolini è un fatto compiuto .Dopo una riunione durata un paio d’ore viene firmato, nel gabinetto del Presidente della Camera dei Deputati De Nicola, il trattato di pace tra socialisti e fascisti. Ecco il preliminare dell’accordo: “Al fine di raggiungere il ritorno alla vita normale in Italia tra partiti politici ed organizzazioni economiche, si sono riuniti sotto la presidenza dell’Onorevole Enrico de Nicola, Presidente della Camera, i rappresentanti del Consiglio Nazionale dei Fasci di Combattimento, del Gruppo parlamentare fascista, della Direzione del Partito Socialista, del gruppo parlamentare Socialista, della Confederazione <generale del Lavoro.” Erano stati invitati anche i comunisti e i popolari e i deputati repubblicani. Con motivazioni varie nessuno di questi invitati vollero presenziare all’accordo. L’accordo sottoscritto era articolato in undici punti e firmato da Mussolini, De Vecchi, Giuriati ,Rossi, Pasella, Polverelli, Sansanelli per i fascisti e Bacci, Zannerini, Musatti, Morgari, per i socialisti, Baldesi, Galli, Caporali per la CGL. Non passarono che poche ore dalla firma che numerosi attentati vennero compiuti in tutta Italia contro gli appartenenti ai Fasci di Combattimento, a dimostrazione che ormai i capi socialisti avevano perso ogni controllo della loro base. I fascisti reagiscono prontamente e riprendono le spedizioni punitive delle squadre d’azione. La reazione dei fascisti non è approvata da Mussolini che, per protesta, si dimette dal Comitato centrale dei Fasci. La stampa parla quindi di “crisi del Fascismo” e il “Giornale d’Italia” polemizza con Mussolini che risponde con un articolo sul “Popolo d’Italia” del 19 agosto che così si conclude: “ Non c’è nessuna ostentazione nelle mie dimissioni, ma una profonda tristezza……..Da mesi e mesi io andavo ammonendo il Fascismo di avere il ‘senso del limite ‘ senza del quale un movimento, anche splendido, finisce per decadere e rovinare. In queste ultime settimane io ho fatto chiaramente intendere che non mi sarei sentito capace di guidare più oltre un movimento indisciplinato e caotico. Questi avvertimenti, che partivano da un impulso di amore ardente per il Fascismo, sono stati – da parte di molti, troppi fascisti, trascurati e irrisi. Che cosa pretende ora il “Giornale d’Italia” ? Che io faccia il burattino ? Che mi prenda le sconfessioni e mi limiti ad osservare ‘ odo rumore ‘? Via, dunque: se questo è stile esso appartiene ai palcoscenici da operetta, ma non è non può essere, non sarà mai lo stile della mia politica, della mia vita. “ Lo stesso 19 agosto, la Commissione Esecutiva del Comitato Centrale dei Fasci, dopo la relazione di Umberto Casella sulle dimissioni di Mussolini, propone un ordine del giorno con cui “ considerando che il trattato di pace fu stipulato per quasi unanime deliberazione del Consiglio nazionale, unico ente preposto a segnare   le direttive del fascismo; considerando che non possono permettersi dissensi dalle deliberazioni prese a maggioranza dal Consiglio nazionale cosi che è fatto obbligo a tutte le sezioni di applicare lealmente le clausole del trattato di pace; considerando che solo al Congresso nazionale dovrà competere il diritto di rilevare le varie tendenze idonee a determinare i dissidenti a scegliere la propria via all’infuori delle direttive della maggioranza; si respingono le dimissioni di Benito Mussolini, il quale ha dato nel presente momento , come sempre, inequivocabile prova di elevato sentimento di disciplina, rivolgendo vive premure allo stesso di voler ritirare le dimissioni. “ Migliaia di telegrammi di solidarietà inviati al “Duce del Fascismo” che lo invitano a rimanere al posto di combattimento, risolvono la crisi temporanea. Gli avversari però non danno tregua e scatenano una nuova violenta offensiva generale che provoca morti nei ranghi fascisti a Parma, nel Polesine, a Lucca , nel vicentino, nel bolognese, in Toscana, nel mantovano, nel veneto. In conseguenza di ciò i fascisti toscani denunciano il “trattato di pace”. Il Segretario regionale, Perrone Compagni, invia il seguente telegramma al Presidente Bonomi: “ Dinanzi ritorno violenza social-comunista, continue aggressioni mortali fascisti; dinanzi opera autorità che permette comizio San Frediano, luogo ove caddero nostri compagni Serlupi e Zoccoli. E arresta, sotto pressione esponenti social-comunismo i fascisti Cascina vilmente aggrediti da sessanta Arditi del popolo; dinanzi opera questore di Massa e Commissario Bezzo, oltraggiante, perseguitante esponenti Fascismo tra cui Tenete Vitali che per sua Medaglia d’Oro è superiore chiunque; per la situazione di trentacinque fascisti cui fu spedito mandato di cattura invece che di comparizione sotto arbitraria influenza ispettore Paolella; per le continue persecuzioni vostre circolari verso iscritti che voi avete potuto vedere in Firenze avere rinnovato coscienza nazionale; partecipo V.S. questo Comitato Regionale decide considerare trattato pacificazione non avvenuto, provvedendo Fascismo toscano qualunque modo sua difesa e difesa Patria contro associazioni delinquere e suoi sostenitori. “ Lo stesso Mussolini sul “Popolo d’Italia” del “8 settembre, dopo aver polemizzato coi socialisti e con l “Avanti” che, a proposito dell’uccisione dell’On.le Di Vagno, parlavano di complicità del governo con i fascisti, scrive: Da Sarzana a Modena: ecco la complicità, ecco la connivenza dell’autorità politica col Fascismo! Sette morti, decine di feriti: ecco il prezzo col quale l’On.le Bonomi ha placato gli sdegni del suo amico Turati che si è rivelato in questa ed i altre occasioni quale un torbido cinico politicante, senza un brivido di profonda umanità! La strage di Modena è ancor più tragica di quella di Sarzana. Nella città di Lunigiana la forza pubblica si trovò di fronte ad una spedizione fascista, ma a Modena si trattava di una folla innocua che stava sciogliendosi e si sarebbe sciolta. Si è sparato senza far precedere il fuoco dalle intimazioni regolamentari; si è sparato perché, evidentemente, gli ordini venuti da Roma si riassumono in una proposizione: dare qualche lezione al Fascismo!….Ma il fascismo è tale una forza, tale una passione, tale – soprattutto – un futuro, che diffamazioni ed agguati e massacri non possono arrestarlo. Lo ingigantiscono. Lo rendono sacro. Gli danno l’aureola del martirologio. “

Il 7 novembre 1921 si svolge a Roma al Teatro Augusteo il 3° Congresso dei Fasci, congresso che delibererà la trasformazione in “Partito” del Movimento dei Fasci di Combattimento. Umberto Pasella, ex segretario generale, avendo dato le dimissioni il 3 novembre, si compiace dei risultati che si sono raggiunti in 30 mesi di lavoro. “ Il Fascismo sorse per la chiara visione del momento politico che ebbe un uomo il quale volle realizzare e unificare le più belle energie sopravvissute alla guerra e lanciò l’appello di adunata ai giovani generosi che, in pochi, ma coraggiosi lo accolsero con entusiasmo: quest’uomo è Benito Mussolini. Pasella ricorda che al congresso di Firenze parteciparono 22 Fasci con diciassettemila iscritti; a quello di Milano, tenuto solo dopo sette mesi il primo, 56 Fasci con trentamila iscritti, nel 1920 le sezioni salirono ad 800, nel febbraio 1921 a mille ed oggi sono duemiladuecento con trecentodieci mila iscritti. Il nostro è un esercito che può balzare in piedi quando fosse necessario, sia per rintuzzare l’offesa che ci venisse dai confini della Patria, sia per schiacciare nell’interno i traditori che tentassero dare la scalata a quel potere di cui si servirono per umiliare la Nazione. “ Il congresso rivolge all’indirizzo di Pasella una grande ovazione ed approva poi l’opera svolta dalla Commissione esecutiva e passa all’ordine del giorno. E’ approvato il seguente ordine del giorno presentato da Bianchi: “ Il terzo congresso nazionale dei Fasci Italiani di Combattimento dichiara di accettare quali postulati fondamentali del Fascismo quelli illustrati nel suo discorso da Mussolini, integrati dai discorsi dei relatori sulle questioni poste all’ordine del giorno e demanda al Consiglio nazionale di convocarsi entro l’anno corrente con il compito di dare la forma definitiva al programma e allo statuto del Partito Nazionale Fascista. “ Il lungo e dettagliato intervento di Mussolini fu rivolto al partito nella prima parte, anche allo scopo di superare le perplessità manifestate da alcuni delegati sulla trasformazione del movimento sorto nel 1919, ma si soffermò anche sui gravi problemi che attanagliavano in quella fase il paese Italia, scosso da una situazione economica devastante e da una crisi politica che non trovava soluzione e terminò il suo intervento con questo appello rivolto ai congressisti e al loro senso di responsabilità: “ Nella nuova organizzazione io voglio sparire, perché voi dovete guarire del mio male e camminare da voi. Solo così , affrontando la responsabilità e i problemi, si vincono le grandi battaglie. Vi raccomando di tener fede al principio animatore del Fascismo. In un canto del Paradiso Dante esalta la figura del poverello di Assisi, che dopo aver sposato la povertà < poscia di dì in dì l’amò più forte >. Questo, o fascisti, è il nostro giuramento: amare di dì in dì, sempre più forte questa madre adorabile che si chiama ITALIA . “

A seguito dello sciopero dei ferrovieri e dei ferro-tranvieri, il Comitato d’Azione del congresso lancia ai cittadini romani il seguente manifesto: “ Cittadini ! I fascisti di tutta Italia erano convenuti a Roma per rinsaldare nella Citta augustea i vincoli del loro cuore e della loro potente organizzazione. I lavori del congresso, la cordialità e la serenità delle discussioni, soprattutto l’ardente spirito di patriottismo manifestato in ogni momento , erano la prova evidente dello stato d’animo di tutta la giovinezza italiana che si serra attorno ai gagliardetti fascisti. Il corteo di ieri, sflilato in perfetta ordinanza militare, ha smentito in forma clamorosa tutte le leggende di infamia che i nostri avversari avevano creato intorno a noi. Lo sciopero generale era da lungo tempo preparato per impedire che Roma, cioè il mondo, avesse finalmente nozione della magnifica rinascita delle più belle energie nazionali. Era stabilito che, finito il corteo, tutte le squadre avrebbero dovuto ripartire immediatamente perle loro sedi. Lo sciopero lo ha impedito. I nostri giovani, attratti dalle bellezze e dalla suggestione delle memorie romane, si aggirano in cerca dei monumenti e dei ruderi e vengono vigliaccamente aggrediti e assassinati. E’ l’orgia comunista, alimentata dalla plutocrazia internazionale. Che tenta di assalire la Nazione. Cittadini ! I fascisti sono decisi ad accettare la lotta per la propria sacrosanta difesa e per la difesa dell’Italia. Da questo momento ognuno assuma le proprie responsabilità. Noi assumiamo le nostre. Tutti gli squadristi devono stare in permanenza all’Augusteo. “

Dal “ Popolo d’Italia “ del 15 novembre apprendiamo: “ Il trattato di pacificazione è, da oggi, decaduto. Ne prendano nota tutti. Dopo lo sciopero pseudo-generale di Roma, la turpe commedia giocata dal <Pus > è smascherata. Nel Comitato di difesa proletaria ci sono, infatti, socialisti, confederali, in allegra combutta cogli arditi di Cagoia. Il signor Minghino è regolarmente iscritto al Pus. In generale c’è una recrudescenza di delinquenza socialcomunista. Il Congresso di Roma non denunciò il trattato; si limitò a non discuterlo. Da oggi il trattato è morto e sepolto. Come si regolerà in conseguenza di ciò lazione del Partito Nazionale Fascista, sarà deciso prossimamente dagli enti direttivi. “

 

21 novembre – La Direzione del Partito Nazionale Fascista, riunita a Milano, lancia il seguente manifesto: “Assumendo la direzione del Partito Nazionale Fascista, salutiamo i nostri morti, salutiamo i Militi del nostro Esercito, salutiamo tutti gli italiani credenti nella grandezza d’Italia ! Il movimento fascista trasformatosi, per concorde volere dei rappresentanti i Fasci di combattimento convenuti a Roma, in Partito politico, nulla ha da rinnegare di quella che è stata la sua storia intessuta di sacrifici e santificata dal sangue dei suoi Martiri. La trasformazione del Movimento in Partito è pertanto uno sforzo rivolto a rinsaldare e ad inquadrare in una più ferrea disciplina quanti intendono di essere soldati obbedienti sotto i nostri Gagliardetti di combattimento; è la manifestazione di una volontà più decisa a contribuire all’opera di ricostruzione del Paese; è il bisogno di un più preciso programma per differenziarci ed individuarci tra quanti altri movimenti e partiti tendono al governo del Paese. Oggi, come ieri, il Fascismo rivendica il titolo d’onore che è la base della sua medesima esistenza e lo spirito animatore di ogni suo atteggiamento. Noi siamo una milizia volontaria posta al servizio della Nazione. Saremo con lo Stato e per lo Stato tutte le volte che esso si addimostrerà geloso custode e difensore e propagatore della tradizione nazionale, del sentimento nazionale, della volontà nazionale, capace di imporre a tutti i costi la sua autorità. Ci sostituiremo allo Stato tutte le volte che esso si manifesterà incapace di fronteggiare e di combattere, senza indulgenza funesta, le cause e gli elementi di disgregazione interiore dei principi della solidarietà nazionale. Ci schiereremo contro lo Stato qualora esso dovesse cedere nelle mani di coloro che minacciano e attentano alla vita del paese. L’Italia innanzi tutto, l’Italia soprattutto: questo il programma di ieri, questo il programma di oggi e di domani. Viva l’Italia ! Viva il Fascismo ! La Direzione del P.N.F: Mussolini, Grandi, Marsich, Dudan, Sansanelli, Bolzon, Calza Bini, Bastianini, Rocca, Postiglione. Il Segretario Generale: Michele Bianchi.

Nel dicembre nasce il governo Bonomi: 145 voti di maggioranza con 76 astenuti. Nella seduta della Camera del giorno 6 il Presidente del consiglio Bonomi parla sull’origine del Fascismo: “ Se mi consente la Camera, crederei opportuno indagare da un punto di vista generale il fenomeno del Fascismo che ha modificato la situazione politica del paese. Tutti gli oratori che hanno parlato hanno tentato di esaminare le origini del fenomeno fascista. Dirò con franchezza il mio pensiero sull’origine del fenomeno fascista. Esso è nato come una reazione antirivoluzionaria. Il movimento socialista subito dopo la guerra, si trovò improvvisamente ingrossato da una massa nuova di elementi che porta in esso i rancori e gli odi accumulati durante la guerra. Venivano allora dalla Russia notizie meravigliose. Sconfitta la borghesia, con la detronizzazione dello czar, il proletariato vittorioso aveva instaurato la sua dittatura e preparava l’esercito rosso. Il mito russo assumeva così al di fuori proporzioni formidabili. Mai il socialismo si trovò così oscurato e soverchiato da una predicazione di violenza. Nel congresso socialista avete parlato allora della necessità della violenza. Il proletariato, come ben ha detto l’onorevole Oviglio, si credè alla vigilia della rivoluzione. Si vide allora vilipesa la divisa grigioverde del soldato italiano che aveva combattuto sulle Alpi e sul Carso. Si osò gridare in faccia alla Patria che aveva compiuto il suo destino, l’inutilità del sacrificio e l’inutilità della Vittoria. Fu allora che sorse la reazione fascista. Così sorse il Fascismo ! Quasi impaurito dalla violenza esso si armò di violenza. In tutto questo periodo lo Stato è rimasto pressochè assente, quasi soverchiato. La società italiana non potendo riprendere la sua forza vitale intorno allo Stato, la trovò intorno al Fascismo. “

Su pressione congiunta dei socialisti e dei popolari, il governo Bonomi inizia l’offensiva contro il Fascismo. Il 15 dicembre è diramata la seguente circolare della Segreteria generale del Partito Nazionale Fascista: “ A tutte le sezioni del Partito – A tutte le squadre di Combattimento: corre pei giornali notizia di una prossima offensiva del governo contro il Fascismo. Quale consistenza abbia la voce non ci è dato sapere con esattezza. Se la coerenza costituisce per i governanti norma di condotta dovremmo escludere una tale eventualità; sono pochi giorni appena che il Presidente del consiglio dei ministri, onorevole Bonomi, ricordava alla Camera dei deputati che nel periodo più difficile del dopo-guerra, quando per chiari segni appariva imminente all’orizzonte lo sfacelo del paese, la società italiana che non poteva riprendere la sua forza vitale intorno agli organi dello Stato, invece riprese animo e forza intorno ai Fasci di Combattimento. Comunque sia per essere, il Fascismo italiano è pronto a difendere il suo diritto di esistenza, di propaganda, di organizzazione, di metodo. Sezioni del Partito e Squadre di Combattimento formano un insieme inscindibile. A datare dal giorno 15 dicembre 1921 tutti gli inscritti alle sezioni fanno parte delle Squadre di Combattimento, le quali – come da Statuto del Partito – sono costituite < all’unico scopo di arginare le violenze degli avversari e di essere in grado di accorrere, a richiesta degli organi dirigenti, in difesa dei supremi interessi della Nazione. > Lo scioglimento delle squadre di combattimento risulterà pertanto praticamente impossibile se prima il governo non avrà dichiarato fuori legge il Partito Nazionale fascista in blocco. Noi attendiamo gli eventi, fedeli alla Patria e al suo avvenire. Il Segretario generale: Michele Bianchi”.

Il “ Popolo d’Italia “ del 15 dicembre a proposito della notizia pubblicata dal “Giornale d’Italia” intorno ad un probabile scioglimento delle squadre dice: “ Ci rifiutiamo di credere che il Governo abbia in animo di effettuare un provvedimento non solo illiberale, ma assurdo e totalmente inutile; poiché siamo in gradi di annunziare che anche contro la volontà del Governo le squadre continueranno ad esistere .Si vedrà in quale forma, ma nessuno è capace di sciogliere degli uomini vivi, nemmeno cacciandoli a migliaia nelle galere. Anzi. Se il Governo agirà nel senso annunciato dal giornale, non farà che aggravare la situazione generale politica italiana e rimandare la tanto, ma non sappiamo quanto sinceramente auspicata, pacificazione. Squadre e Fascismo sono la stessa cosa. Squadre e Partito non sono un’antitesi ma costituiscono un’identità perfetta. Si abbia piuttosto il coraggio di sciogliere il Partito. E’ sempre inutile, ma è meno gesuitico. E’ forse Don Sturzo che ha posto questa condizione al Governo di Bonomi perché continui l’appoggio dei popolari al Ministero ? Intanto il buon squadrista, a cominciare da Mussolini che è squadrista come tutti i fascisti, risponderà all’eventuale decreto di scioglimento col suo motto: < me ne frego ! >”

Il 24 dicembre il Ministro dell’Interno e Presidente del Consiglio dirige ai Prefetti del Regno e ai Commissari generali di Trento e di Trieste la seguente circolare: L’attività criminosa delle fazioni, per quanto grandemente diminuita in moltissime regioni d’Italia, continua ancora, con perturbamento dell’ordine pubblico, in provincie e in zone dove, all’antica vivacità delle lotte politichesi è andata sostituendo la minaccia, l’intimidazione, la rissa, lo scontro con armi, il conflitto .E’ necessario che questi residui vadano rapidamente scomparendo………………..” Seguono tutta una serie di norme, disposizioni da applicare ed elenchi di armi convenzionali ed improprie da proibire e sequestrare come pure l’ordine di scioglimento per tutte quelle organizzazioni che, per i loro statuti, sono dedite alla violenza. La circolare termina con questo invito rivolto ai prefetti: “ I Signori Prefetti debbono vigilare perché gli organi esecutivi portino, nell’adempimento del loro dovere, la maggiore energia, diffondendo il convincimento che ogni negligenza od omissione non sarà tollerata e dovrà essere inesorabilmente punita. Confido nella loro opera efficace ed attendo di conoscerne i risultati. “ In questa azione “repressiva” , particolarmente inflessibile ed efficiente si mostrò il Prefetto di Bologna, Cesare Mori, ( quello stesso che Mussolini, Presidente del Consiglio, nominò Commissario straordinario per la lotta alla mafia ! ), ma ormai la crisi politica era arrivata a tal punto che le disposizioni governative divenivano nella maggioranza dei casi < editti di manzoniana memoria>. “ Nella notte fra l’11 e il 12 maggio 1922, in silenzio e in ordine perfetto un esercito di braccianti da ogni paese, da ogni casolare, su grandi barconi, in bicicletta, a piedi si muove verso Ferrara. La mattina del 12 sono alle porte della città 63.000 uomini, mantella e coperta arrotolata, il tascapane con le fette di polenta e un pezzo di formaggio, emaciati dalle privazioni, anneriti dal sole e induriti dalla polvere, ma fiduciosi ed entusiasti occupano la città “ ( dal diario di Italo Balbo ). Al Prefetto Italo Balbo comunica: “Noi non ci muoveremo dalla città se non quando sarà comunicata e garantita dal governo la concessione di lavori pubblici. Aspetteremo per 48 ore nella città bloccata con le armi al piede. Se questo termine scadrà invano, passeremo all’azione e il primo obiettivo sarà la Prefettura. “ Il governo concesse i lavori richiesti. Nello stesso periodo 20.000 fascisti occupano Bologna per tutelare i lavoratori iscritti al Sindacato Nazionale e discriminati dalle Leghe rosse e bianche nell’assegnazione del lavoro e non tutelati dalle Autorità.

L’evolversi degli avvenimenti impone al Fascismo un rapido cambio tattico di cui si resero conto sia Mussolini che i dirigenti del Partito. Il 1922 era un tempo nuovo in cui abbisognavano forze imponenti che difendessero il Fascismo più dalle minacce eventuali del governo che dalle vendette dei sovversivi “ afferma Farinacci nelle sue memorie. Le direttive per l’organizzazione delle squadre fasciste studiate da Balbo, Gandolfo, Perrone Compagni, approvate da Mussolini, furono stampate in copie numerate e riservate nel mese di gennaio (1922). Furono creati un Comando Generale e quattro Ispettorati per le quattro zone in cui fu divisa l’Italia: ogni zona ebbe un numero vario di legioni, la legione da tre a nove coorti, la coorte quattro centurie, la centuria quattro squadre. Divisi i fascisti in Principi e Triari. Uniforme la camicia nera e i pantaloni grigio-verdi degli arditi. Insegne: i gagliardetti, le fiamme, l’aquila romana. Romani anche alcuni nomi della gerarchia: decurioni, centurioni, consoli. Insomma, un misto di ricordi dell’antica Roma e del corpo degli Arditi. L’articolo fondamentale dello statuto che venne dato agli squadristi affermava: “ Le squadre di combattimento sono costituite a l’unico scopo d’arginare le violenze degli avversari e d’essere in grado di accorrere, a richiesta degli organi dirigenti, in difesa dei supremi interessi della Nazione “.

Il 24 febbraio a Firenze ci fu una grande manifestazione con migliaia di persone con alla testa i fascisti, dimostrazione che si concluse davanti al Comando di Corpo d’Armata. I popolari che, di fatto, avevano messo in crisi il governo Bonomi, si meravigliavano di quanto stava accadendo. Cade il Governo presieduto da Bonomi. Il 25 febbraio 1922 fu costituito il nuovo governo presieduto dal giolittiano Facta e formato da sei democratici, tre popolari, uno della destra, un riformista, un agrario e due senatori giolittiani. Facta non era un politico”, ma un assiduo “burocratico” della vita parlamentare, promosso sempre da Giolitti ai posti di Governo. La scelta dell’onorevole Facta era “ottima” perché la Camera, non avendo più alcuno scopo positivo da raggiungere e null’altro volendo o sapendo, né sapendo desiderare che il neutrale equilibrio delle forze, delle idee e delle ambizioni personali e delle logge laiche e clericali che sempre più facevano pesare la loro influenza negativa, finiva per accontentare tutti, ma portava il paese Italia allo sfascio e alla paralisi. Dalle cronache del periodo apprendiamo che nel 1922 la situazione politica era torbida; la confusione era al massimo livello; e ad un certo punto persino lo stesso movimento fascista ne era coinvolto per il contagio dovuto all’equivoco “collaborazionista” a livello parlamentare. Ma al timone del partito era Mussolini che, intuito il pericolo, dette un colpo secco di barra riportando l’esercito delle camicie nere nel mare libero dell’autonomia e dell’indipendenza. Con un discorso forte e sereno insieme , Mussolini abbatte il Ministero Facta, dicendo chiaro e tondo il proposito del Fascismo di voler assumere il Governo della Nazione. D’altra parte il governo si manifestava abulico ed impotente, il socialismo ufficiale, pur atteggiandosi a vittima, tentava di pugnalare il Fascismo e il Paese alle spalle, non mancando di invocare poi la protezione dei carabinieri e delle guardie regie; il riformismo dava saggio di ipocrisia scagliando la pietra e nascondendo la mano; massimalismo e comunismo esplicavano un’attività oltraggiosa a base di calunnie e di falsi. Insomma il “ sovversivismo “ era dominato dalla paura e dall’incertezza; di questo stato d’animo si ha la prova nello stesso giornale social-riformista di Milano “ La Giustizia “ che, nel luglio 1922 pubblicava uno scritto il cui titolo diceva tutto: “ La salvezza è a Roma: nel parlamento “.E fu infatti nei corridoi di Montecitorio che i capi del sovversivismo trovarono rifugio durante i moti insurrezionali del luglio fino a quelli dell’ottobre.” Il liberalismo era fermo nella sua incertezza e si nutriva di fiducia nello Stellone d’Italia, tirando fuori il capo dal guscio ad intervalli per invocare la rigida applicazione della costituzione albertina; il popolarismo sturziano, pur di non perdere dei punti nei confronti del sovversivismo rosso, non si peritava di unire la sua voce a quella dei negatori della Patria e dei bestemmiatori della religione. “ In agosto la parabola fascista giunse al culmine. Ricordando in “Gerarchia” (ottobre 1927) i tre mesi che precedettero la Marcia su Roma, Mussolini scrisse: “ L’agosto 1922 è un punto culminante nella storia contemporanea d’Italia. Scomparso il terzo contendente, è dall’agosto del 1922 che si fa sempre più serrato il duello tra vecchia Italia e Fascismo; è con l’agosto del 1922 che comincia il periodo insurrezionale del Fascismo che si conclude con la Marcia su Roma. L’insurrezione dura, quindi, esattamente tre mesi. Gli episodi salienti di questa insurrezione sono noti. Tipica l’occupazione di Bolzano e l’occupazione squisitamente rivoluzionaria di Trento “. Ancora oggi non dobbiamo però dimenticare che – come riportano ampiamente le cronache dell’epoca – questo periodo fu caratterizzato dal sacrificio e dal martirio di tante giovani vite dei fascisti. La necessità che questo periodo insurrezionale sbocchi alla conquista del potere è apertamente proclamata da Mussolini nei discorsi tenuti a Levanto, a Udine e al gruppo Sciesa di Milano. Il moto degli eventi diventa sempre più veloce. Dal 24 ottobre – adunata di Napoli – passano ormai pochi giorni all’evento. Oltretutto occorre impedire che la cerimonia del 4 novembre1922 serva a prolungare l’agonia del sistema attraverso una manifestazione di stampo “ patriottardo “. La grande data della Vittoria deve essere celebrata dalla nuova Italia. Tra l’altro, lo sviluppo dei sindacati fascisti nel 1922 è imponente; il passaggio di Leghe operaie e agrarie – rosse e bianche – nei quadri delle camicie nere è largo, continuo, spontaneo, mosso dalla nausea dei sistemi sovversivi, dalla stanchezza, dalla sfiducia di operai e contadini, di impiegati e professionisti, nei riguardi del socialcomunismo. Si arriva così alle ultime manifestazioni con la presenza di Mussolini che divengono veramente decisive: a Udine il 20 settembre, a Milano il 4 ottobre, dove Mussolini stesso entra nel vivo della questione politica e dichiara: “ Il dissidio è tra Nazione e Stato. L’Italia è una Nazione. L’Italia non è uno Stato. La Nazione italiana esiste: piena di risorse, potentissima, lanciata verso un glorioso destino. A la Nazione deve darsi uno Stato. E lo Stato non c’è. I cittadini si domandano: quale Stato finirà per dettare la sua legge agli italiani ? Noi non abbiamo alcun dubbio a rispondere: lo Stato fascista. “

Il giorno 16 ottobre, a Milano, la seduta decisiva. Le trattative col governo erano fallite. Negate le elezioni, negata la crisi extra-parlamentare con una partecipazione dei fascisti al governo adeguata alle loro forze reali. Attendere una soluzione parlamentari della crisi impossibile e nefasto. Dice Mussolini: Bisogna impedire a Giolitti di andare al governo. Come ha fatto sparare su D’Annunzio farebbe sparare sui fascisti. Soltanto la conquista diretta del potere può essere considerata una soluzione degna del nostro movimento, che ha agito al di fuori e al di sopra delle leggi di un regime decrepito. Noi non dobbiamo arrivare a un mutamento di governo, ma ad una trasformazione del regime: evento storico che non si può compiere per le vie normali . Non scenderemo a compromessi; faremo valere la nostra forza. Questo è il momento. “ ( Dal verbale della seduta pubblicato sul “Popolo d’Italia del 28 ottobre 1938). Mussolini chiede ai presenti ( Fara, De Bono, Ceccherini, Teruzzi, Balbo, de Vecchi, Bianchi ), “ facendo obbligo di una assoluta franchezza, se ritengono le forze militari del Fascismo pronte, moralmente e materialmente, per il compito rivoluzionario “. Non tutti i presenti sono concordi per un’azione immediata: De Bono, De Vecchi, Fara oppongono il deficiente funzionamento delle gerarchie, la necessità di altro tempo “ per lavorare l’esercito” per rendere più solide e più agili le formazioni fasciste…….Tutte buone osservazioni erano queste, ma erano osservazioni di stretta indole militare, e Mussolini era deciso: “ Credo che tutti siano d’accordo, in caso contrario vi prevengo che attacco ugualmente. E’ inutile attendere il perfezionamento delle forze, che non si può ottenere. “ Mussolini osava e gli fu facile vincere le esitazioni e le obiezioni di natura < militare > e tutti convinse, fece a tutti sentire la imminenza dell’azione, anzi propagò a tutti – afferma Farinacci – con l’autorità sua preminente, “ non già il convincimento della necessità dell’azione, ma la gioia dell’azione “.

Viene fatto l’accordo per il trapasso dei poteri al Quadrunvirato Balbo-De Bono-De Vecchi-Bianchi, per la formazione di tre colonne da adunarsi a Civitavecchia, a Monterotondo, a Tivoli. Una di riserva si sarebbe dovuta concentrare a Foligno col Generale Zamboni. Il giorno 24 viene organizzata una grande adunata a Napoli. Il giorno dell’azione sarà deciso dopo la rassegna delle forze fasciste in questa adunata. Nel discorso pronunciato a Napoli Mussolini era stato chiarissimo senza togliere nulla all’efficacia della sorpresa. Ricorda Farinacci nelle sue memorie: “ Ma sopra ogni altra idea, più alta della misura e della energia, dell’impeto e della prudenza di tutto il discorso, si levava quella proclamata grandezza della Nazione sopra ogni cosa, la regale verità di quella sentenza: < la Nazione è soprattutto spirito e non è soltanto territorio > “.

Il giorno 27 ottobre lo stato maggiore prende sede a Perugia all’Hotel Brufani dove si ritrovano il quadrunvirato ed il Comando generale delle camicie nere. Fattori negativi: il peggioramento delle condizioni meteorologiche ( piove insistentemente su tutto il Lazio e gli uomini sono “all’addiaccio”) e alcune interruzioni sulla linea ferroviaria nei dintorni della capitale ( ma i ferrovieri fascisti faranno miracoli!). Il governo liberale di Facta continua, come se nulla fosse, a “ nutrire fiducia “. Il ministro dell’Interno la mattina del 28 dirama alle Prefetture del regno il testo di un manifesto da affiggere sulle cantonate di tutti i Comuni. Nell’avviso è fatto segno a “ manifestazioni sediziose “ che si verificano in alcune province allo scopo di ostacolare il normale funzionamento dei poteri dello Stato e si prende impegno di mantenere a qualunque costo l’ordine pubblico di fronte al tentativo insurrezionale. Ma alla mezzanotte del 27 ottobre in quasi tutte le province le camice nere hanno occupato le prefetture, le stazioni radio e telegrafiche, le stazioni ferroviarie, compresa Perugia dove il Prefetto ha passato le consegne all’autorità militare. Una rapida ispezione compiuta nella nottata da Italo Balbo consente di fidare nel sincronismo dell’azione della periferia con il centro. Ragioni di ordine logistico consigliarono che il raduno delle camice nere non fosse distante da Roma più di una giornata di cammino. Questa la ragione del concentramento a Santa Marinella, Monterotondo-Mentana, Tivoli. Le colonne di marcia passarono rispettivamente al comando di Perrone Compagni a Santa Marinella, di Igliori a Monte Rotondo-Mentana, di Bottai che riunì le camicie nere della Campania e dell’Abruzzo a Tivoli. Di fronte alla piega che prendono gli avvenimenti il governo si avventura in un conato di forza e la proclamazione dello “Stato d’Assedio” corre sui fili del telegrafo, le cui sedi periferiche sono però già occupate in massima parte dai fascisti. Ma il re, rientrato a Roma dalla residenza autunnale, non firma il decreto e pertanto Facta è costretto a dare il contrordine. A questo punto Facta presenta le sue dimissioni e quelle dell’intero Gabinetto. Il re interpella allora Salandra che declina il mandato. Non rimane, pertanto, che affidare l’incarico a Mussolini. In tutte le province, in tutti i comuni, ormai l’azione particolare si sviluppa di pari passo con quella generale; i movimenti della periferia si accordano con l’impulso dato dal centro. Il <quadrunvirato> lancia il proclama che è reso pubblico attraverso le edizioni straordinarie di tutta la stampa: “ Oggi l’esercito delle camicie nere riafferra la Vittoria mutilata e, puntando disperatamente su Roma, la riconduce alla gloria del Campidoglio. Il Fascismo snuda la sua spada per tagliare i troppi nodi di <gordio> che irretiscono ed intristiscono la vita italiana. Chiamiamo Iddio sommo e lo spirito dei nostri cinquecentomila morti a testimoni che un solo impulso ci spinge, una sola volontà ci raccoglie, una passione sola ci infiamma: contribuire alla salvezza e alla grandezza della Patria. “ Ogni soluzione politica che non prevedesse l’incarico diretto al Capo del Fascismo viene respinta. Mussolini risponde in maniera perentoria contro soluzioni di compromesso: “Non valeva la pena di mobilitare l’esercito fascista, di fare una rivoluzione, di avere dei morti, per una soluzione Salandra-Mussolini e per quattro portafogli. Non accetto. “ A questo punto il Generale Cittadini, rappresentante del re, chiamava di nuovo Acerbo, incaricato della trattativa da parte fascista, incaricandolo di far conoscere a Mussolini che il re lo invitava a venire a Roma per costituire il nuovo governo. E finalmente partì il telegramma ufficiale che convinse Mussolini a partire per Roma per assumere l’incarico di Presidente del Consiglio dei ministri.

La mattina del 30 ottobre le colonne di Santa Marinella, Monterotondo e Tivoli entrano in Roma per salutarvi Mussolini Capo del Governo, il quale – dinanzi alla Tomba del Milite Ignoto – rivolge agli italiani il suo primo messaggio: “ Italiani ! Nel ricordo e nella celebrazione della grande Vittoria delle nostre armi, la Nazione tutta ritrovi se stessa e adegui la sua coscienza alle dure necessità del momento. Il governo intende governare e governerà. Tutte le sue energie saranno dirette ad assicurare la pace all’interno e ad aumentare il prestigio della Nazione all’estero. Solo con il lavoro, con la disciplina e con la concordia, la Patria supererà definitivamente la crisi per marciare verso un’epoca di prosperità e di grandezza. “

APPENDICE: Il 28 ottobre 1944, il Partito Fascista Repubblicano pubblicava un libro che esaltava il contributo dei vari reparti di volontari che stavano combattendo per difendere il territorio della Repubblica Sociale Italiana dall’invasione nemica, ultima parte di territorio della Patria italiana ancora libero. Il libro era titolato: “LA MARCIA CONTINUA”. Il libro, adesso introvabile, è stato ristampato in copia anastatica dal Movimento politico “Unione per il Socialismo Nazionale” e non solo per la gioia dei collezionisti, ma soprattutto per riaffermare che ancora oggi “ LA MARCIA CONTINUA” per la volontà di coloro che appartengono orgogliosamente alla STIRPE ITALICA , stirpe che non muore mai e che è sopravvissuta e sopravvive a tutte le sventure della Patria. “ Più buio che a mezzanotte non viene “ era il motto di uno dei reparti di volontari della R.S.I.

A cura di: Stelvio Dal Piaz

(per gentile concessione dell’autore)

Bibliografia:

-Giorgio Alberto Chiurco – Storia della Rivoluzione Fascista –Edizioni del Borghese – 1973

-Dizionario di Politica a cura del Partito Nazionale Fascista-Istituto della Enciclopedia Italiana –Roma – Anno XVIII E.F

-Roberto Farinacci- Storia della Rivoluzione Fascista – Edizioni Sette Colori – 1979.

-Opera Omnia di Benito Mussolini a cura di Edoardo e Duilio Susmel – La Fenice – Firenze 1963

-Luigi Saverio – FASCISMO – Edizioni all’Insegna del Veltro – Parma 2003

 

 

 

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14 risposte a LA LUNGA MARCIA

  1. Alter ha detto:

    La Marcia su Roma fu’ il capolavoro della strategia, della diplomazia e dell’ardimento dell’ultimo Genio Italico; Benito Mussolini futuro Duce d’Italia, e dei suoi generosi camerati.

    Fu’ l’inizio della Lotta di Liberazione nazionale dal giogo straniero della Triplice Intesa dell’Ordo massonico anglo-franco-statunitense.
    Una Lotta che, per un incredibile Ventennio, rese la giovanissima Nazione Italia libera ed indipendente dal giogo finanziario usuraio e massonico trans atlantico.
    Un Ventennio di Progresso ed Indipendenza.

    Oggi Gli Italiani, sudditi della pestilenziale repubblichetta collaborazionista – serva degli Interessi stranieri – languono in un perenne purgatorio economico.
    Resi ultimi rispetto agli interessi particolari di questa EU Torre di Babele; fanatica kalergista, propugnatrice del meretriciato morale, della mescolanza razziale indiscriminata.

    Il capo di questa feccia partitocratica pan europea; il gerarca kalergista Juncker, ha affermato che verrà applicata una clausola di vantaggio per i bilanci degli ex stati nazionali, che accolgono l’ondata migrante clandestina.
    Per la Strega usuraia EU, i provvedimenti economici per alleviare le sofferenze degli Italiani in miseria vanno stigmatizzate e bocciate come spese ingiustificate che aggravano colpevolmente il debito pubblico nazionale.
    Invece i miliardi di euro spesi dalla giunta partitocratica renziana, nella raccolta indifferenziata di tutti i clandestini del Mediterraneo, costituiscono nota di credito finanziario.

    La repubblichetta scafista mafiosa, specializzata nell’importazione di tutti i clandestini del Mediterraneo, chiude il rubinetto degli aiuti alla massa disperata delle Famiglie Italiane in povertà, ma è estremamente generosa verso gli stranieri, che và addirittura a prelevare a domicilio; lungo le coste della Libia.

    Gli Italiani di oggi traggano ispirazione e forza dallo studio di quella meravigliosa manifestazione di ingegno e di strategia politica, che fu’ la Marcia su Roma; l’inizio del Riscatto Nazionale.

  2. Alter ha detto:

    Un vecchio mondo kalergista, celebra il suo viale del tramonto.
    Le Razze, le Etnie; I Popoli e le Nazioni sono eterni, i loro fanatici nemici solo polvere nel vento.

    Lo speculatore finanziario giudaico-caraibico Soros, ha premiato la radicale bonino per “il suo impegno”.
    La bonino è stata insignita del ‘Fred Cuny Award for the Prevention of Deadly conflict,’ dell’International Crisis Group.

    Ma l’ICG – di cui lo speculatore finanziario Soros è uno dei cofondatori – previene o piuttosto pianifica i conflitti moderni?
    Sempre piu’ individui pensanti, si pongono questa domanda.
    Peccato che questi quesiti non sorgano nelle menti dei responsabili delle “Istituzioni” mondialiste.

  3. Alter ha detto:

    Sono stati arrestati alcuni esponenti di Casapound ritenuti responsabili della Resistenza Patriottica del 17 luglio in seguito al trasferimento forzato di decine di clandestini in un quartiere popolare a Casale San Nicola, alla periferia nord di Roma. Le misure cautelari sono state emesse dal gip Giovanni Giorgianni su richiesta del sostituto procuratore Eugenio Albamonte”.

    Come nel tragico biennio rosso, anche oggi il regime parassita si scatena contro i Patrioti Italiani.
    La repubblichetta scafista, mafiosa, anti italiana, si vendica rabbiosamente dello scorno subito a San Nicola.

  4. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Dopo aver espresso solidarietà agli arrestati non possiamo però esimerci dal rilevare che certe azioni di piazza non fanno che confermare nell’opinione pubblica la sensazione che la presenza dei cosiddetti neo-fascisti crea problemi ai fini dell’ordine pubblico per cui è lecito e necessario reprimere. Questo il risultato finale ! Gli italiani che soffrono i disagi del sistema devono imparare a difendersi da soli anche perchè sono quegli stessi italiani che finora hanno fornito ossigeno al sistema stesso. NOI SOCIALISTI NAZIONALI non siamo disposti a fare le guardie bianche di alcuno. NOI ci muoviamo solo per autodifesa della nostra Comunità !

  5. Luigi Maria Ventola ha detto:

    Assolutamente daccordo ; gl’italiani che hanno permesso e tollerato lo sfascio della Patria merita anche di peggio.

  6. Luigi Maria Ventola ha detto:

    errata corrige: “meritano”

  7. anonimo veneziano ha detto:

    Si, ma con tutto il rispetto, in prima linea, cioè allo scontro FISICO con il NEMICO, ci sono andati i fascisti di Mussolini nel triennio 20/22, i combattenti dell’Onore nel 43/45, i Missini di Almirante (onore a Lui ed ai suoi prodi) negli anni 70, i militanti di Casa Pound e Forza nuova e Salvini oggi. Tutto il resto è FUFFA e chiacchiere o meglio, libro senza moschetto… Cos’ è, se vi pare….

  8. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Anonimo veneziano, mi auguro che pagherai te l’avvocato ai ragazzi che sono andati a finire in galera per difendere degli italiani che sono i primi responsabili dei loro disagi; altrimenti taci e continua a trastullarti sulla tua gondola !

  9. Alter ha detto:

    Manco piu’ il barlume di un ricordo storico del “biennio rosso”, e di quello che accadde in italia, già all’indomani dell’Armistizio a Villa Giusti.
    Vabbè dai; oggi è un insulso 4 novembre 2015 renzian-salviniano; ridiamoci su’.

  10. Alter ha detto:

    ROMA – Matteo Renzi assicura: “Il Ponte sullo Stretto di Messina si farà, ma pensiamo prima alle emergenze”.

    Non basta il boss Matteo Messina Denaro; ci si mette anche Matteo Messina Renzi.

  11. Alter ha detto:

    Il celeberrimo deputato assenteista europeo Salvini, in un twitter del 16 luglio 2012 scriveva:

    “Nessun leghista è disposto a puntare ancora su un’alleanza con Berlusconi…
    …Basta, basta per sempre: se Berlusconi corre, lo farà senza di noi”.

    “Basta, basta per sempre”
    Per sempre?
    Oggi – potenza degli interessi partitocratici parassitari comuni – Matteo e Silvio hanno dato il via ad una nuova corsetta ancora assieme.

    Renzi, salvini, meloni, berlusconi, alfano: tutti paraculi della repubblichetta superparacula.

  12. Alter ha detto:

    12 NOVEMBRE 2003; a Nasiriyah, città del sud dell’Iraq, un camion-bomba esplode dentro il recinto della ‘Maestrale’, una delle basi del contingente italiano cui era demandato il controllo della regione di Dhi Qar.
    Morirono 17 militari e 2 civili italiani.
    
    Morti per la corrottissima repubblichetta partitocratica.
    Morti per NULLA.

  13. Alter ha detto:

    L’Italia è infilata nel calderone di questo tragico 2015, a testa in giu’.

    In un Tempo di Guerra che richiede la presenza di Uomini non comuni, gli Italiani si ritrovano a dover fare i conti con un’Europa fallita ed un Mediterraneo in fiamme, disponendo di una classe politicante di parassiti, assolutamente imbelle.
    Prepariamoci al peggio.

  14. Alter ha detto:

    Il porcilaio chiamato “Parlamento” ha varato la farlocca “riforma” del Senato.
    “Riforma” che non è altro che l’ennesimo rimescolamento delle solite quattro carte delle consorterie partitocratiche, che mantengono tutto il potere nelle loro mani.

    Consorterie partitocratiche, cui le classi economiche e produttive nazionali (in base al loro peso elettorale) dovranno continuare a prostituire la tutela dei propri interessi.

    Ma la stupidità saccente, e l’ignoranza della Storia che contraddistingue le categorie economiche e produttive nazionali odierne, impedisce loro di capire che esse potrebbero esercitare direttamente il loro diritto dovere di indirizzo, sedendo direttamente negli scranni di una Camera riservata esclusivamente ai loro rappresentanti diretti.
    Rappresentanti eletti direttamente dalle rispettive Corporazioni; tassativamente laici, non politici.

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