LA DONNA NEL 2016 FRA IL PESO DELLA STORIA E L’ATTUALITA’

8marzoIl taglio dato a queste righe è destinato ai ruoli che il corso della Storia ha riservato alle Donne sino all’epoca attuale e pertanto così va interpretato senza discorsi in “politichese” figli del votificio inutile, consci che taluni giudizi scateneranno sicuramente un acceso dibattito. Siamo infatti giunti anche quest’anno alla data dell’“8 Marzo” con annessa la corsa ai simboli, alla mimosa, ai pugni alzati, ai megafoni; giorno pervaso ancora da sentimenti di contrapposizione e settarismo che corrono il rischio di rappresentare l’altra faccia della stessa medaglia di un’incomprensione atavica tra il mondo femminile e quello maschile, sfociata oggi in un desiderio di riscatto da parte delle donne e  in una  smania di riappropriazione del presunto diritto di possesso da parte degli uomini. 

Proviamo a partire da lontano, a percorrere con snellezza il filo della storia, quella storia nell’arco della quale generazioni di donne si sono succedute tra Natura delle Cose ed Eventi Sociali:

– già nel paleolitico tra l’uomo e la donna si denotavano  tendenze a svolgere attività e ruoli diversi, l’uomo si orientava verso lavori duri e alla caccia; la donna si manteneva più stanziale, lavorava i campi ed accudiva i figli seguendo l’andamento degli accampamenti

– ai tempi dei sumeri e dei babilonesi, la donna godeva di notevole indipendenza giuridica  anche se nel contempo continuava ad essere “acquisita” dall’uomo attraverso la “compera” e poteva esserne ripudiata.

– In Egitto, l’importanza giuridica delle donne era minore, ma venivano rispettate e la loro presenza veniva accettata durante i culti religiosi

– Nel giudaismo venivano seguiti i dettami del testo sacro Talmud. Tra i tanti versetti  spiccano i seguenti: La nascita di una bambina è un evento infelice (Baba Bathra, 16b)”; “Non è mai una buona cosa parlare troppo a lungo con le donne, inclusa la propria moglie (Aboth, 1.5)”; “È giusto divorziare dalla propria moglie se rovina il cibo, o se si trova una donna più bella (Gittin, 91a)”

– Presso gli Arabi, l’avvento dell’Islamismo (con Maometto) limitò la poligamia che imperava in precedenza, ma segregò la donna, sotto un’esasperata  “iperprotezione da possesso” e la minorò dal punto di vista giuridico; nonostante ciò la donna Araba poté attingere alla cultura e dedicarsi alle scienze, alle arti, alla filosofia

– In India ed in Persia in tempi remoti la donna poté godere di un’accettabile posizione sociale (ridimensionata dalle influenze dell’islamismo);  nel contempo il  Bramanesimo comportò la comparsa (in India)  del crudele rito del sacrificio della vedova sul rogo del marito

– Nella Cina antica la dona godeva di notevole rispetto, ma veniva relegata alla segregazione e diffidata dall’avvicinarsi alla cultura

– In Giappone, alla cultura e all’arte erano destinate soltanto le donne geishe: iniziavano il ciclo di formazione all’età di 7 anni in scuole particolari e una volta divenute abili in una delle diverse arti venivano cedute ad un proprietario di locale da tè per prestar la loro opera, ovvero  servire il tè secondo antichi cerimoniali, danzare, cantare, recitare poesie ed intrattenere i clienti. Una volta vendute dalle famiglie, le ragazze potevano svincolarsi da tale attività soltanto attraverso un matrimonio.

– Nella civiltà etrusca la donna poteva godere di una buona considerazione e partecipava alla vita sociale insieme al marito; le raffigurazioni  etrusche rappresentavano la donna vestita elegantemente e in atteggiamento vicendevolmente  affettuoso con la figura maschile

– Ai tempi dell’Antica Roma le donne erano libere ed avevano un ruolo rilevante nella società. Le donne degli imperatori svolgevano anche vita politica collaborando a tesserne trama e ordito.

– Tutto cambiò nel medioevo, quando a causa dell’integralismo clericale, il mondo femminile venne stigmatizzato in due categorie: in angelico e spirituale oppure in stregoneria o malignità. Quel clero incarnò sulla figura delle povere donne l’espressione del conflitto tra il Bene e il Male, pur di scaricare (come nel simbolismo di Adamo ed Eva) l’espiazione della “colpa della sessualità”sulla figura femminile.

– Nel Seicento, come conseguenza,  scaturì una vera e propria fobia dinnanzi  alla forza, all’intelligenza ed alle arti femminili, tanto da innescare  una spietata persecuzione che vide mettere al rogo con l’accusa di eresia  tutte quelle donne  che decidevano di ribellarsi al volere maschile e alle regole sociali che le relegavano ai margini

– Il Settecento rappresentò un periodo  di stallo in quanto vide le donne chiuse tra le mura domestiche o nelle corti, aventi come unico scopo quello di prendere marito come soluzione di sicurezza

– Nell’Ottocento la donna tornò alla ribalta acquisendo un ruolo sociale in veste di lavoratrice, conquistando un’indipendenza maggiore e pertanto maggiore possibilità di sottrarsi dall’eventuale pressione esercitata da mariti o padri

– Da fine Ottocento figure femminili cominciarono a permeare il mondo del lavoro e cominciarono a liberare il proprio abbigliamento da bustini e strati di tessuti castiganti.

– In Italia durante il Ventennio Fascista la donna venne coinvolta nel lavoro e nelle attività sportive ed atletiche, non soltanto in funzione dell’integrità fisica in quanto future madri, ma anche in quanto vennero riconosciute quale parte organica della società. Vennero altresì arruolate nell’apposito Servizio Ausiliario Femminile.

– Durante il Novecento nell’occidente si mossero  anche il fenomeno delle suffragette, del  movimento femminista, della lotta per i  diritti civili; nella seconda meta dello stesso secolo si poté riscontrare la conquista  dell’indipendenza economica, giuridica, politica e sessuale (vedi anni ’60) da parte delle donne, anche se ad oggi in molteplici settori sono  presenti ancora  delle criticità.

E attualmente da cos’è contraddistinto il ruolo della donna nella società moderna?

La Donna è davvero libera di essere quello che realmente è e che quindi merita di essere?

Sicuramente ha acquisito ampio margine di discrezionalità nelle sue scelte che purtroppo però non è bastato a garantirle la Libertà di Esprimere Sè Stessa; laddove era giunta la ventata di libertà di movimento e di scelta ecco innescarsi  una nuova forma di “potere” ovvero la pressione dei Modelli Mediatici. La donne più insicure e pertanto più condizionabili (purtroppo la maggioranza), sono state portate a sdoppiare la propria identità per aggrapparsi ad “apparenze”  pur di non percepirsi inadeguate; molti di questi condizionamenti sono legati all’estetica ed hanno prodotto un mondo femminile bulimico, anoressico e atrocemente omologato nelle fattezze mediante chirurgia estetica, botulino e silicone.

Questa smania va a collidere pericolosamente con l’esperienza della maternità che con le sue trasformazioni fisiche, se guardata con l’occhio implacabile dei modelli televisivi, rappresenta per le donne più fragili una distorsione destabilizzante per  la loro potenziale  aspirazione ad essere accettate ed apprezzate socialmente.

Esistono anche donne tenute in prigionia, mi riferisco a quelle donne che tra le mura domestiche sono vittime di violenza fisica  o psicologica (non da meno demolitiva in quanto si sostanzia in una quotidianità di negazioni, di pressioni, di manipolazioni,  di intimidazioni, di intimorimenti, di precarietà imposta alla vittima…..)

In conclusione, un ultimo pensiero speciale a quelle donne che  in molteplici territori sopravvivono (anche madri, con  i loro bambini) in mezzo a solitudine , stenti, violenze, guerre e abusi….meritano non la celebrazione di un giorno, ma il Pensiero di Ogni Giorno!

D.R.

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3 risposte a LA DONNA NEL 2016 FRA IL PESO DELLA STORIA E L’ATTUALITA’

  1. Angelo Murru ha detto:

    L’essere umano, che purtroppo di umano ha ben poco, si distingue sempre come esempio di prevaricazione e di sopraffazione. Purtroppo alla base di tutto, e quindi anche nel rapporto con le donne, esiste una “qualità” che lo contraddistingue.
    E cioè la mancanza di rispetto. Il male è tutto qui. Poi prende le varie strade e i vari rivoli. Ma tutto parte da li. Dove non c’è rispetto non c’è niente. Non esiste razza, non esiste stirpe, non esiste civiltà o crescita. E non esiste futuro!

  2. Alter ha detto:

    I duemila anni che coincidono con il massimo sviluppo delle tre differenti sette scaturite dall’adorazione maniacale del “Libro del Sinai”, corrispondono al massimo periodo storico di oppressione e di infelicità della Donna.
    Ebraismo, cristianesimo e islamismo; i tre fanatismi monomaniacali teologici, hanno ridotto la Donna; libera, istruita e addirittura potente delle grandi civiltà egizia, greca e romana, in una povera sguattera perennemente umiliata.

    Un nome per tutte le Donne violentate in nome di un dio; straziate e ridotte al silenzio: Hypatia, la grande filosofa e matematica alessandrina, trucidata dai fanatici sacerdoti cristiani.

  3. Rosso di Sera ha detto:

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