COME CANCELLARE UN POPOLO.

ezraCancellare un popolo dalla storia e dalla geografia attraverso ideologia e propaganda nell’istruzione scolastica si può e si sta già attuando da anni in Palestina nel silenzio quasi totale.   E’ uscito nel 2015 per le Edizioni “ Gruppo Abele “ ed è stato presentato in Italia dalla stessa autrice, Professoressa israeliana Nurit Peled-Elhanan  ( docente presso la Facoltà di Scienze dell’Educazione Linguistica dell’Università ebraica di Gerusalemme ) il libro “ La Palestina nei testi scolastici di Israele“. “Nonostante tutte le altre forme di informazione, i testi scolastici costituiscono potenti mezzi mediante cui lo Stato può configurare le forme di percezione, classificazione, interpretazione e memoria necessarie a determinare identità individuale e nazionale. Ciò vale in particolar modo per paesi come Israele dove storia, memoria, identità personale e nazionale sono  intimamente legati. “.Con queste definizioni l’Autrice inizia la sua analisi puntuale, serrata, approfondita e documentata dell’approccio alla Palestina nei testi scolastici destinati  a vari livelli   ai ragazzi  e ragazze ( quindi alla totalità degli studenti israeliani ! ) che a 18 anni vengono arruolati nel servizio militare obbligatorio per attuare la politica israeliana di occupazione dei territori palestinesi.

Si tratta – in sostanza – di un percorso ideologico-educativo che ha per scopo ultimo la disumanizzazione del popolo palestinese. Viene quindi rappresentato nel testo in esame – nei suoi vari aspetti –  lo spaccato dell’azione politico-militare che caratterizza il rapporto tra Israele e la Palestina nel suo complesso compresa la sua componente umana. Si evidenzia così lo studio che si è concentrato sui mezzi  semiotici che i testi scolastici adottano per trasmettere i loro messaggi educativo-formativi con il fine ultimo di cancellare dalla Storia della regione la Palestina e il suo popolo.

Ovviamente i testi e i programmi scolastici non sono, come anche in altra sede potremmo vedere e documentare, i soli strumenti che vengono adottati per determinare il comportamento della gioventù israeliana nei confronti dei palestinesi, ma certo hanno comunque successo nel diffondere le concezioni dominanti, per quanto palesemente false, perché fanno parte comunque del sistema omnicomprensivo di diffusione del mito “ antiarabo “. Si tratta di una capillare manipolazione della verità storica per imporre, celebrare e commemorare una “ storia ufficialmente autorizzata “, partendo fondamentalmente dal pregiudizio razziale che caratterizza da sempre le società colonizzatrici.

Nel caso specifico, avendo adottato come autorevole fonte storica la Bibbia e sorreggendosi sull’archeologia ebraico-israeliana, tesa soprattutto a provare validità e veridicità della narrazione biblica   e ad affermare che presenza e dominio degli ebrei nella terra di Israele-Palestina risalgono all’antichità 1), il corrente sistema scolastico israeliano immortala il < culto della continuità > come la chiama Nora Pierre2)  In questa ottica nulla è lasciato al caso e tutti i mezzi di comunicazione educativo-formativa, dalla parola allo scritto, dal colore come risorsa semiotica di significato alla fotografia, dalle riprese aeree alla comparazione etno-culturale, dalle tradizioni, usi, e costumi all’ambiente socio-economico, tutto deve servire alla cancellazione progressiva e metodica della comunità palestinese in tutte le sue manifestazioni e – per di più – nel segno della modernizzazione e della civilizzazione.

E’ un libro da leggere e meditare anche per comprendere l’attualità e ricercare tenacemente la verità contemporanea al di là di quanto ci viene trasmesso mediaticamente su tutto quanto sta accadendo nell’intero bacino del vicino e medio oriente. Il libro della professoressa israeliana, quindi, è meritevole e va letto attentamente per giungere ad una seria  riflessione: dobbiamo uscire dalla trappola delle interpretazioni di comodo, arbitrarie e contraddittorie e sempre più spesso interessate ed asservite agli interessi < Usa-Israele >, per cui il linguaggio mediatico, anziché veicolo di informazione, di comunicazione degli avvenimenti, diviene strumento di confusione, di disinformazione e addirittura di prevaricazione e di intolleranza.

E’ attraverso questo meccanismo che nascono i pericolosi e duri a morire < luoghi comuni > che sfruttano una informazione manipolata sia sul piano concettuale che terminologico, ma soprattutto funzionale al sistema di penetrazione ed annessione territoriale del governo israeliano.  E’ sulla base di questo perverso teorema che si afferma la cosiddetta teoria della <conventio ad escludendum>  che l’oligarchia israeliana utilizza per emarginare, ghettizzare, perseguitare, demonizzare la popolazione palestinese. E’ attraverso il controllo globale dell’informazione che un’anonima ed informe opinione pubblica diviene ente collettivo di proiezione della volontà  e degli interessi del sionismo internazionale. Inoltre si alimentano così rassegnazione, ignavia e indifferentismo di massa. Infatti, tutto questo avviene nell’indifferenza quasi totale ( salvo rare eccezioni ! ) di una opinione pubblica lobotomizzata ma soprattutto nell’ignavia o quantomeno nell’impotenza di quegli stessi organismi internazionali lo scopo della cui esistenza sarebbe proprio quello di far rispettare il famoso <diritto delle genti>.

Dobbiamo purtroppo ammettere che viviamo un particolare momento storico in cui l’abuso del linguaggio e l’abilità nella sua distorsione e manipolazione, nonché  l’impossessamento di alcune parole chiave da parte di gruppi di potere, di lobby, di conventicole, possono divenire micidiali mezzi di penetrazione, di condizionamento, di persuasione e di distorsione fino a rappresentare quel fenomeno definito <insignificanza>.  Le parole, cioè, vengono svuotate di una rispondenza al reale, i concetti vengono slegati da ogni riferimento al vero e all’esistente, le parole diventano codici e segnali per una serie di metafore e di immagini  che, a differenti livelli ed a seconda delle circostanze, evocano significati  del tutto autonomi e sempre più distanti dalla verità dei fatti e dei comportamenti.

Nella fattispecie, per esempio, l’espansione programmata e la confisca delle terre ai palestinesi sono dette < la Redenzione > , lo Stato di Israele è chiamato < Sion >, l’epoca attuale è < il Terzo Tempio >  e così via, per cui la sostituzione della toponomastica,  la distruzione sistematica e la cancellazione dei villaggi, la sostituzione fisica della popolazione sui territori, rientrano nella logica e nella normalità anche comunicativa. In tal modo diventa facile ( soprattutto con la complicità mediatica ! ) trasmettere l’immagine del < terrorista palestinese >, dell’<aggressore palestinese> che nella realtà è viceversa l’aggredito in casa sua, e il comportamento di una intera comunità portata alla violenza perché incivile, incolta ed etnicamente contraria ad una civile convivenza.

Nella parte conclusiva del libro viene affermato senza mezzi termini: “Il discorso pedagogico trasmesso dai principali testi scolastici presenta frequentemente lo < stato d’eccezione> dei palestinesi come normativo; presenta altresì come il loro essere homini-sacer, ( ossia individui privati di ogni diritto umano e trattati come <nuda vita>, ai quali manca o è negato con la forza ogni <status> sociale e legale, e che chiunque può eliminare ), come una condizione necessaria per la sicurezza di Israele, cosa che risulta evidente dalle testimonianze di soldati. 3). Insisto, il libro va letto e diffuso  perché proviene da autorevole e documentata fonte israeliana. La lettura di questo libro è importante anche per una riflessione di carattere più generale che può vederci coinvolti personalmente o come appartenenti ad un gruppo sociale, politico o religioso  nella posizione alternativa di “ carnefici “ o di “ vittime “.

E ciò perché alla base di queste situazioni c’è quello stereotipo  che accompagna la vita degli individui, dei popoli e delle nazioni nelle varie circostanze storiche: “ il pregiudizio “  della cui sostanza  riporto una definizione che ritengo esaustiva: “ Il pregiudizio è un’antipatia basata su una generalizzazione irreversibile e in malafede. Può essere solo intimamente avvertita o anche dichiarata. Essa può essere diretta a tutto un gruppo come tale, oppure a un individuo in quanto membro di tale gruppo. “

Alliport 1954, 10 La Natura del pregiudizio – Nuova Italia 1954

Stelvio Dal Piaz

***

Nota 1) Shlomo Sand – L’invenzione del popolo ebraico – Rizzoli  -2010

Nota 2) Pierre Nora – Realms of Memory :- Rethingking the  French Past. Vol.I Conflicts and Division, Columbia University Press, New York, 1996

Nota 3) Cfr. Breaking the Silence – Testimonies from Gaza.

 

 

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14 risposte a COME CANCELLARE UN POPOLO.

  1. Alter ha detto:

    “Negli anni sessanta dell’Ottocento uno dei Rothschild ebbe il buon gusto di ammettere che il sistema bancario era contrario all’interesse pubblico, e ciò fu prima che l’ombra delle carceri di Hitler ricadesse sulle fortune della famiglia.”
    Ezra Pound

  2. Alter ha detto:

    “La lotta contro la finanza internazionale e il capitale usuraio è diventata il punto più importante del programma nazionalsocialista; la lotta della nazione tedesca per la sua indipendenza e libertà”.
    Ezra Pound

  3. Alter ha detto:

    Testo integrale della risoluzione Unesco “Palestina Occupata” approvata dalla commissione con 24 voti contro 6; 26 astensioni – Parigi, 13 Ottobre 2016. La risoluzione è in attesa dell’approvazione fissata per la prossima settimana dal comitato esecutivo.

    Voti a favore: Algeria, Bangladesh, Brasile, Chad, Cina, Repubblica Domenicana, Egitto, Iran, Libano, Malesia, Marocco, Mauritius, Messico, Mozambico, Nicaragua, Nigeria, Oman, Pakistan, Qatar, Russia, Senegal, Sud Africa, Sudan e Vietnam.

    Voti contrari: Estonia, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti.

    Astenuti: Albania, Argentina, Cameron, El Salvador, Francia, Ghana, Grecia, Guinea, Haiti, India, ITALIA, Costa d’Avorio, Giappone, Kenya, Nepal, Paraguai, Saint Vincent e Nevis, Slovenia, Korea del Sud, Spagna, Sri Lanka, Svezia, Togo, Trinidad e Tobago, Uganda e Ucraina.

    Assenti: Serbia e Turkmenistan.

    Comitato Esecutivo

    Sessione n. 200

    Commissione programma e relazioni esterne (PX)

    Oggetto 25: PALESTINA OCCUPATA

    Discussione

    Sottoposta da: Algeria, Egitto, Libano, Marocco, Oman, Qatar e Sudan

    IA Gerusalemme

    Il comitato esecutivo,

    Avendo esaminato il documento 200EX/25,
    Richiamandosi alle quattro disposizioni della convenzione di Ginevra (1949) ed i relativi protocolli (1977), alle regolamentazioni del Tribunale de L’Aia in territorio di guerra, alla convenzione de L’Aia per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato (1954) ed i relativi protocolli, alla Convenzione sui mezzi per proibire ed impedire l’importazione, l’esportazione ed il trasferimento illegale di beni culturali (1970) e alla Convenzione per la protezione del Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale (1972), all’iscrizione della città vecchia di Gerusalemme e delle mura tra i siti Patrimonio Mondiale (1972) e tra i siti del Patrimonio a Rischio (1982), nonché alle raccomandazioni, risoluzioni e decisioni dell’UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale, così come alle risoluzioni e decisioni dell’UNESCO in riferimento a Gerusalmme, ed anche richiamandosi alle precedenti risoluzioni UNESCO in materia di ricostruzione e sviluppo di Gaza ed alle risoluzioni UNESCO relative ai siti palestinesi di Al-Kahlil/Hebron e Betlemme,
    Affermando l’importanza che Gerusalemme e le proprie mura detengono per le tre religioni monoteiste, anche affermando che in nessun modo la presente risoluzione, che intende salvaguardare il patrimonio culturale della Palestina e di Gerusalemme Est, influenzerà le risoluzioni prese in considerazione dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e le risoluzioni relative allo status legale di Palestina e Gerulemme,
    Condanna fortemente il rifiuto di Israele di implementare le precedenti decisioni UNESCO in materia di Gerusalemme, in particolare il punto 185 EX/Ris. 14, sottolineando come non sia stata evasa la propria richiesta al Direttare Generale di nominare, il prima possibile, un rappresentate permanente di stanza in Gerusalemme Est per riferire regolarmente quanto relativo ad ogni aspetto di competenza UNESCO, né lo siano state le reiterate successive richieste omologhe;
    Condanna fortemente il fallimento di Israele, potenza occupante, nel cessare i persistenti scavi e lavori in Gerusalemme Est ed in particolare all’interno ed intorno alla città vecchia, e rinnova ad Israele, la potenza occupante, la richiesta di proibire tali lavori in conformità con i propri obblighi disposti da precedenti convenzioni e risoluzioni UNESCO;
    Ringrazia il Direttore Generale per gli sforzi compiuti nel cercare di ampliare le precedenti risoluzioni UNESCO per Gerusalemme e nel cercare di mantenere e rinnovare tali sforzi;
    IB Al-Aqṣa Mosque/Al-Ḥaram Al-Sharif and its surroundings

    IB1 Al-Aqṣa Mosque/Al-Ḥaram Al-Sharif

    Chiede ad Israele, la potenza occupante, di ripristinare lo status quo precedente al Settembre 2000, secondo il quale il dipartimento giordano Awqaf (Fondazione religioda) esercitava autorità esclusiva sulla moschea Al-Aqsa/Al-Haram AlSharif ed il cui mandato si estendeva a tutte le questioni riguardanti l’amministrazione senza impedimenti della Moschea Al- Aqsa/Al-Haram AlSharif, inclusi il mantenimento, il restauro e la regolamentazione degli accessi;
    Condanna fortemente l’excalation dell’aggresione Israeliana e le misure illegali nei confronti di Awqaf e del proprio personale, e nei confronti della libertà di culto e dell’accesso dei musulmani alla loro Moschea santa Al-Aqsa/Al-Haram AlSharif, e chide ad Israele, la potenza occupante, di rispettare lo status quo storico per cessare immediatamente tali misure;
    Deplora fermamente i continui assalti alla Moschea Al-Aqsa/Al-Haram AlSharif da parte di estermisti israeliani di destra e delle forze armate, e spinge Israele, potenza occupante, ad intraprendere le misure necessarie a prevenire abusi provocatori che violino la santità e l’integrità della Moschea Al-Aqsa/Al-Haram AlSharif;
    Denuncia fermamente le continue aggressioni Israeliane verso i civili, incluse figure religiose islamiche e sacerdoti, denuncia l’ingresso con la forza nelle varie moschee ed edifici storici del complesso Al-Aqsa/Al-Haram AlSharif da parte di ufficiali israeliani, inclusi quelli delle cosiddette “Antichità Israeliane”, e l’arresto ed il ferimento di musulmani in preghiera e di guardie di Awqaf; e spinge Israele, la potenza occupante, a terminare queste aggressioni e gli abusi che infiammano la tensione sul territorio e tra le religioni;
    Disapprova la restrizione di accesso da parte di Israele alla Moschea Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif durante l’ Eid Al-Adha 2015 e le conseguenti violenze, e chiede Israele, la potenza occupante, di cessare tutte le violazioni contro la Moschea Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif;
    Condanna fermamente il rifiuto di Israele di concedere visti agli esperti UNESCO incaricati per il progetto UNESCO per il Centro per i Manoscritti Islamici di Al-Aqṣa /Al-Ḥaram AlSharif, e chiede ad Israele di concedere apposito visto agli esperti UNESCO scienza alcuna restrizione;
    Condanna il danno causato dalle forze israeliane, specialmente a partire dall’Agosto 2015, alle porte e finestre della Moschea al-Qibli all’interno del complesso Al-Aqṣa/Al-Ḥaram AlSharif, e riafferma, a tale proposito, l’obbligo di Israele a rispettare l’integrità, l’autenticità ed il patrimonio cultuarle della Moschea Al-Aqṣa/Al-Ḥaram AlSharif, cosi come nello status quo antecedente, in quanto sito islamico di preghiera e parte del patrimonio culturale mondiale;
    Esprima la propria profonda preoccupazione sulla chiusura Israeliana ed il divieto di ristrutturare l’edificio del AlRahma Gate, una delle porte della Moschea Al-Aqṣa/Al-Ḥaram AlSharif, e spinge Israele, la potenza occupante, a riaprire tale porta e porre fine all’ostruzionismo nei riguardi dei necessari lavori di restauro, per poter riparare i danni apportati dalle condizioni meteorologiche, specialmente infiltrazioni d’acqua.
    Chiede inoltre ad Israele, la potenza occupante, di cessare l’impedimento dell’esecuzione immediata di tutti i 18 progetti di ristrutturazione per Al-Aqṣa/Al-Ḥaram AlSharif;
    Deplora la decisione israeliana di occupare un piano per la costruzione di una tratta stradale nella Gerusalemme Est ed il cosidetto progetto “Liba House” nella città vecchia, cosi come la costruzione del cosiddetto “Kedem Center”, un centro visite nei pressi del lato sud della moschea Al-Aqṣa/Al-Ḥaram AlSharif, la costruzione dell’edificio Strauss ed il progetto di un ascensore nella Piazza Al-Buraq “Western Wall Plaza” e spinge Israele, la potenza occupante, a rinunciare ai progetti sopra citati e a fermare i lavori in conformità con i propri obblighi di fronte alle convenzioni e risoluzioni UNESCO;
    IB2 The Ascent to the Mughrabi Gate in Al-Aqṣa Mosque/Al-Ḥaram ash-Sharif

    Riafferma che la scala Mughrabi e’ parte integrante ed inseparabile del complesso Al-Aqṣa/Al-Ḥaram Al-Sharif;
    Prende nota del 16^ verbale di monitoraggio e di tutti i precedenti verbali, insieme con i loro addenda preparati dal World Heritage Center e dei verbali sullo stato di conservazione inoltrati al World Heritage Center dal Regno di Giordania e Sato di Palestina;
    Deplora le continue misure unilaterali Israeliana e le decisioni in merito alla Scala, inclusi gli ultimi lavori condotti alla Porta Mughrabi nel Febbraio 2015, l’istallazione di un ombrello all’entrata e la creazione di una piattaforma di preghiera ebraica a sud della Scala stessa nella piazze la rimozione dei resti islamici del sito, e riafferma che nessuna misura unilaterale Israeliana dovrà venire intrapresa, in conformità con il proprio status e gli obblighi derivati dalla convenzione de L’Aia del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato.
    Esprime inoltre la propria forte preoccupazione riguardo alla dmeolizione illegale di resti omayyadi, ottomani e mamelucchi cosi come altri lavori intrusivi e scavi attorno alla scala Mughrabi e inoltre chiede ad Israele, la potenza occpuante, di fermare tali demolizioni, scavi e lavori e che dia seguito ai propri obblighi verso le disposizioni UNESCO menzioante nel pagrafo precedente;
    Rinnova i propri ringraziamenti alla Giordania per la sua cooperazione e sollecita Israele, la potenza occupante, a cooperare con il Dipartimento giordano Awqaf, in conformità con gli obblighi imposti dalla convenzione de L’Aia del 1954 per la Protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, e di agevolare l’accesso al sito da parte degli esperti giordani con i propri strumenti e materiali per poter effettuare l’esecusione del progetto giordano per la Porta Mughrabi in accordo con le disposizioni UNESCO e World Heritage Committee, in particolare 37 COM/7A.26, 38 COM/7A.4 and 39 COM/7A.27;
    Ringrazia il Direttore Generale per l’attenzione alla delicata situazione in oggetto, e le fa richiesta di intraprendere le adeguate misure per far che il progetto giordano possa prendere avvio;
    IC Missione reattiva UNESCO nella città vecchia di Gerusalemme e mura ed incontro degli esperti UNESCO per la Scala Mughrabi

    Insiste sull’urgenza di implementare la missione di monitoraggio attivo nella città vecchia di Gerusalemme le proprie mura;
    Ricorda a questo proposito la disposizione 196 EX/Dec. 26 che stabilisce di considerare, in caso di non avanzamento dei lavori ed in conformità con la legislazione internazionale, altri mezzi per assicurare tale avanzamento;
    Sottolinea con forte preoccupazione che Israele, la potenza occupante, non ha rispettato nessuna delle 121 risoluzioni del comitato esecutivo cosi come quelle del World Heritage Committee che richiedono l’implementazione della missione di monitoraggio nella citta vecchia di Gerusalemme e le sue mura.
    Segnala il continuo rifiuto da parte di Israele di agire in accordo con UNESCO e World Heritage Committee che fanno richiesta di un incontro con gli esperti UNESCO in merito alla missione di monitoraggio della città vecchia di Gerusalemme e le proprie mura;
    Invita il Direttore Generale ad intraprendere le misure necessarie per implementare il sopra citato monitoraggio in accordo con la disposizione 34 COM/7A.20 del World Heritage Committee, prima della prossima riunione del Comitato Esecutivo, ed invita tutte le parti in causa ad adoperarsi per la facilitazione della missione e dell’incontro con gli esperti;
    Richiede che il verbale e le raccomandazioni evidenziate dalla missione di monitoraggio cosi come il verbale dell’incontro tecnico riguardante la Scala Mughrabi sia presentato da tutte le parti in oggeto;
    Ringrazia il Direttore Generale per i continui sforzi a sostegno della sopra citata missione di monitoraggio UNESCO e delle risoluzioni UNESCO;
    II RICOSTRUZIONE E SVILUPPO DI GAZA

    Condanna i confronti militari all’interno ed intorno alla Striscia di Gaza ed i danni causati ai civili, inclusa l’uccisione ed il ferimento di migliaia di palestinesi civili, tra cui bambini, cosi come il continuo impatto negativo sulle competenze UNESCO, gli attacchi verso scuole ed altri edifici culturali e scolastici, incluse brecce nelle scuole di United Nations Relief e Works Agency for Palestine Refugees nel vicino oriente(UNRWA);
    Condanna fortemente i continui blocchi della Striscia di Gaza, che influiscono pesantemente il libero e fluente movimento di personale e aiuti umanitari cosi come l’intollerabile numero di vittime tra i bambini palestinesi, gli attacchi alle scuole ed altri edifici culturali, ed il rifiuto all’accesso all’educazione, e chiede ad Israele, la potenza occupante, di rendere agevoli immediatamente i passaggi;
    Rinnova la richiesta al Direttore Generale di aggiornare, il prima possibile, l’Antenna UNESCO a Gaza per poter assicurare la pronta ricostruzione di scuole, università, siti culturali, istituzioni, centri di comunicazione e luoghi di culto che sono stati distrutti o danneggiati nelle consecutive guerre a Gaza;
    Ringrazia il Direttore Generale per l’incontro informativo tenuto a Marzo 2015 circa l’attuale situazione a Gaza in relazione alle competenze UNESCO e per il risultato dei progetti condotti dall’UNESCO nella Striscia di Gaza-Palestina, e la invita ad organizzare, appena possibile, un nuovo incontro informativo sulle stesse questioni;
    Ringrazia inoltre il Direttore Generale per le iniziative che sono già state portate avanti a Gaza nel campo dell’educazione, cultura, infanzia e per la sicurezza dei reporter, ed auspica che continui il coinvolgimento attivo nella ricostruzione dei siti culturali e scolastici di Gaza;
    III I DUE SITI PALESTINESI DI AL-ḤARAM AL IBRĀHĪMĪ/TOMBA DEI PATRIARCHI AD AL-KHALĪL/HEBRON E DELLA MOSCHEA BILĀL IBN RABĀḤ /TOMBA DI RACHELE A BETLEMME

    Riafferma che i due siti in oggetto, situati ad Al-Khalil/Hebron ed a Betlemme sono parti integranti della Palestina;
    Condivide la convinzione affermata dalla comunità internazionale secondo cui i due siti sono significativi per Giudaismo, Cristianesimo e Islam;
    Disapprova fortemente l’attuale prosecuzione degli scavi, lavori e costruzioni di strade private per i coloni da parte di Israele e di un muro di separazione all’interno della vecchia città di Al-Khalil/Hebron, che dannosamente influenza l’integrità del sito, e condanna il conseguente impedimento della liberta di movimento e libertà di accesso a luoghi di preghiera. Chiede ad Israele, la potenza occupante, di porre fine a tali violenze in accordo con le disposizioni delle rilevanti convenzioni e risoluzioni UNESCO.
    Deplora profondamente il nuovo ciclo di violenza, iniziato nell’Ottobre 2015, nel contesto di una costante aggressione da parte dei coloni Israeliani ed altri gruppi estremisti verso i residenti palestinesi, inclusi bambini nelle scuole, e chiede ad Israele di impedire tali aggressioni;
    Denuncia l’impatto visivo del muro di separazione nel sito della Moschea Bilal Ibn Rabaḥ Mosque/Tomba di Rachele a Betlemme, cosi come lo stretto divieto di accesso ai Cristiani palestinesi e ai musulmani in preghiera presso il sito, e chiede alle autorità israeliane ti riportare il paesaggio all’aspetto originale e rimuovere il divieto di accesso;
    Condanna profondamente il rifiuto da parte di Israele di seguire la disposizione 185 EX/Dec. 15, che impone ad Israele di rimuovere i due siti palestinesi dal proprio patrimonio nazionale e chiede alle autorità israeliana di agire in accordo con tale decisione;
    IV

    Decide di includere queste materie di discussione sotto il titolo di “Palestina Occupata” nell’agenda della 201^ sessione, ed invita il Direttore Generale a richiedere un rapporto sull’aggiornamento della situazione da ora innanzi.

  4. Luca Pontecorvo ha detto:

    Il popolo palestinese non esiste e non è mai esistito, esistono le masse arabe, che sono situate in Palestina, Marocco, Algeria, Arabia, Libia, Iraq, ecc..Hanno ifatti stessa lingua, religione, cultura, razza, usi e costumi. Tali masse già OCCUPANO circa 1/5 del globo, come già hanno OCCUPATO i territori palestinesi nel medioevo, con la forza e la violenza, dopo che gli ebrei ne erano stati cacciati, con la forza e la violenza, dai romani. Vogliono anche quello SPUTO di terra chiamata Israele per esservi MANTENUTI dall’Unione europea, come già avviene nella striscia di Gaza? Se la riprendano con la forza, come già fecero nel IX secolo, se ne sono capaci…. Così stanno le cose, è molto semplice da capire, basta essere in buona fede e conoscere la storia, magari con la consapevolezza che queste PESTIFERE popolazioni stanno cercando di occupare anche l’Europa, seppure in modo dolce, grazie alla stoltezza degli europei.

  5. santommaso ha detto:

    Secondo fonti attendibili sarebbero stati gli stessi arabi a vendere ai Giudei la loro terra.E loro avrebbero accettato. Come la mettiamo? Eja!!!

  6. Alter ha detto:

    Il Sionismo: che danni irrecuperabili hanno provocato nelle menti dei “goyim” piu’ semplici,130 anni di sistematico lavaggio del cervello.

  7. Alter ha detto:

    Italia, Nazione a rischio cancellazione.

    La povera Italia è un “Paese” (i politicanti parassitari renziani si guardano bene dal chiamarla “Nazione”), con le pezze al culo, costretta da Lorpapponi, a giocare il ruolo della potenza umanitaria.
    Ma la Storia è cambiata ed oggi inchioda definitivamente i demagoghi della fallimentare partitocrazia immigrazionista renzista, alle loro responsabilità.

    Oggi NON è piu’ tempo di lacrimose ciance immigrazioniste a senso unico; esiste una sola ed unica “Emergenza Nazionale”; si chiama Rinascita, si chiama Riprogettazione & Ricostruzione della Nazione Italia.

    Sempre ed unicamente l’Italia e Gli Italiani; il resto non riguarda l’Interesse Nazionale.

  8. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Il signor Pontecorvo da saputello dice cose storicamente non vere; le ultime ricerche storiche fatte dal professor Shlomo Sanda affermano che gli ebrei non sono stati mai cacciati dalla palestina che esiste come territorio e come popolo. Sono i veri autentici semiti per la verità ! Lo stesso professor Sand, isaraeliano docente all’Università di Telaviv ha fissato le sue ricerche nel noto libro ” L’invenzione del popolo ebraico “. La storia del popolom ebraico, caro signor Pontecorvo non si trova in quella ufficiale abilmente manipolata. In realtà gli ebrei discendono da una pletora di convertiti provenienti dalle più xvarie nazioni del vicino e medio oriente.Ma la storiografia ufficiale ha fornito fondamento e giustificazione all’mpresa di colonizzazione sionista. Lo Stato israeliano è uno stato coloniale, e gli israeliani sono degli occupanti abusivi su di un territorio che non gli è mai appartenuto. Lo Stato Israeliano poi non è possibile considerarlo una ” democrazia ” ma, al massimno una etnocreazia. Mi spiace smentire le sue superficiali convinzioni a meno non sia un ” convinto sionista “; nel qual caso appartiene lei stesso alla categoria del di un territorio altrui.

  9. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Sempre dedicato al Signor Pontecorvo: ovviamente i veri semiti sono i palestinesi !

  10. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Sempre dedicato al Signor Pontecorvo: ovviamente ne consegue che gli ebrei non sono stati mai cacciati da romani; è un’altra narrazione costruita sulla menzogna, come è loro abitudine “b iblica”

  11. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Sempre dedicato al signor Pontecorvo come consiglio: prima di scrivere su cose solo “orecchiate” attraverso i media asserviti al pensiero unico dominante occorre contare almeno fino a mille !

  12. Luca Pontecorvo ha detto:

    Ma perchè si scalda tanto sig. Dal Piaz? Se lei è convinto che Ns Signor Gesù Cristo non l’anno crocefisso gli ebrei, che la distruzione del tempio del LXX Dc da parte di Tito non è mai avvenuta, che la diaspora causata dai romani è una invenzione propagandistica, che gli arabi che circondano Israele non vengono mantenuti da tutti noi (lei compreso), che le centinaia di migliaia di musulmani che stanno mettendo a ferro e fuoco l’Europa non abbiano la stessa lingua, cultura e religione dei musulmani autodefinitisi “palestinesi”…ebbene….è un problema suo… mi ricorda tanto i marxisti: se la realtà non si concilia con la propria visione si cambia la realtà, non la visione….

  13. Alter ha detto:

    La colpa, o per meglio dire il “Peccato Originale” risiede nel complesso di superiorità e di “Verità Assoluta”, insito nelle tre religioni monoteistiche di comune derivazione biblica.

    Quando una fanatica tribù di scimmie nude si considera “Popolo Eletto” per biblica grazia divina, con diritto davidico di prelazione su tutto il creato.
    Quando un’altra patetica tribù ha la “certezza” che la guerra santa islamica contro gli “Infedeli” porta dritti in “Paradiso”.
    Quando si ritiene compito fondamentale del buon cristiano “convertire” (e a tal fine storicamente sono stati usati tutti i metodi, quelli leciti e soprattutto quelli illeciti) i Pagani.

    E’ inevitabile deflagrino le stragi, i conflitti, i genocidi e le sottomissioni forzate di chi “non crede” o è “diversamente credente” in quanto appartenente a fazione religiosa opposta,della comunque comune, sanguinaria Triade monoteista nata dalle sabbie del Sinai.

  14. Stelvio Dal Piaz ha detto:

    Signor Pontecorvo, non è un problema mio. io mi sono limitato a riportare quanto affermato da professori israeliani; Gesù Cristo è l’unico rivoluzionario della storia tradito da tutti a cominciare dai suoi sacerdoti. Il problema quindi, rimane solo suo !

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