IUS MIGRANTES ? NO ALLO IUS SOLI.

E’ innegabile che ogni movimento migratorio crei squilibri di ordine demografico, biologico, culturale, economico, politico-sociale. Queste situazioni, se non opportunamente e tempestivamente gestite, finiscono per provocare conflitti sociali. Il territorio italiano è fortemente antropizzato e sarebbe stato necessario regolare i flussi, tenendo conto delle qualiflche professionali e delle esigenze produttive. Viceversa, l’Italia, è stata invasa da un flusso migratorio massiccio a seguito di guerre e carestie, un flusso incontrollato gestito dalla malavita nazionale ed internazionale. Tutto ciò è avvenuto ed è stato subito passivamente dagli italiani, anche perché bombardati ogni giorno da giornali, dalla TV. dalla politica, dai dibattiti televisivi, da pesanti interventi del Vaticano ( che è pur sempre uno stato straniero ! ), dove tutti si sono ritrovati d’accordo su  “l’accoglienza” indiscriminata e si sono incensati a vicenda nel sostenere che questo fenomeno rappresentava una “risorsa” per il paese.

Purtroppo, allo stato delle cose, la situazione è adesso fortemente compromessa anche da un punto di vista igienico-sanitario oltreché giuridico. Sotto quest’ultimo aspetto sta già nascendo il problema del riconoscimento o meno della cittadinanza. L’istituto della cittadinanza, ossia il vincolo giuridico-politico alla collettività statale, è uno degli aspetti fondamentali dello stato. Vi sono due punti di vista opposti sotto i quali si può considerare il problema dell’appartenenza di un individuo ad una comunità politica.

Due sistemi, quindi, si contendono il modo di acquisto della cittadinanza. Secondo lo “ius sanguinis“, l’individuo segue la legge del padre di cui, nel venire alla luce, eredita il sistema giuridico-politico. Questo sistema rileva le esigenze del corpo sociale e si appella al diritto della comunità nazionale dello stato concepito come unità di popolo.

Lo “ius soli“, vuole invece che l’individuo acquisti la cittadinanza dello stato sul cui territorio ha visto la luce. In questo caso, quindi, prevale l’interesse del singolo, vale a dire l’idea della personalità. Questo sistema, fra l’altro, non è privo di inconvenienti, in quanto la nascita all’estero può essere meramente accidentale e dovuta a circostanze contingenti, che non rispecchiano minimamente le caratteristiche etniche, linguistiche, politiche e sociali dell’individuo. Può inoltre verificarsi il caso frequente che questo “automatismo” provochi addirittura una frattura a livello familiare proprio sul piano della diversa cittadinanza rispetto ai genitori e al fratelli nati nel paese di origine.

Spetta comunque all’autorità dello stato far prevalere uno dei due sistemi nel riconoscimento della cittadinanza. E’ chiaro che, in uno stato geloso delle proprie prerogative, si dovrà tener conto del contesto sociale, della tipologia e del numero degli stranieri a cui eventualmente riconoscere la cittadinanza sul principio dello “ius soli “, lasciando cadere ogni valutazione di carattere demagogico o pietistico dietro suggestioni di natura religiosa.

Questo ragionamento, ovviamente, prescinde da considerazioni di tipo religioso o di razza, ma si basa soltanto sulla inderogabile difesa della cultura, della tradizione e della stirpe del paese che ospita. In questo momento storico e nell’attuale contesto socio-economico, lo stato, non può che far prevalere il principio dello “ius sanguinis “, se non vorrà creare le condizioni per un conflitto sociale difficilmente controllabile. Oltre al fatto che, una crisi economica di stampo capitalistico e quindi sistemica e la massiccia disoccupazione interna, stanno rendendo sempre più insostenibile la spesa assistenziale per gli immigrati, molti dei quali clandestini. Senza contare che sono stati consentiti, con molta larghezza e superficialità, i ricongiungimenti familiari con il diritto a pensioni sociali ed assistenza sanitaria, diritti che provocano un forte squilibrio su tutto l’apparato previdenziale italiano.

Non ci possiamo più permettere quel “buonismo“ falsamente caritatevole che ci suggerisce il Vaticano e che ci ha creato e ci sta creando anche problemi di ordine pubblico e di difficile convivenza civile. Gli immigrati continuano ad arrivare, le nostre città sono violentate, le nostre strade e le nostre piazze denunciano un degrado insopportabile, devastate dalla sporcizia e dall’incuria. E’ un complotto contro la nostra civiltà e non si intravede la volontà politica di fermare questa invasione non qualificata, che coinvolge centinaia di etnie in un crogiolo di lingue e di culture spesso in conflitto fra di loro, alcune delle quali, per il loro modo di vivere e per le loro ataviche tradizioni, rifiutano qualsiasi tipo di integrazione. Lo stato non può delegare ad altre agenzie, comprese quelle religiose, la gestione del fenomeno immigratorio, senza rinunciare alla sua prerogativa fondamentale e senza tradire il compito primario della tutela e della difesa dei cittadini italiani di nazionalità italiana. Sono necessari al più presto respingimenti e rimpatri forzati e deve essere individuato e punito, come reato penale, l’immigrazione clandestina. L’asilo politico deve essere concesso su rigorosa e selettiva base documentale e solo per quote non superabili. In questo momento ci sono vaste zone del pianeta coinvolte in guerre civili e scontri tribali, per cui senza la regola delle ”quote“, saremo costretti ad accogliere e mantenere milioni di persone in fuga dai loro paesi.

Anche il Vangelo ci dice: “ama il prossimo tuo come te stesso”. Non è un delitto né di natura morale, né di natura giuridica, se noi socialisti nazionali affermiamo che – come italiani – il nostro prossimo più prossimo è un cittadino italiano di nazionalità italiana.
Quando la vita della Nazione è in gioco, non esistono più diritti dei singoli,: esistono i diritti del popolo che deve essere salvato. Se il popolo stesso non trova il coraggio di reagire di fronte ad una invasione pianificata da coloro che vogliono annientarlo, significa che è un popolo che ha deciso di non difendersi e, dunque, è giustamente meritevole della sconfitta, come è già capitato ai tanti popoli che sono scomparsi per auto estinzione.

Ecco perchè tutte quelle battaglie politiche nate e che nasceranno da oggi in poi per dire fermamente NO ALLO IUS SOLI hanno il nostro pieno appoggio.

Stelvio Dal Piaz

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6 risposte a IUS MIGRANTES ? NO ALLO IUS SOLI.

  1. cicciopasticcio ha detto:

    no allo ius soli,no al soli ius,tutti intellettuali,ma andate a cagare fintifà||||||||||

  2. nota1488 ha detto:

    Come fanno “stirpe” e razza, in Italia, ad essere due concetti disgiunti?
    NO alla cittadinanza italiana per qualunque elemento non-Bianco.

  3. Giovanni ha detto:

    Sia ben chiaro che il razzismo non mi appartiene e non fa parte della mia cultura, ritengo però che la cittadinanza non può essere regalata a tutti quanti e non si può definire una persona italiana solo perché te lo dice un pezzo di carta o un pezzo di plastica che dichiara la tua appartenenza a questa terra. Si è italiani dimostrandolo con le azioni, dimostrando che la patria si ama combattendo e morendo per essa. Regalare la cittadinanza in questo modo è un errore e spero che una cosa del genere non passi.

  4. Alter ha detto:

    “IUS SOLI”
    Anche ai Nativi Indiani; gli unici veri “Americani”, fù imposto “per legge”.
    Ma loro hanno combattuto fino alla fine.

  5. Giovanni ha detto:

    Hanno combattuto e sono stati sterminati, tutti acclamano Custer e i suoi a Little Big Horn come degli eroi, la verità è che Custer era un criminale e un assassino ma nessuno oggi si azzarda a dire che gli americani o i conquistadores spagnoli commisero un genocidio verso quelle popolazioni.

  6. Anonimo ha detto:

    Sempre Precisi…avanti Liberi Sociali e Nazionali! NO IUS SOLI!

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