PROSPETTIVE PER IL FUTURO PROSSIMO

La condizione di semicattivita’ che stiamo subendo da alcune settimane sta obbligando a fare i conti con una progettualità cui, forse, non si sarebbero acconciati coloro che percepiscono solo l’attuale momento come il segno messianico di un mondo in repentino cambiamento. In realtà la fase odierna altro non è che una delle fasi, di sicuro la più evidente per il grasso e flaccido mondo occidentale, di un sistema che da tempo ha imboccato la strada verso la sua evoluzione esplosiva. Chi, come noi, afferma da tempi non sospetti che la fine della storia non condurrà certo al migliore dei mondi possibili e nemmeno ad uno migliore di quello in cui stiamo vivendo, sa bene quanto sia ormai indifferibile lavorare e pensare all’apertura di un varco che ci indirizzi verso un futuro di sopravvivenza.

È per questo che recepiamo con interesse l’esistenza di progetti ed idee che vanno seriamente attenzionati poiché hanno in nuce le giuste basi per la nascita di quelle comunità organiche che possono essere la chiave di volta per una Renovatio Virum che non può più attendere.

Ma quando si parla di comunità organiche si entra per certi aspetti in una sorta di terreno minato dove il piede pesante ed improvvido può causare l’esplosione che, in questo caso, altro non sarebbe se non l’ennesimo fallimento, con tutto il suo umano strascico di delusioni e rancori.

Vero è che se da un lato ci può essere una valida ragione di opportunità nel non calare troppo la mano della selezione su gruppi umani in fieri, v’è d’altro canto la necessità di evitare quanto più possibile il pericolo del ripetersi di esperienze deludenti nate puntualmente con ottimi propositi, ma poi eclissatesi nel profondo del buco nero elettorale. Già, perchè fin troppe volte abbiamo dovuto raccogliere i cocci della militanza comunitaria in prossimità di quell’ara sacrificale che è la cabina elettorale. Il che, tradotto in soldoni, sta a significare che di campagne elettorali ne abbiamo digerite abbastanza da poter dire che al momento del rituale democratico dell’urna, l’italiano diventa più possibilista che mai ed il richiamo della foresta di “tifare” per il meno peggio, per il più anticomunista, per il più fascista, per il più figo, ecc…. è cosa ormai provata. Con le conseguenze che ormai sono sotto gli occhi di tutti: Tabula Rasa di ogni forma di pensiero politico degno di questo nome.

Con questo vogliamo semplicemente affermare che se la inclusione porta a dover condividere una trincea nell’ottica di una futura visione salvifica dalla melma che ci sta inglobando, non possiamo non ricordare le parole del nostro Senator Stelvio Dal Piaz quando anni fa, in tempi ancor meno sospetti, ebbe a dire: <<….quando si va in pattuglia bisogna sapere chi ci accompagna>>.

Spendiamo poi alcune parole su un concetto abbastanza comune quando si tratta di costruire qualcosa di nuovo assieme a dei consimili, ovvero cosa si debba fare (o non fare) e cosa si debba essere (e non essere).

E’ questo un aspetto dirimente nell’esistenza di qualsiasi consorzio umano: evidenziare cosa NON FARE e NON ESSERE è la cartina di tornasole per pesare oggi quelle persone che possono stare in una trincea in cui non si può più pensare al mondo intero (che spesso è ostile) ma solo a noi stessi.

Doverci trovare oggi a condividere un destino di militanza salvifica assieme a commilites che al primo richiamo di sirena abbandonano i panni da spartano vestiti in tempi duri di quarantena per mettersi quelli ben più comodi di galoppino di questo o quel partito, magari infiammati dal nuovo duce in sedicesimo del momento, è francamente un’esperienza che vorremmo evitare.

Non è per fare i soliti difficili,  ma solo per chiarire una volta di più.

Fernando Volpi

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