ENTI

L’Italia è una: forse. Assistiamo spesso all’invocazione di unità, di fratellanza tra italiani ma più che altro in occasione di flash mob o magari quando gioca la nazionale di calcio, per il resto ognuno per sé e non si si riferisce a separazioni identitarie ma all’individualismo. Troppo spesso gli enti vengono utilizzati per battaglie di colore, politico, al fine di mettere il bastone tra le ruote al democratico concorrente, perché questo è necessario per salvaguardare la democrazia: qualcosa in queste parole sembra stonare ma questa è la partitocrazia. Gli ordini di enti dovrebbero servire in verticale per una ripartizione per materia dell’amministrazione pubblica e in orizzontale per la sua suddivisione territoriale per meglio gestire realtà differenti tra loro ma rappresentano in verità basi per la riconquista del potere democratico da parte di quella o quell’altra fazione.

L’Italia è anche sovrana, sulla carta, ma nessuno Stato si può definire tale se dipende dall’estero per beni di prima necessità, ovvero principalmente di quel che si mette in pancia, e perchè sia veramente sovrana occorre raggiungere l’autonomia grazie alla produzione sul territorio, km 0, come si dice oggi.

Per avere una produzione il più possibile km 0 occorrono 2 fattori: comunità locali tendenzialmente autosufficienti anche nella differenziazione delle competenze personali, una popolazione solidale cosciente del fatto che una mano lava l’altra e che l’individualismo è la causa della morte del proprio paese. Per autosufficienza si deve intendere non solo quella legata alla produzione ma anche quella legata ai servizi, anch’essi indispensabili per la la vita della comunità come anche alla permanenza degli abitanti sul territorio: ciò è importante oltre che dalla parte dell’utente anche da parte di chi può prestare il servizio vicino alla propria abitazione, fattore non secondario per favorire la nascita di nuclei familiari.

Per il recupero della sovranità non basta l’uomo forte, il deus ex machina, al governo ma servono le basi fornite dal recupero del territorio nel senso che si è scritto sopra e ciò attribuendo ai Comuni poteri e risorse tali da poter adempiere la propria missione nelle più disparate realtà sociali e geografiche, ma anche grazie ad enti coordinatori sovracomunali, Stato ed Enti intermedi. Il Comune può essere nello stesso tempo l’ente più basso gerarchicamente ma anche quello fondamentale per la più grande comunità statale, essendo il più vicino alle problematiche specifiche, uno scrigno per il particolarismo identitario locale, ma serve rivedere gli aspetti competenze e risorse come anche la suddivisione territoriale attraverso una messa in discussione dei confini che dovrebbe portare ad avere unità territoriali realmente in grado di poter raggiungere gli obiettivi autonomamente, prendendo in considerazione elementi come l’appartenere ad esempio ad una stessa valle o ad una stessa isola, sempre cercando di non creare Comuni troppo grandi che invaliderebbero i propositi.

Servono politiche che aiutino le comunità territoriali a riappropriarsi della terra, che aiutino la terra a riappropriarsi dello spazio soffocato dal troppo cemento e dall’asfalto, serve andare verso la misura d’uomo contro l’urbanizzazione scellerata che è avvenuta e per questo può servire anche la scissione di parti di Comuni urbani, delle grandi città si intende.

Le fusioni tra comuni non devono essere banali unioni che comportano nei fatti la semplice condivisione tra enti di personale e neppure si deve tornare a esperienze come quella delle Comunità montane in cui amministratori con doppia remunerazione portavano avanti progetti per un bene comune meglio gestibili direttamente da un Comune unico.

Se da una parte serve dare poteri ai Comuni non si parla tuttavia di creare delle Città Stato, infatti l’esigenza legata al territorio sarebbe principio scriminante perché  altre competenze restassero ad enti alti, in particolare, appunto, allo Stato, che a sua volta lascerebbe ad enti intermedi, principalmente le Province, ruoli sovracomunali, sia per avere politiche organiche su un determinato territorio come anche per ragioni di emergenza, però in quest’ultimo caso in via subordinata allo Stato in quanto la situazione potrebbe richiedere diverse forze.

Alcune politiche possono essere gestite invece da un ente che unirebbe territori omogenei tra loro a livello identitario, culturale, storico e geografico che non coinciderebbe con le attuali Regioni che andrebbero abolite. Queste nuove realtà sarebbero i Distretti Territoriali Omogenei che sostituirebbero letteralmente gli attuali enti regionali: a questo punto anche la Conferenza Stato/Regioni sarebbe sostituita dalla Commissione Statale dei Distretti.

Anche nella dimensione sovracomunale i confini vanno rivisti e non si nega che sono discutibili anche i confini statali, soprattutto in tema di Distretti.

Dalle Province e dai Distretti devono essere gestiti anche servizi di pubblica utilità non gestibili da piccole realtà salvo avere presidi quanto più vicini alla dimensione locale grazie allo strumento delle sedi distaccate: la scelta di collocazione a livello provinciale o di Distretto del centro di un servizio o di una sede deve avvenire in base a ragioni di opportunità da vagliare caso per caso.

Ci si ferma volutamente ai principi senza voler scendere agli esempi specifici in quanto il discorso sarebbe prolisso e poiché si ritiene che lasciare spazio alla discussione sui dettagli serva ad interessare le persone al territorio, a ragionare su di esso e alle sue potenzialità.

Marco Porcella

Questa voce è stata pubblicata in Politica Territoriale e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

8 risposte a ENTI

  1. stelvio dal piaz ha detto:

    va bene tutto ma uno Stato che non batte moneta non è libero e sovrano è solo una colonia caro Porcella !

  2. Marco Porcella ha detto:

    Non ho toccato tutti gli aspetti, limitandomi più che altro ai principi ma certo ciò che Lei dice, come al solito, è fondato.

  3. Il Ghibellino ha detto:

    si, il tema era meramente amministrativo e non monetario. Ottimo articolo. L’architettura istituzionale attuale non funziona e necessita di una costituente.

  4. PieroValleregia ha detto:

    salve
    condivido l’articolo e anche la nota di Stelvio Del Piaz; le regioni vanno abolite
    un saluto
    Piero e famiglia

  5. Alter ha detto:

    Camerati Ascoltate.

  6. Alter ha detto:

    Cametati Ascoltate:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.