PIANO PER LA RINASCITA RURALE NAZIONALE

Pienamente consci che in questo periodo drammatico del nostro paese stiamo vivendo il sovrapporsi di differenti crisi, tutte generate dall’errato modello di sviluppo capitalistico è nostra ferma intenzione proporre e dibattere alcune soluzioni tese a fermare i “mostri della modernità usuraia e capitalista” che vogliono distruggere la nostra Nazione. L’attuale pandemia in corso, paradossalmente, sta creando notevoli problemi a quel processo di inurbamento che il Capitale sovranazionale stava perseguendo (e che perseguirà). Il preteso “distanziamento sociale” mal si coniuga con la volontà di creare enormi agglomerati urbani pieni di cittadini-api. Dei veri e proprio alveari umani dove l’unico mantra è Nasci-Produci-Consuma-Muori.

Ecco perchè oggi vogliamo riproporre alcune proposte che, ahinoi, anche il trascorrere degli anni, non hanno sminuito la loro importanza, ma anzi si vanno ad innestare in una dinamica che non riguarda soltanto l’attuale situazione sanitaria, ma anche il problema immigrazione (con la vera e propria deportazione di intere masse di disperati al servizio di una “presunta” agricoltura privata), il problema alimentare ed il problema occupazionale delle giovani generazioni.

Il problema dell’Agricoltura non può che avere radici sociali. La crisi della famiglia come manifestazione del totale fallimento del capitalismo ha consolidato la totale distruzione di una Nazione partendo proprio da ciò che dovrebbe essere la sua base. I modelli di disfacimento della famiglia – attualmente in corso – hanno generato la più problematica delle crisi, quella demografica, che ci ha reso una nazione sterile, e dove per esempio intere comunità sopravvivono solo delle pensioni degli anziani. La rottura generazionale è ormai prossima. Al momento in cui una gran parte dell’attuale popolazione anziana smetterà di percepire la pensione (e l’attuale pandemia ha contributio l’accelerazione di questo processo), le nuove generazioni  – specie quella dai 40 in giù – si ritroveranno obbligate per motivi di sussistenza ad accettare qualsiasi tipologia di lavoro ed il mantra globalista della “Circolazione lavorativa delle masse” si è già dimostrato fallace, specie in presenza di emergenze sanitarie. La globalizzazione ha perciò ampiamente palesato tutti i suoi difetti in presenza di un virus che paradossalmente è molto “democratico”. Quando ci saranno interi strati della popolazione di Over50 senza lavoro, ci sarà la definitiva rottura.

A fronte di queste problematiche l’Italia necessita il cambio totale di paradigma. Il modello di improduttività e sterilità urbana va radicalmente cambiato con un modello rurale, per questa motivazione l’Italia ha la necessità di impartire insegnamenti e direttive alla sua gioventù migliore, e la rinascita del’Agricoltura Nazionale è un PASSAGGIO IMPRESCINDIBILE.

Ecco alcuni dei nostri punti fermi:

  • NO al latifondismo e alle sovvenzioni a multinazionali private
  • NO alle coltivazioni OGM e ai prodotti transgenici
  • NO allo sfruttamento di manodopera straniera a basso costo
  • NO all’abbandono della terra demaniale in favore dell’inurbamento
  • SI ad un programma di riqualificazione dell’intero territorio extraurbano nazionale, teso alla salvaguardia del patrimonio floro-faunistico nazionale
  • SI alla creazione di un nuovo ceto agrario

In breve vogliamo dettagliare alcune delle attività legislative confacenti all’attuazione di questi punti.

No al latifondismo e alle sovvenzioni a multinazionali private

  • Fine immediata del latifondo con l’immediato sequestro e ridistribuzione ai lavoratori che lo hanno fino ad ora lavorato o mantenerlo integro se continuato nella forma cooperativa.
  • Ogni appezzamento sopra i dieci ettari lasciato incolto per minimo dieci anni consecutivi verrà sequestrato e destinato ai nuovi rurali.
  • Legislazione amministrativa che cessi immediatamente qualsiasi sovvenzione a Multinazionali sovranazionali che non perseguiscono certamente il benessere della Comunità Italiana.
  • Legislazione amministrativa che favorisca la Socializzazione delle Aziende Agricole private in difficoltà
  • Legislazione amministrativa che adegui automaticamente i prezzi delle merci straniere che entrano nel nostro mercato agricolo tramite un tassazione relativa che aggiusti i prezzi delle merci estere fino a raggiungere il costo medio del prodotto italiano.

No alle coltivazioni OGM e ai prodotti transgenici

  • Divieto di vendita al commercio e la coltivazione di qualsiasi prodotto OGM italiano o straniero.
  • Normative rigide sull’importazione di merci di provenienza straniera ampiamente coltivabili sul suolo patrio.

No allo sfruttamento di manodopera straniera a basso costo

  • Ferma legislazione a livello governativo che blocchi una sconsiderata immigrazione extracomunitaria, in special modo, quella utilizzata per la coltivazione dei campi dell’intero arco geografico nazionale
  • Inasprimento delle sanzioni penali verso le consorterie mafiose che organizzano e poi sfruttano la tratta degli schiavi

No all’abbandono della terra demaniale in favore dell’inurbamento

  • Mappatura immediata a livello nazionale di tutti i beni di appartenenza demaniale che risultano incolti e abbandonati.
  • Immediata requisizione formale e definitiva di tutti quei beni che sono oggetto di processi penali alle consorterie mafiose.

Si ad un programma di riqualificazione dell’intero territorio extraurbano nazionale, teso alla salvaguardia del patrimonio floro-faunistico nazionale

  • Accorpamento dei parchi regionali con i parchi nazionali come aree naturali protette.
  • Rimboschimento delle aree a rischio frana.
  • Opere di bonifica su tutto il territorio rurale.
  • Tutela del ripopolamento faunistico nelle suddette aree naturali protette e totale divieto di caccia in queste (esclusi casi di sovrappopolamento eccessivo di una particolare specie ).
  • Ogni abuso nel settore della Caccia perpetrato verso specie protette verrà gravemente punito attraverso norme severe e inappellabili.
  • Abolizione dello sfruttamento animale, le attività di allevamento dovranno rispettare una dimensione di maggiore naturalità. Ciò significa la fine degli allevamenti intensivi disumani per incentivare una maggiore distribuzione dell’allevamento nel nuovo ceto agrario.

Si alla creazione di un nuovo ceto agrario

  • Implementazione di programmi universitari al fine di creare un nuovo ceto agrario modernamente preparato
  • Ogni giovane (o coppia) disoccupato sotto i trenta anni potrà fare richiesta per entrare nella selezione del nuovo ceto agrario sostenendo le proprie conoscenze o il settore dove si vorrebbe lavorare: coltivatore diretto, allevatore, pescatore o artigiano.
  • Piano di selezione e di recupero graduale dei comuni rurali, siano essi montani, agrari o marini, favorendo il trasferimento del nuovo ceto agrario dove verrà garantita una casa ad ogni nuovo rurale.
  • Formazione di nuove comunità rurali con relative politiche edilizie. Un modello di comunità con differenziazione delle competenze già programmata dal ministero, al servizio sia della comunità di appartenenza sia per il benessere dell’intera comunità nazionale.
  • Ad ogni giovane coppia che richiederà di lavorare come coltivatori diretti verrà garantita terra in abbondanza per il sostentamento della famiglia e della comunità, attraverso l’assegnazione di tutti quei beni demaniali INCOLTI che attraversano in maniera vergognosa la nostra Nazione. Parimenti, ad ogni giovane artigiano verrà garantita un laboratorio con le strumentazioni basilari per avviare il proprio lavoro e ad ogni giovane allevatore verranno garantiti tutti i locali ed i costi di partenza di cui ha bisogno.
  • Legislazioni fiscali a supporto della creazione del nuovo ceto
  • Abolizione di ogni tassa che grava su terreni e case adibite al lavoro del rurale.
  • Facilitazioni nell’accesso al “credito agrario”.
  • Cancellazione immediata e rigetto di ogni vincolo dato dai decreti europei sulla produzione da settore primario.

Abbiamo ritenuto doveroso riproporre (e riattualizzare) quello che noi intendiamo per Piano per la Rinascita Rurale Nazionale. Queste nostre proposte, sicuramente perfettibili e migliorabili, vogliono essere uno stimolo in un momento di estrema difficoltà della Comunità Nazionale, in cui uno dei passaggi per garantire il futuro della nostra Nazione passa – senza ombra di dubbio – attraverso la riqualificazione Agraria dell’Italia.

Ufficio Politico U.S.N.

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Una risposta a PIANO PER LA RINASCITA RURALE NAZIONALE

  1. stelvio dal piaz ha detto:

    SI TRATTA DI PROPOSTA SERIA, REALIZZABILE, MA PURTROPPO VIVIAMO UN MOMENTO IN CUI I MEDIA SONO AL SERVIZIO DEGLI INTERESSI DELLE MULTINAZIONALI APOLIDI E NON VEICOLERANNO MAI IDEE CONCRETE PER SOLLEVARE LE SORTI DI UN PAESE PRECIPITATO NELLA BARBARIE

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