IL DISTANZIAMENTO SOCIALE E IL FUTURO DELLE CITTA’ STATO

Sono stati spesi fiumi di inchiostro negli ultimi mesi per capire o prevedere quale sarà il futuro della nostra società dopo la fine dell’attuale pandemia. Si è parlato da polarità diverse. Da una parte gli assertori del ritorno alla normalità, dopo un minimo periodo transizionale, quasi nel voler recitare una litania di autoconvincimento per convincersi che questo virus non lascerà che pochi e minimali strascichi. Dall’altra i fautori del Grande Reset, sempre in cerca della longa manus piramidale, sempre troppo occupati a cercare il colpevole ma troppo superficiali per osservare i movimenti in atto. Chiariamo subito il fatto che riteniamo degli amabili sognatori coloro che credono (o forse solo sperano) in un ritorno al mondo pre-Covid19 forse più per paura del futuro che per mero apprezzamento della vita sociale che fino alla fine del 2019 si poteva osservare in Occidente e anche nelle grandi metropoli orientali,. D’altronde – e non lo nascondiamo – la teoria del Grande Reset è troppo “semplicistica” per essere ridotta ad un movimento tellurico di pochi mesi, anche se, eventi epocali (che non siano la Prima e la Seconda Guerra Mondiale) quali possono essere l’11 settembre 2001, la grande crisi finanziaria dei Subprime del 2007, o appunto l’attuale pandemia planetaria, certamente lasciano il segno a livello globale in maniera permanente, e possono essere considerati come una formattazione molto pesante.

Uno degli aspetti su cui vogliamo soffermare in questo breve scritto è quello del possibile processo di disgregazione degli Stati Nazionali e la formazione di entità regionali se non proprio di enormi Megalopoli rigurgitanti e piene di milioni di individui, entità che in questa sede vogliamo definire Città Stato.

Non è ancora chiaro quale sarà il futuro delle autorità continentali quali p.e. l’Unione Europea, nè quale sarà il ruolo degli stati nazionali nel Chessboard globale (tanto per scomodare Brzezinski). Quello che si è potuto notare durante la recente pandemia, specie in nazioni frastagliate come l’Italia,  è una marcata “devolution sanitaria” e quindi un enorme decentramento gestionale dell’emergenza che è stato demandato alle regioni, sia per marcate caratteristiche amministrative e morfologiche, sia per evidenti carenze finanziarie e organizzative dei ministeri di riferimento. E’ sicuramente vero che la legiferazione sanitaria della pandemia è stata ed è attualmente condotta (peraltro anche in maniera carente) dallo Stato Centrale, ma le enorme pressioni che giornalmente i ministeri romani hanno subito dai governatorati regionali, fanno ampiamente credere che molte delle decisioni presente dal Governo in carica siano state suggerite se non spesso proprio eterodirette dalle autorità territoriali regionali. Peraltro, in altre nazioni oggettivamente più avanti in questo processo (come la Germania), tale decentramento è oggettivamente più efficiente.

Quello che ci interessa capire è se la evidente tendenza all’urbanizzazione in megalopoli che si potuta certamente osservare negli ultimi decenni – più marcatamente evidente in Cina e negli Stati Uniti – e che riguarda comunque tutti i continenti del pianeta, dopo la fine dell’emergenza sanitaria subirà una brusca frenata, un rimodellamento, o un’accelerazione.

Quello che ci pare di poter prevedere è che il Covid19 porterà un’iniziale processo di spostamento verso aree suburbane collinari o rurali, dovuto principalmente a motivazioni di breve termine, chiaramente eterodirette dal distanziamento sociale. Ma crediamo che sarà un movimento di breve termine e che comunque riguarderà all’inizio lo spostamento dalle attuali megalopoli ma che, nel tempo, porterà alla creazione e allo sviluppo di aree metropolitane assai estese, che si estenderanno per decine e decine di chilometri, comprendendo tutti quelli che ora si chiamano Hinterland.

Il potenziamento di nuove tecnologie come il 5G e la mappatura digitale di tutte quelle nazioni che ancora sono in ritardo, favoriranno la possibilità di lavorare dal proprio domicilio. Nuove tipologie di lavori nasceranno, spariranno gli operai totalmente sostituiti dall’automazione, e tutto il mercato lavorativo sarà assorbito da posizioni finanziarie, tecnologiche, di stoccaggio e di servizi.

Cesseranno pian piano tutte le attività economiche legate al mondo del lavoro così come lo conosciamo oggi. Cesseranno molte delle attivitò legate al business-travel (sarà felice Bill Gates), mentre rimarrà il turismo anche se verrà rimodellato in base ai costi dei trasporti su larga scala. Ci saranno infatti anche evidenti cambiamenti nel mondo dei trasporti, con aereomobili meno costosi e a tipologie di trasporto diversi (pensiamo solo a quella modalità simil-ferroviaria-pneumatica testata recentemente e definita Hyperloop).

E ci saranno evidenti cambiamenti dal punto di vista ecologico, energetico e politico, dove le strutture territoriali conteranno sempre di più.  E “last but not least” ovviamente ci troveremo di fronte ad un macrosviluppo del “commercio a domicilio” (per la felicità di Jeff Bezos), una larga diffusione dei software di connessione a distanza (boom già avvenuto durante il lockdown), programmi scolastici sempre più tarati sulla iperconnessione e ci sarà una parziale atrofizzazione degli individui da verificare nel lungo periodo.

I recenti dibattiti in merito, specie con l’emergenza sanitaria in corso, mettono al centro del discorso il distanziamento sociale, ma sarebbe banale dimenticarsi che anche in questo caso si tratta di un movimento sociale già in atto da diversi anni. Sarebbe stato sufficiente recarsi un anno fa in città come Londra, Parigi, New York o Canton, per comprendere che il Covid19 ha solo velocizzato un l processo già cominciato da tempo.

Probabilmente, in nazioni morfologicamente e antropologicamente più eterogenee come l’Italia, tale processo sarà meno evidente e meno violento. Quello che ora viene vista come una debolezza potrebbe essere la nostra forza nel futuro, per mantenere vive strutture sociali come la famiglia e le imprese di medie dimensioni. Resta da dire che l’Italia di oggi non è arbitra del proprio destino sovrano nemmeno a livello statuale figuriamoci in un mondo compiutamente eterodiretto dalla tecnologia e da strutture private.

Quello su cui siamo sicuri è che siamo oggi davanti ad un bivio e che fra qualche mese – dopo una breve euforia dovuta alla fine della pandemia – saranno più chiari i movimenti sociali in atto (eterodiretti o no che siano), che sono alle porte.

Nel titolo abbiamo voluto usare il termine Città-Stato, forse per una personale passione storica. Non è certo nostra intenzione dipingere un futuro dove si tornerà a parlare di Repubbliche Marinare o di Lega Anseatica, anche perchè è evidente che tali mutamenti non sono comprimibili in un’era storica troppo corta ne è possibile paragonare quello che osserveremo da qui a breve ad epoche passate. Probabilmente sarebbe il caso di usare subito il termine Mega Smart Cities perchè quella è la direzione. Enormi città indipendenti dal punto di vista energetico, organicamente ecologiche, con un’economia di scala regionale (anche se in mano a Corporation transnazionali) e soprattutto – crediamo – molto indipendenti dal punto di vista politico ed economico.

Non è facile fare una previsione del genere anche perchè prevede – qui davvero – un Grande Reset in quella che è la struttura geopolitica mondiale (pensiamo ad organismi come Onu, Nato, FMI) e include anche successivi ed organici mutamenti che potranno anche generare movimenti sociali violenti ed enormi fratture sociali.

Sicuramente il Covid19 può avere accelerato questi processi che sono in primis tecnologici, economici, sanitari e quindi anche sociali. Quello che appare a noi è uno scenario anche geopoliticamente sempre più asimmetrico dove i rapporti fra potenze regionali saranno sempre più importanti. Il grande gioco sarà quello di osservare queste Megalopoli come si organizzeranno su scala regionale e continentale e come sapranno tenere testa alle due grande potenze planetarie, che sono già più avanti nella gestione di questa tendenza. E’ impensabile che i due grandi attori mondiali Cina e Stati Uniti abdicheranno nel breve tempo dal loro egemonico (che potrebbe anche inasprirne i rapporti) ma anche questi giganti dovranno adeguarsi a tale tendenza, per controllarla e governarla e per non vedere implodere le proprie strutture amministrative.

Lo scenario che si prospetta non deve essere per forza considerato negativo, specie se ci saranno evidenti miglioramenti in molti settori quali quello ecologico, energetico e sanitario, ovviamente se non ci saranno evidenti privazioni della libertà (specie se demandate a strutture private) e se la “coercitività” non diventerà il motore per la gestione delle masse. La formazione di queste Smart City potrebbe perfino aumentare il senso comunitario all’interno di taluni agglomerati urbani, qualora se ne preservi le peculiarità. Gli Stati Nazionali potrebbero rimanere come “garanti” politici anche se temiamo che difficilmente accadrà. Ma questa è solo una previsione ottimistica.

Quello che si chiede e che si deve pretendere è che l’attuale Homo Aeconomicus (quindi già con una accezione negativa del termine) non diventi l’Homo Biotecnico, ossia quell’u0mo che viene divorato dalla tecnologia, che getta i suoi panni di cittadino di una comunità, che diventi insomma solo un’automa al servizio di macchine e del profitto.

Questo è il rischio più grande e tutto è in mano alle future generazioni. Generazioni che non solo dovranno gestire anni di ricostruzione morale ed economica dovuta alle devastazioni della pandemia in corso, ma che dovranno gestire anche il passaggio al “Nuovo Mondo” delle generazioni più anziane, che dovranno disegnare un modello globale che non sia un App-World Idiocratica fatta di zombie sconosciuti e di masse di decerebrati perennemente in cerca di frivolezza, ma che invece mantenga – pur in una società chiaramente evoluta tecnologicamente – peculiarità territoriali, sociali, culturali, politiche e quindi di conseguenza anche “mentali” che evitino al pianeta di trasformarsi in un enorme parco giochi.

RB

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