RILANCIAMO IL MANIFESTO DEI RIBELLI

SI, “I RIBELLI SIAMO NOI” –  come titolò l’articolo GIUSEPPE SOLARO, il MARTIRE che in vita sfidò la FIAT di Agnelli e Wall Street e che TESTIMONIO’ con il supremo sacrificio: “Guardate il nostro Federale SOLARO mentre viene accompagnato al patibolo: già non è più di questa terra con il suo sguardo fiero, solenne, consapevole; è già entrato nel mondo dei MARTIRI che hanno offerto se stessi per un grande IDEALE. E con Lui, altri centomila giovani. Fissate bene il Suo volto: questa foto è una <stazione > di una <via crucis > del XX° secolo. Il seme è gettato (……)”. Angelo Faccia.

L’ultima lettera di Solaro alla moglie: “ Cara Tina, prima di morire Ti esprimo tutto il mio amore e la mia devozione. Sono stato onesto tutta la vita ed onesto muoio per un’Idea. Che essa aiuti l’Italia sulla via della redenzione e della ricostruzione. Ricordami ed amami, come io ho sempre amato l’Italia. Cara Tina, Viva l’Italia libera ! Viva il Duce ! “ – Questo l’UOMO !

E questa la struggente poesia delle Sorelle SOLARO, scritta il 25 aprile 1995: Guardando un ritratto di mio Padre < Se questo giorno fosse come un qualunque altro giorno, se il vento non avesse disperso la fioritura dei glicini, se di te non mi restasse solo questo fascio di carte ingiallite, io non morirei ogni anno di più in questo giorno. Nel ritratto riluce luminosa magnolia, il tuo volto d’alabastro, lo sguardo sereno è già rivolto lontano verso il cielo dei Martiri. In questo giorno d’aprile, che non è come un altro giorno, mi giunge il suono di voci, di canti e celebrazioni: son le voci che suggellano la Storia dei vincitori. Ma che sarà invece di te e di tutti i morti di allora, orbite vuote, spalancate su un mondo che più non vi piange? Quali mani dopo le nostre, accenderanno di colore il grigio muro del pianto? Chi recherà una lucerna per rischiarare il confine che separa la pietà dalla gloria? Si spegne lontano l’eco degli ultimi suoni, si allungano le ombre- fantasmi che fuggono dal mondo dei vivi – e io resto da sola, senza risposte, in questa sera d’aprile che non è come un’altra sera. Ma all’improvviso risplende nella cornice d’argento il tuo viso ed illumina la mia notte. Forse è ancora tempo di fede ! Raccoglierò queste carte consumate dal tempo nell’urna della memoria. Cercherò nelle tue parole il senso segreto del tuo passaggio di meteora nel turbinio della Storia. Accenderò fiaccole di luce e per strade lunghe millenni continuerò il mio cammino verso la riva remota dove Tu mi aspetti.>  SI! E’ ancora tempo di FEDE come affermano le Sorelle SOLARO.

E allora NOI sopravvissuti, insieme ai sodali di SOCIALISMO NAZIONALE,  vogliamo e dobbiamo ripartire con <Il Manifesto dei Ribelli> – dalla Nazione, ricreare il senso della Comunità, riscoprire l’orgoglio dell’appartenenza, rivendicare l’Identità nazionale come valore fondante legato alla Storia, alla Tradizione, alla Lingua, al Territorio; in sostanza a quei principi di Civiltà che ci distinguono come popolo e  come Nazione. Questi i presupposti Ideali e Morali per rifondare lo Stato Nazionale del Lavoro, che dovrà essere unitario, repubblicano e ghibellino, organizzato sulla base di una democrazia partecipativa, basata sull’ONESTA’, e sulla COMPETENZA e cioè che sappia valorizzare il patrimonio culturale e le capacità professionali, tecniche e manuali di un popolo che, nella sua Storia millenaria di CIVILTA’ ha, in più occasioni e se ben guidato ed amministrato, saputo stupire il mondo per la sua creatività e per la sua duttilità nell’affrontare prove anche più difficili e drammatiche di quelle attuali. Il progetto statuale per una nuova Costituzione repubblicana, elaborato dal gruppo dei SOCIALISTI NAZIONALI, aperto al contributo di quanti vorranno collaborare alla buona causa – e che lanciamo con “ Il Manifesto dei Ribelli“ – assume il significato di una ribellione generazionale guidata da un’ avanguardia che vuole uscire dal “complesso della sconfitta “ per riprendere in mano il timone della STORIA e per riaffermare il diritto alla vita come popolo e come nazione nell’ambito di una stretta collaborazione, particolarmente con gli altri paesi europei compresa la Federazione Russa – e con i popoli che si affacciano sul bacino mediterraneo aiutandoli sul loro territorio ad uscire dalla speculazione economico-finanziaria  delle multinazionali atlantiche e attualmente anche asiatiche. In questa visione geo-strategica rientra la richiesta di uscire dalla sudditanza della N.A.T.O., organismo che è lo strumento imperialista degli U.S.A. ed  è portatore di una cultura di guerra, di aggressione e di violenza.

Come pure, sul piano più strettamente economico-finanziario, la crisi attuale – aggravata da una pandemia virale tuttora di origine  oscura – che l’Europa dei banchieri sta portando alla rovina i popoli e le nazioni, per cui occorre denunciare unilateralmente i vari trattati che hanno messo il cappio usuraio al collo degli Stati europei. Tutto ciò comporta anche il rifiuto della globalizzazione, del mondialismo e del multiculturalismo cosmopolita. Sul piano della prassi, si parte dalla consapevolezza che la crisi è gravissima e non sappiamo ancora se i giorni che stiamo vivendo in Italia rappresentino il punto più basso della nostra Storia recente. Come pure non è prevedibile attraverso quali passaggi si giungerà all’implosione del sistema capitalistico e se siano più o meno vicini i giorni della transizione e della redenzione.

Tutto ciò non esclude  che – nel frattempo – tutti gli emarginati e le giovani generazioni che si sentono escluse anche culturalmente dalla partecipazione attiva alle decisioni che riguardano il loro futuro, nonché tutti quelli che non sono rappresentati da questa democrazia senza demos, – e NOI siamo tra questi – non pensino ad un futuro molto prossimo in cui possano realizzare il sogno del riscatto nazionale e sociale.

Carpe diem, quindi, ed ecco la necessità di un progetto politico elaborato da un’avanguardia che non ha voluto e non vuole rassegnarsi alla mediocrità ed alla subalternità e, viceversa, vuole essere protagonista del suo tempo nel segno di una continuità ideale con lo stesso travagliato movimento risorgimentale, interrotto dalla sconfitta militare.

Sì, perché può piacere, può dispiacere, può anche fare male a qualcuno, ma i fatti ci dicono che l’unica RIVOLUZIONE d’Italia è quella che va dalla Repubblica romana di Mazzini, Garibaldi, Armellini, Saffi, Mameli, anticipata da Carlo Pisacane, schiacciata dai fucili di un esercito francese chiamato dal Papa, alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini, Gentile, Marinetti, Pavolini, Pound, Bombacci, schiacciata dalle armate del capitalismo anglo-americano alleato col capitalismo di stato di Stalin.

Questa la provocazione strafottente del “MANIFESTO dei RIBELLI”. Una provocazione che abbiamo sentito il dovere di lanciare in questo momento in cui sono stati violati i nostri spazi fisici e ideali della memoria, con la profanazione satanica del Campo della Memoria di Nettuno.

A cura di Stelvio Dal Piaz

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Una risposta a RILANCIAMO IL MANIFESTO DEI RIBELLI

  1. stelvio Dal Piaz ha detto:

    ADESSO VI HO INVIATO LE PROVE DI QUANTO AFFERMATO IN PRECEDENZA RIGUARDO L’ISTITUTO STORICO DELLA R.S.I. DI TERRANUOVA BRACCIOLINI LOCALITA’ CICOGNA. AMMETTO CHE IO AVEVO SEMPLIFICATO LA COMUNICAZIONE – ADESSO HO INVIATO LA DOCUMENTAZIONE ORIGINALE – UN CAMERATESCO SALUTO A TUTTI VOI stelvio

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