L’ALBA DI UNA NUOVA ERA: LA FINE DEL NEOLIBERISMO

Era il febbraio del 2020 quando il mondo si svegliava coinvolto in quella che i media hanno definito una delle piu’ gravi pandemie della storia dell’umanità, tuttavia lo scopo di questo articolo non è entrare nel merito della reale gravità della pandemia, nè analizzarne le dirette conseguenze di natura politica o economica, lo scopo dell’articolo si limita ad un’analisi di quello che è di fatto il vero fenomeno degli anni 20 cioè la fine del neoliberismo. 

Cerchiamo di capire inanzitutto cos’è il neoliberismo,  dal punto di vista strettamente economico non esiste una definizione di “neoliberismo”, tuttavia gli economisti sono quasi concordi di definirlo come il venir meno dello Stato a favore del libero mercato, sostanzialmente una sorta di anarchia economica dove regna incontrastato il libero mercato e l’imprenditoria. Gli anni 90 e il primo ventennio del 2000 hanno sicuramente rappresentato l’età d’oro del neoliberismo, dove il confine sottile tra economia e finanza,  già tracciato con la politica ecomica degli anni 80, è diventato sempre piu’ sottile arrivando a scomparire complice la totale assenza dello Stato.

Quali sono sono state le conseguenze del neoliberismo ? A questa domanda possiamo rispondere, a livello globale, con un solo nome   Lehman Brothers; Lehman Brothers è stata una delle piu’ importanti banche d’affari statunitensi che nel 2008 falli’ a seguito della crisi finanziaria dei mutui subprime. Tuttavia l’inizio della fine del neoliberismo fu proprio la crisi dei mutui subprime dove per la prima volta l’opinione pubblica si scontrò con la realtà di un mercato senza regole e senza adeguati controlli, ma senza andare troppo lontano anche in casa nostra abbiamo subito le conseguenze della deregolamentazione e dell’assenza delle istuzioni dai mercati, come il caso di Monte dei Paschi di Siena, che nel 2008, a seguito di scellerate operazioni di mercato, ha visto entrare in scena lo Stato, il quale ha acquistato  20 miliardi di euro in azioni e diventando il socio principale con il 60% di azioni di proprietà, di una banca di fatto fallita.

Il 2012 è stato poi  il turno di Banca Carige, che a seguito di una scellerata gestione da parte degli amministratori ha visto l’intervento dello Stato con  circa 630 milioni di euro per colmare le perdite nonchè evitare, nuovamente, il falliemento della banca.

Il 2015 è stato il turno di Banca Etruria , Carichieti, Cassa di Risparmio di Ferrara, il cui fallimento ha portato alla creazione del Fondo Atlante creato per coprire i 5 miliardi di euro di buco creato dalle  banche stesse.

Infine dal 2017 al 2019 è stato il turno di Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza, (s)vendute alla cifra simbolica ci 50 centesimi a Intesa Sanpaolo, e infine Banca Popolare di Bari  attualmente in amministrazione straordinaria e gestione provvisoria.

Se osserviamo i fatti dal 2008 vediamo come è cambiato il ruolo dello Stato, il quale è passato da soggetto “ attivo”, cioè da colui che intervenie addossandosi direttamente le perdite, diventando anche azionista, a soggetto terzo che guarda e si limita ad approvare improbabili paini di risanamento o gestione delle sofferenze bancarie vedi Fondo Atlante o intervento di Intesa Sanpaolo nella vicenda Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza.

Quanto analizzato rappresenta il fallimento e la fine del neoliberismo il quale, i è cresciuto in un clima di anarchia di mercato creando un profondo malessere che ha inciso sull’economia reale.

L’economia reale è stato il piu’ grande errore del neoliberismo, infatti l’ecessiva concentrazione sui mercati finanziari ha fatto perdere il contatto con i bisogni reali della collettività comportando, anche, un’importante crisi occupazionale nei paesi piu’ sviluppati, nonchè una drastica riduzione delle entrate negli erari ( minor gettito fiscale ) è una crescente spesa sociale data anche dall’allungamento della prospettiva di vita.

Ma nel mondo dell’industria cosa è successo durante il neoliberismo ? Se il mondo è stato concentrato sui mercati finanziari,  a livello economico le cose sono andate ancora peggio, si è assistito di fatto alla fine delle grandi famiglie capitaliste che detenevano il potere “produttivo” , l’esempio piu’ lampante sono gli Agnelli, i quali,  storiche famiglie di banchieri hanno fatto un passo indietro lasciando il palcoscenico alla nuova classe emergente, i  fondi di investimento.

Con la crisi del neoliberismo si sono consolidate nuove forme di potere “finanziario” che si basano su una nuova concezione di mercato e di stato, si passa da un mondo anarchico, dove tutti possono fare tutto e le istituzioni non devono intervenire, a una concezione di mercato dove lo stato deve essere protagonista e regolamentarne tutti gli aspetti operativi.

Tale esisgenza nasce dal fatto che nessuno si fidava piu’ delle banche e dei mercati, ma non solo, i fondi si sono resi conto che un importante tassello nel mosaico della “liquidità” globale sono gli erari degli stati, i quali possono essere usati direttamente o indirettamente come ” bancomat”.

Qualcuno a questo punto potrà dire “ gli Agnelli hanno sempre battuto cassa allo Stato “ oppure “Rothschild….Bill Gates etc….” , certo nessuno può negare il fatto che questi siano stati i protagonisti dell’economia del 1900 e dei primi anni 2000, e  non è  in dubbio, che tali famiglie continuino ad esercitare la loro influenza, tuttavia, è necessario puntualizzare che ora “ i padroni del vapore” sono altri, i quali, tuttavia è pausibile che si interfaccino con la vecchia classe dirigente.

La nuova visione economica, come abbiamo già accennato, è caratterizzata da un ritorno dello Stato nell’economia, tuttavia essendo i protagonisti dell’economia cresciuti nel neoliberalismo è impensabile ad uno Stato degno di tale apellativo, ne consegue che ,oggi piuì che mai, lo Stato è espressione del potere neocapitalista  esso di fatto funziona come interfaccia con la popolazione.

Sarà sempre piu’ raro sentire parlare di banchieri  intesi come persone o famiglie,  il potere economico vuole evitare di mandare “al fronte” i suoi uomini e quindi, specularmente a come accade nelle nomine dei CdA, si assisterà sempre di piu’ all’entrata in politica dei “tecnici designati” , giungendo di fatto alla tecnocrazia, che può essere il termine piu’ adatto ad appellare la nostra era.

La tecnocrazia sara’ dominata da uomini direttamente scielti dal potere economico evitando cosi’ l’insorgere di una classe politica, come quella del  II dopoguerra, che si era si subordinata al potere economico, ma tuttavia conservava una residuale indipendenza da questo.

Ma come si radica il potere economico nel mondo politico ? Questa domanda ha una semplicissima risposta, e tale risposta può essere trovata attraverso l’osservazione di uno dei tanti fondi di investimento che dominano lo scenario internazionale, BlackRock.

BlackRock e banche italiane:  è il primo azionista in UniCredit, con una quota del 5,1%, nonchè detiene, a titolo di gestione del risparmio, una partecipazione aggregata pari a 5,066% in Itesa Sanpaolo.

Blackrock e informazione: partecipa al capitale azionario, direttamente, di Arnoldo Mondadori Editore  SpA (azionista di Società Europea di Edizioni S.p.A, editore de il Giornale)  , di Gedi Gruppo Editoriale SpA (editore di La Repubblica).

BlackRock e bigpharma: è azionista di GlaxoSmithKline  e Pfizer

Partendo da questi pochi dati e incrociandoli con quelli dei tecnici che dll’inizio della crisi del sistema neoliberista si sono succeduti alla guida del paese, non risulterà difficile comprendre che i fondi esercitano una forte pressione relativamente sulle scielte di natura politica.

Per conludere queste brevi riflessioni sull’era tecnocratica non dobbiamo dimenticare che dal 2010 la regolamentazione dei mercati finanziari ha subito una forte impennata che tuttavia vede solo l’applicazioni di forti ostacoli per la piccola e media imprenditoria, mentre consente “una vita tranquilla “ per i grandi gruppi che possono disporre di articolati dipartimenti di compliance.

Ma oltre l’iper-regolamentazione finanziaria, assistiamo anche all’iper-regolamentazioen del mercato “economico” è questa è data dai protocolli OCSE, organismo tecnico nominato dagli stati ma di fatto indipendente da questi,  che su base regolare redige “ liste” di buoni e cattivi con i quali i paesi occidentali non dovranno fare alcun scambio.

Ovviamente la materia è molto piu’ complessa ma tuttavia non si può negare l’avvento della tecnocrazia,e non si può ignorare come i tecnocrati siano di fatto protagonisti della nostra vita quotidiana. Per concludere è stimolante porsi un quesito, chi sono realmente i tecnocrati ? Sono le migliaia di avvocati ed economisti in forza ai grandi gruppi finanziari, oppure sono i politici che eseguono i loro protocolli ?

Una risposta potrebbe essere ricondotta al fatto che molti economisti e giuristi che svolgono funzioni pubbliche, provengono dai grandi gruppi finanziari o dai loro studi legali, ma non solo, anche i tecnici in forza alle organizzaizoni internazionali hanno tale origine o comunque sono stati o sono fortemente legati allo scenario finanziario mondiale.

Era il febbraio del 2020 quando il mondo si svegliava coinvolto in quella che i media hanno definito una delle piu’ gravi pandemie della storia dell’umanità, tuttavia lo scopo di questo articolo non è entrare nel merito della reale gravità della pandemia, nè analizzarne le dirette conseguenze di natura politica o economica, lo scopo dell’articolo si limita ad un’analisi di quello che è di fatto il vero fenomeno degli anni 20 cioè la fine del neoliberismo.

Cerchiamo di capire inanzitutto cos’è il neoliberismo,  dal punto di vista strettamente economico non esiste una definizione di “neoliberismo”, tuttavia gli economisti sono quasi concordi di definirlo come il venir meno dello Stato a favore del libero mercato, sostanzialmente una sorta di anarchia economica dove regna incontrastato il libero mercato e l’imprenditoria. Gli anni 90 e il primo ventennio del 2000 hanno sicuramente rappresentato l’età d’oro del neoliberismo, dove il confine sottile tra economia e finanza,  già tracciato con la politica ecomica degli anni 80, è diventato sempre piu’ sottile arrivando a scomparire complice la totale assenza dello Stato.

Quali sono sono state le conseguenze del neoliberismo ? A questa domanda possiamo rispondere, a livello globale, con un solo nome   Lehman Brothers; Lehman Brothers è stata una delle piu’ importanti banche d’affari statunitensi che nel 2008 falli’ a seguito della crisi finanziaria dei mutui subprime. Tuttavia l’inizio della fine del neoliberismo fu proprio la crisi dei mutui subprime dove per la prima volta l’opinione pubblica si scontrò con la realtà di un mercato senza regole e senza adeguati controlli, ma senza andare troppo lontano anche in casa nostra abbiamo subito le conseguenze della deregolamentazione e dell’assenza delle istuzioni dai mercati, come il caso di Monte dei Paschi di Siena, che nel 2008, a seguito di scellerate operazioni di mercato, ha visto entrare in scena lo Stato, il quale ha acquistato  20 miliardi di euro in azioni e diventando il socio principale con il 60% di azioni di proprietà, di una banca di fatto fallita.

Il 2012 è stato poi  il turno di Banca Carige, che a seguito di una scellerata gestione da parte degli amministratori ha visto l’intervento dello Stato con  circa 630 milioni di euro per colmare le perdite nonchè evitare, nuovamente, il falliemento della banca.

Il 2015 è stato il turno di Banca Etruria , Carichieti, Cassa di Risparmio di Ferrara, il cui fallimento ha portato alla creazione del Fondo Atlante creato per coprire i 5 miliardi di euro di buco creato dalle  banche stesse.

Infine dal 2017 al 2019 è stato il turno di Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza, (s)vendute alla cifra simbolica ci 50 centesimi a Intesa Sanpaolo, e infine Banca Popolare di Bari  attualmente in amministrazione straordinaria e gestione provvisoria.

Se osserviamo i fatti dal 2008 vediamo come è cambiato il ruolo dello Stato, il quale è passato da soggetto “ attivo”, cioè da colui che intervenie addossandosi direttamente le perdite, diventando anche azionista, a soggetto terzo che guarda e si limita ad approvare improbabili paini di risanamento o gestione delle sofferenze bancarie vedi Fondo Atlante o intervento di Intesa Sanpaolo nella vicenda Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza.

Quanto analizzato rappresenta il fallimento e la fine del neoliberismo il quale, i è cresciuto in un clima di anarchia di mercato creando un profondo malessere che ha inciso sull’economia reale.

L’economia reale è stato il piu’ grande errore del neoliberismo, infatti l’ecessiva concentrazione sui mercati finanziari ha fatto perdere il contatto con i bisogni reali della collettività comportando, anche, un’importante crisi occupazionale nei paesi piu’ sviluppati, nonchè una drastica riduzione delle entrate negli erari ( minor gettito fiscale ) è una crescente spesa sociale data anche dall’allungamento della prospettiva di vita.

Ma nel mondo dell’industria cosa è successo durante il neoliberismo ? Se il mondo è stato concentrato sui mercati finanziari,  a livello economico le cose sono andate ancora peggio, si è assistito di fatto alla fine delle grandi famiglie capitaliste che detenevano il potere “produttivo” , l’esempio piu’ lampante sono gli Agnelli, i quali,  storiche famiglie di banchieri hanno fatto un passo indietro lasciando il palcoscenico alla nuova classe emergente, i  fondi di investimento.

Con la crisi del neoliberismo si sono consolidate nuove forme di potere “finanziario” che si basano su una nuova concezione di mercato e di stato, si passa da un mondo anarchico, dove tutti possono fare tutto e le istituzioni non devono intervenire, a una concezione di mercato dove lo stato deve essere protagonista e regolamentarne tutti gli aspetti operativi.

Tale esisgenza nasce dal fatto che nessuno si fidava piu’ delle banche e dei mercati, ma non solo, i fondi si sono resi conto che un importante tassello nel mosaico della “liquidità” globale sono gli erari degli stati, i quali possono essere usati direttamente o indirettamente come ” bancomat”.

Qualcuno a questo punto potrà dire “ gli Agnelli hanno sempre battuto cassa allo Stato “ oppure “Rothschild….Bill Gates etc….” , certo nessuno può negare il fatto che questi siano stati i protagonisti dell’economia del 1900 e dei primi anni 2000, e  non è  in dubbio, che tali famiglie continuino ad esercitare la loro influenza, tuttavia, è necessario puntualizzare che ora “ i padroni del vapore” sono altri, i quali, tuttavia è pausibile che si interfaccino con la vecchia classe dirigente.

La nuova visione economica, come abbiamo già accennato, è caratterizzata da un ritorno dello Stato nell’economia, tuttavia essendo i protagonisti dell’economia cresciuti nel neoliberalismo è impensabile ad uno Stato degno di tale apellativo, ne consegue che ,oggi piuì che mai, lo Stato è espressione del potere neocapitalista  esso di fatto funziona come interfaccia con la popolazione.

Sarà sempre piu’ raro sentire parlare di banchieri  intesi come persone o famiglie,  il potere economico vuole evitare di mandare “al fronte” i suoi uomini e quindi, specularmente a come accade nelle nomine dei CdA, si assisterà sempre di piu’ all’entrata in politica dei “tecnici designati” , giungendo di fatto alla tecnocrazia, che può essere il termine piu’ adatto ad appellare la nostra era.

La tecnocrazia sara’ dominata da uomini direttamente scielti dal potere economico evitando cosi’ l’insorgere di una classe politica, come quella del  II dopoguerra, che si era si subordinata al potere economico, ma tuttavia conservava una residuale indipendenza da questo.

Ma come si radica il potere economico nel mondo politico ? Questa domanda ha una semplicissima risposta, e tale risposta può essere trovata attraverso l’osservazione di uno dei tanti fondi di investimento che dominano lo scenario internazionale, BlackRock.

BlackRock e banche italiane:  è il primo azionista in UniCredit, con una quota del 5,1%, nonchè detiene, a titolo di gestione del risparmio, una partecipazione aggregata pari a 5,066% in Itesa Sanpaolo.

Blackrock e informazione: partecipa al capitale azionario, direttamente, di Arnoldo Mondadori Editore  SpA (azionista di Società Europea di Edizioni S.p.A, editore de il Giornale)  , di Gedi Gruppo Editoriale SpA (editore di La Repubblica).

BlackRock e bigpharma: è azionista di GlaxoSmithKline  e Pfizer

Partendo da questi pochi dati e incrociandoli con quelli dei tecnici che dll’inizio della crisi del sistema neoliberista si sono succeduti alla guida del paese, non risulterà difficile comprendre che i fondi esercitano una forte pressione relativamente sulle scielte di natura politica.

Per conludere queste brevi riflessioni sull’era tecnocratica non dobbiamo dimenticare che dal 2010 la regolamentazione dei mercati finanziari ha subito una forte impennata che tuttavia vede solo l’applicazioni di forti ostacoli per la piccola e media imprenditoria, mentre consente “una vita tranquilla “ per i grandi gruppi che possono disporre di articolati dipartimenti di compliance.

Ma oltre l’iper-regolamentazione finanziaria, assistiamo anche all’iper-regolamentazioen del mercato “economico” è questa è data dai protocolli OCSE, organismo tecnico nominato dagli stati ma di fatto indipendente da questi,  che su base regolare redige “ liste” di buoni e cattivi con i quali i paesi occidentali non dovranno fare alcun scambio.

Ovviamente la materia è molto piu’ complessa ma tuttavia non si può negare l’avvento della tecnocrazia,e non si può ignorare come i tecnocrati siano di fatto protagonisti della nostra vita quotidiana. Per concludere è stimolante porsi un quesito, chi sono realmente i tecnocrati ? Sono le migliaia di avvocati ed economisti in forza ai grandi gruppi finanziari, oppure sono i politici che eseguono i loro protocolli ?

Una risposta potrebbe essere ricondotta al fatto che molti economisti e giuristi che svolgono funzioni pubbliche, provengono dai grandi gruppi finanziari o dai loro studi legali, ma non solo, anche i tecnici in forza alle organizzaizoni internazionali hanno tale origine o comunque sono stati o sono fortemente legati allo scenario finanziario mondiale.

Simone Castronovo

Questa voce è stata pubblicata in Il Centro Studi e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a L’ALBA DI UNA NUOVA ERA: LA FINE DEL NEOLIBERISMO

  1. Alter ha detto:

    I Popoli sono immortali.
    I Popoli non possono fallire.
    Possono fallire i governi, possono fallire i regimi, possono fallire le banche, possono fallire le imprese, possono fallire gli investitori, posso o fallire gli speculatori, possono fallire gli imprenditori.
    I Popoli no.
    I Popoli non possono fallire.
    I Popoli sono immortali.
    In quanto Popolo; Popolo Italiano; usciremo anche da questa forsennata pazzia usuraia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.