FASCISMO A TESI E SOCIALISMO.

Il tentativo post bellico di considerare l’esperimento fascista una parentesi patologica della Storia d’Italia da dimenticare o addirittura da cancellare dalla memoria collettiva, è riuscito soltanto dopo un lungo periodo che possiamo definire di transizione. Le nuove generazioni, cioè quelle dei nipoti, in parte – anche se minoritaria – si sono ribellate desiderando di rimuovere la crosta di menzogne che erano state loro trasmesse, volendo conoscere per sapere dalle fonti certe verità nascoste per formarsi autonomamente una loro opinione. Può sembrare strano, ma proprio in questo momento di sbandamento generale e di caduta verticale dei valori che caratterizzano in maniera permanente un tipo di civiltà, questi nostri nipoti sono alla ricerca delle loro origini e delle loro radici. E’ una situazione che ho vissuto da insegnante e sto vivendo tutt’ora a livello personale venendo a contatto, in più occasioni e circostanze, con questa tipologia generazionale la quale – fra le altre cose – ci rimprovera di non aver saputo nel frattempo costruire un valido, solido, unitario riferimento a livello culturale e politico.

In sostanza questi ragazzi percepiscono  che è stata messa in atto – colpevolmente aggiungo io – tra coloro che si spacciano arbitrariamente per interpreti genuini del FASCISMO – una divisione che li ha disorientati e li disorienta tuttora ma, al tempo stesso ha stimolato e stimola i migliori tra loro, nella ricerca delle cause proprio perché  ne hanno subito e ne subiscono loro stessi gli effetti negativi. In questo contesto – nel frattempo- ne abbiamo persi per strada un numero considerevole di questi nipoti e – questi ultimi (i più fragili!)– sono stati preda di cattivi maestri – che li hanno portati ad interpretare del FASCISMO il lato folkloristico e muscolare, finendo inconsapevolmente per fare il gioco del nemico (non mi nascondo dietro il dito e nomino chiaramente due movimenti – Forza Nuova e Casa Pound – vedi avvenimenti di questi giorni !).

E’ chiaro che, sul piano politico, il comportamento del Movimento Sociale Italiano ha progressivamente fallito la sua missione volendosi integrare nel sistema e, addirittura, divenendo in certi momenti particolari, stampella del sistema,  essendone poi ripagato con ulteriore discriminazione (utili idioti ! nascita dell’arco costituzionale – prigionieri nella riserva indiana e poi conquistati culturalmente dal film di propaganda holliwooddiana “Berretti Verdi” ). Personalmente cerco di dare una spiegazione di questo fenomeno, imputando la situazione a mancanza di approfondimento culturale e storico (personaggi rappresentativi di quel partito, impegnati solo nella routine delle complesse quanto inutili procedure parlamentari e distratti nei sempre più frequenti momenti elettorali (ludi cartacei !).

Sul piano culturale – quello sicuramente più importante – il vuoto era stato coperto con la nascita dell’Istituto Storico  della Repubblica Sociale Italiana – ed aveva ed ha avuto per un certo periodo – il compito importante  di saldare fra loro le generazioni nel loro divenire in una Continuità Ideale di fedeltà al FASCISMO. E’ il periodo caratterizzato dalla Presidenza di LUCIANO BERTINI – un saggio signore di campagna, S. Tenente proveniente dalla Scuola Allievi Ufficiale di Siena, il personaggio che ha individuato il luogo e la Villa divenuta sede dell’Istituto. L’Istituto era – a quel tempo lontano – una entità culturale viva, piena di giovani ansiosi di entrare in contatto anche fisico con i reduci della R.S.I.

La nascita dell’Istituto in zona valdarno,  dominata dai < ROSSI di stampo sovietico>, presidente della repubblica Pertini, scatenò una reazione violenta da parte di tutta la stampa di regime e questo consentì di essere conosciuti in Italia e nel mondo. Il fatto non fu negativo perché ci consentì di entrare in contatto con tanti camerati combattenti R.S.I. non solo in Italia ma con le nostre comunità  emigrate nel dopoguerra in Spagna, Portogallo, Finlandia,  Argentina, Cile, Brasile, Perù che contribuirono anche economicamente alla vita dell’Istituto e alcune rappresentative tornarono in Italia e parteciparono attivamente alle prime riunioni. Fu un  ritrovarsi dopo tante sofferenze e tanti sacrifici personali e familiari.  Ma – voglio precisare – fu un ritrovarsi  ma “senza piangerci addosso”. Non era nello “stile dei combattenti volontari, donne e uomini, della R.S.I. I nostri incontri terminavano sempre cantando le nostre “canzoni strafottenti”. Con la presidenza Bertini l’Istituto – su appuntamento – era aperto tutto l’anno. Tante persone, anche straniere, di passaggio nell’aretino chiesero di visitare l’Istituto, ancora in fase di ristrutturazione.

Con la presenza sempre più numerosa dei giovani nacque l’idea da parte delle Ausiliarie – in maggioranza insegnanti – di  riservare degli incontri culturali a questi ragazzi stimolandoli a fare ricerche negli archivi comunali, archivi parrocchiali, vescovili, nelle biblioteche e negli archivi comunali e provinciali, per portare all’Istituto un contributo attivo di documentazione oggetto poi di discussioni ed approfondimenti. L’idea venne organizzata e realizzata con il contributo del S. Tenente proveniente dalla Scuola AA. UU. di Siena ANTONIO PEDRINI che – tra l’altro – aveva passato la vita in mezzo ai giovani per ragioni professionali.  Sul piano economico i corsi non gravarono sui fondi dell’Istituto che si limitò a  mettere  a disposizione solo i locali. L’iniziativa ebbe molto successo e in periodo estivo la frequenza sempre più numerosa, con i ragazzi entusiasti perché coinvolti direttamente. La mattina lavoro nel bosco facente parte della proprietà e il pomeriggio e la sera dibattiti, approfondimenti e discussioni sul lavoro di ricerca assegnato ad ognuno di loro. Insomma vita attiva ! Alcuni facevano parte di gruppi musicali protagonisti delle nuove canzoni controcorrente: risuonarono così all’Istituto “il mondo appartiene a noi !” – “Ragazzi di Buda, Ragazzi di Pest” e altre canzoni di grande successo nell’ambiente.

Fu, anche per NOI anziani, un bagno di GIOVINEZZA, che spazzò via quel deleterio fenomeno che prende il nome di <reducismo> che stava  spengendo – fra alcuni di NOI- quello spirito <strafottente> che aveva caratterizzato la nostra adesione alla R.S.I. Il lavoro e la documentazione dei ragazzi – in breve tempo – arricchì l’archivio e la documentazione dell’Istituto. In questo clima di sano cameratismo generazionale ci fu l’occasione di affrontare – sul piano storico e culturale – la genesi e la struttura organizzativa del movimento fascista e, soprattutto, dello Stato organico fascista e delle sue realizzazioni nel campo delle scienze, della letteratura, della tecnologia, dello sport, della legislazione sociale, della salute, del lavoro inteso, quest’ultimo, quale massima realizzazione anche spirituale della personalità.

Questa impostazione ci dette la possibilità di esaminare il comportamento della cosiddetta <area neo-fascista> che, nel frattempo, si era impossessata dell’eredità di un fascismo scomposto in varie parti e componenti, dando luogo così alla formazione di gruppi che – per ignoranza, presunzione od opportunismo – si sono sentiti arbitrariamente ed in modo esclusivo eredi ed interpreti del <vero fascismo>  accettandone solo una parte ed ignorandone o, peggio ancora, rinnegandone il resto. Sono sorti così i fascisti di destra e quelli di sinistra, i fascisti guelfi e quelli ghibellini, i corporativisti e i socializzatori, i filo israeliani e gli antisemiti ( e su questo tematica, viceversa, il problema andava affrontato – anche semanticamente – tra ebraismo come categoria religiosa e sionismo ), gli anticomunisti viscerali e i social fascisti, i forcaioli e i garantisti, i filo-americani (cioè il cosiddetto partito amerikano così definito da Beppe Niccolai !)) e i sostenitori del progetto <euro-asiatico), insomma nell’immediato dopo-guerra, è nato un <fascismo> a tesi, per cui era già prevedibile ed inevitabile che, in tale contesto di  massima confusione ideologica-dottrinaria e di esasperato personalismo, trovasse poi spazio e realizzazione anche <l’antitesi>, cioè per parlar chiaro, la nascita dei neo-badogliani e neo-antifascisti di “alleanza nazionale>, cioè di quella infamia partitica  che ha rappresentato il più grande successo politico del dopo-guerra conseguito in Italia dalla plutocrazia giudaico-massonica.

Questa <vivisezione del fascismo> propone in sostanza la frammentazione di un progetto politico che, viceversa, ha avuto nella sua <organicità> il suo punto di forza rivoluzionaria  e la sua originalità tutta italiana. Nel merito della dialettica tra <tesi ed antitesi>, voglio riportare quanto affermato da Benito Mussolini nel suo discorso tenuto in piazza del Duomo a Milano il 1° novembre 1936: “ Sarebbe ora di finirla con il mettere in antitesi il Fascismo e la democrazia. Veramente si può dire che questa nostra grande Italia è anche la grande sconosciuta. Se molti di questi ministri, deputati e generi affini che parlano <per sentito dire>, si decidessero una buona volta a varcare la frontiera d’Italia, si convincerebbero che se c’è un paese dove la vera democrazia è stata realizzata, questo paese è l’Italia fascista. Poiché noi, o reazionari di tutti i paesi, veri ed autentici reazionari di tutti i paesi, noi non siamo gli imbalsamatori di un passato, siamo gli anticipatori di un avvenire. Noi non portiamo alle estreme conseguenze la civiltà capitalista, soprattutto nel suo aspetto meccanico e quasi antiumano; noi creiamo una nuova sintesi  e, attraverso il Fascismo apriamo il varco alla umana vera CIVILTA’ del LAVORO. “

Io, Stelvio Dal Piaz, fascista di terza generazione (a livello familiare !), volontario R.S.I., rifiuto il <fascismo a tesi> e nego che il cosiddetto neo-fascismo possa essere considerato la <continuità ideale> del progetto fascista e, viceversa, mi prendo carico del Fascismo in modo organico e totalitario, nel pensiero e nella prassi, cioè ne assumo storicamente la responsabilità oggettiva, comprese le famose <leggi raziali>, dalle quali sempre più spesso è invalso l’uso di prenderne le distanze, ma la cui emanazione – opportunamente contestualizzata – nelle sue cause e nei suoi effetti, questi ultimi peraltro attenuati dall’intervento sollecito, costante, diretto ed indiretto di Mussolini, come ampiamente documentato da Filippo Giannini nel suo libro “Mussolini, il fascismo e gli ebrei”.

Nel merito va però ricordato che alle numerose richieste di chiarificazione da parte dello stesso Mussolini, si rispose con una intensificata azione ebraica italiana, fino alla costituzione in Italia dell’Avodà, cioè praticamente di uno Stato nello Stato. Costituzione che venne motivata dai rappresentanti della comunità ebraica dall’ “inevitabile e salutare processo di differenziazione del mondo nazionale ebraico che ha avuto le sue ripercussioni nel sionismo italiano.”

Nel merito voglio anche precisare che, comunque, per ragioni storiche e ambientali, netta fu la differenza concettuale tra l’azione fascista e quella tedesca ed a conferma di ciò riporto la testimonianza di Evola: “La teoria della razza da me formulata e che Mussolini approvò, intendeva superare il razzismo ideologico, materialistico, facendo valere oltre la razza del corpo, la razza dell’animo e dello spirito, facendo anzi cadere l’accento su di queste: non importa tanto la razza fisica quanto quella interiore, che può non corrispondere affatto alla prima dati i processi irreversibili  di mescolanza etnica  verificatesi in ogni popolo  attraverso i secoli “. E’ una sfida, questa, che va lanciata a tutto il variegato  e multicolore mondo antifascista, che dovrebbe – a sua volta – prendersi carico responsabilmente e senza retorica della <sua storia>, perché senza  VERITA’ e GIUSTIZIA il popolo italiano non potrà aspirare alla pace e alla concordia interna. E queste <giornate> lo dimostrano. Gli individui, i popoli  e così le nazioni non possono esimersi dal fare i conti con la propria Storia, quella con la S maiuscola.

Il paese Italia ha costruito la sua storia <ufficiale > e le sue istituzioni rimuovendo dalla propria <memoria> date, fatti, avvenimenti che, viceversa, esigono una presa di coscienza collettiva sulla base di VERITA’ INCONTROVERTIBILI. La menzogna e il travisamento dei fatti hanno costituito le fondamenta dell’attuale repubblica. Scommetto però che l’antifascismo, sia quello militante che quello di potere, – fenomeno politico opportunistico, intrinsecamente antinazionale, cosmopolita ed internazionalista – lascerà cadere la sfida  e continuerà a sostenere la < grande menzogna> sulla quale ha costruito le sue verità, <verità-menzogna> che è costretto a difendere con leggi liberticide. D’altra parte, l’antifascismo è la chiave di volta che tiene in piedi il sistema imposto all’Italia dai vincitori della 2° Guerra mondiale, un sistema autoreferenziale che si perpetua sulla falsa antitesi <marxismo-liberaldemocrazia>.

Il Fascismo, viceversa, è così profondamente italiano  e si ricollega alla tradizione pur essendo <nuovo ed insieme innovatore>. Non si può capire il Fascismo se non tenendo conto di quello che hanno voluto e di quelli che sono stati  tutti i movimenti  e le manifestazioni del pensiero politico e sociale che si sono avuti nei vari paesi d’Europa dalla fine del XVIII secolo fino ad oggi. L’avvento delle macchine e dell’industrialismo creò il <proletariato>. Il proletariato, per il solo fatto della sua esistenza in masse sempre più vaste, pose il problema dei nuovi rapporti tra le <classi>. Dalla rivoluzione francese derivarono forme di governo e concezioni politiche  che furono, in un primo tempo, di compromesso e di equilibrio e che si svilupparono poi  in un tentativo di ritorno, sotto altra forma, al passato, tanto che le masse popolari sentirono il bisogno di una <autodifesa> che credettero trovare nei principi marxisti della <lotta di classe>. L’atomismo economico, l’astrattismo ideologico e le forme roboanti – ma vuote – della fraternità, dell’uguaglianza e della libertà, dietro le quali si mascherava  l’equivoco del <liberalismo e della democrazia parlamentare>, non risolvevano e non risolsero il <problema sociale>. Pur non volendo fare in questa sede la storia dei movimenti e della dottrina politica che, dall’inizio dell’800 e fino alla prima Guerra mondiale si accompagnarono al moto di rinascita  e al processo evolutivo delle nazioni europee, riteniamo utile accennare come – contemporaneo al movimento delle <nazionalità>, sia stato il movimento di <redenzione sociale.

Il socialismo, nelle sue varie forme ed interpretazioni, altro non è stato se non il segno distintivo di questo anelito delle masse a più umane, più giuste, più ragionevoli forme di vita  che colmassero i disequilibri fra i privilegiati e diseredati mantenuti  oltre i confini della vita civile. L’Italia, pervenuta all’unità dopo il periodo risorgimentale, quando già nelle altre nazioni europee  le idee sociali camminavano rapidamente, si trova in ritardo perché le generazioni del <RISORGIMENTO>, raggiunta l’UNITA’ politica, si esauriscono in se stesse e gli stessi uomini che si definivano di <sinistra> non avevano afferrato e tanto meno capito quel fatale movimento di <rinascita e redenzione sociale> che prendeva allora nome di SOCIALISMO.

La rivoluzione Fascista non sarebbe e il fascismo non sarebbe sorto  se il socialismo non avesse posto – talvolta per colpa dei <teorici> e molto più spesso colpevolmente per egoismo di casta, il problema dei rapporti tra le categorie e fra queste e lo Stato. Il fatto <massa> è nato con il liberalismo e con l’industrialismo. Lo Stato liberale, prima lo ha negato, poi ignorato disinteressandosene, e da ciò il rapido irrompere di tutte quelle forme di <autodifesa> che – consentite dallo Stato liberale – ne provocarono la fine. Il <liberalismo> fece da incubatore al <socialismo> e questo si esaurì in una concezione economica puramente materialistica, economicistica che non concepiva e non ammetteva altro dilemma che la < lotta di classe> che si è dimostrata all’interno delle nazioni distruttiva e che non può essere e non è mai stata agente attivo delle trasformazioni sociali. Ma, oltre a tutto ciò, quel <socialismo> negava la NAZIONE !

Che cosa è il Fascismo se non una riproposizione del principio nazionale inteso non come esclusivo privilegio di pochi, ma come patrimonio spirituale di tutto un popolo il cui destino è comune ad ogni cittadino ed ogni cittadino ha diritto ad essere attore e partecipe di questo processo formativo ? Pertanto non si può capire il Fascismo nella sua sostanza genuina, nelle sue premesse e nei suoi logici sviluppi se non riallacciandolo al passato e visto in una prospettiva di <rivoluzione permanente>.

Pur negando il <precursorismo>, non è possibile però ignorare tutte quelle derivazioni dottrinarie da cui il <FASCISMO> trae origine e che costituiscono patrimonio inalienabile del progresso sociale e civile di un popolo. Senza l’esperienza socialista non vi sarebbe stato Fascismo. L’idea rivoluzionaria, la sua Dottrina, la sua azione che si fa PENSIERO, i suoi scopi vicini e lontani traggono elementi dal passato ed interpretano tempestivamente bisogni nuovi perché il Fascismo non è legato a <dogmi> ideologici vincolanti e condizionanti. Aspirazioni prima imprecisate, stati d’animo venuti a maturazione in un lento travaglio di audaci anticipazioni e di negazioni talvolta arbitrarie, esprimono bisogni delle <MOLTITUDINI> non precisati attraverso le strette formule di un <sistema> ma aderenti perfettamente alla realtà. Scrive Mussolini: “Che esso sia una dottrina di vita, lo mostra il fatto che ha suscitato una fede; che la fede abbia conquistato le anime , lo dimostra il fatto che il fascismo ha avuto i suoi Caduti e i suoi Martiri. Il Fascismo ha ormai nel mondo l’universalità di tutte le dottrine che, realizzandosi, rappresentano un momento nella Storia dello spirito “.

Tornando alla funzione educativa dell’Istituto Storico – quale strumento di collaborazione con i giovani debbo purtroppo precisare che con la morte prematura di LUCIANO BERTINI –e con l’insediamento del nuovo <presidente-proprietario >, la funzione pedagogica dei corsi ebbe un approccio completamente rovesciato. I corsi tematici vennero imposti dall’alto e i giovani divennero <uditori> di lezioni cattedratiche e non più protagonisti. Questo tipo di pedagogia <passiva> allontanò i ragazzi e l’Istituto si privò di queste energie vitali e ha finito  per invecchiare progressivamente con l’invecchiamento e il declino fisico del <presidente proprietario >. Grande responsabilità di Arturo Conti e dei suoi <silenziosi collaboratori> rinchiusi nella stanza del sancta santorum delle decisioni irrevocabili ! Sepolcri imbiancati ! In questo contesto è stato favorito l’ingresso nell’Istituto del gruppo <Parlato-De Felice> che, al di là dei suoi contatti diretti con ambienti ostili – non solo al Fascismo ma all’Italia (contatti documentati !), ha proprio l’incarico di <imbalsamare il Fascismo> e farne oggetto di <interpretazione storica e culturale> coprendo tutto il settore Fascismo>.

Torno all’argomento < Fascismo>, questo <sconosciuto> o, ancora peggio, conosciuto soltanto attraverso la narrazione di comodo dell’antifascismo post-fascista, quest’ultimo schiavo e servo del liberalcapitalismo  sovranazionale senza volto e senza bandiera, rappresentato in questo momento dal presidente del consiglio non eletto DRAGHI. Viceversa, il Fascismo,  non è una parentesi patologica, è parte integrante della Storia d’Italia perché – piaccia o non piaccia – non vi sono nella storia  soluzioni di continuità e il divenire umano – comunque lo si voglia interpretare – è una ininterrotta catena di esperienze diverse che, di tempo in tempo, si manifestano le une legate alle altre. E tutte, hanno rappresentato qualcosa anche quando sono apparse nel loro aspetto contingente come <negative>.

Sarà compito di un Movimento di Liberazione Nazionale ristabilire quella VERITA’ storica che renderà giustizia agli uomini e all’IDEA e che sola potrà garantire al popolo italiano concordia interna, prestigio internazionale, vera libertà e giustizia sociale.

Stelvio Dal Piaz

11 ottobre 2021

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